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    CERIPNEWS ®
LA NOTA

  
Spunti
   di riflessione
   sui problemi
   della scuola

 

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0145-contratto-statali-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-20/01/2018-06:00
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Contratto statali ok, ma la scuola resta al palo!

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Sempre più in salita e complessa la vicenda contrattuale per la scuola
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Arriva in Consiglio dei Ministri l’Intesa del 23 dicembre tra Sindacati e Aran per il via libera definitivo al contratto di circa 240mila statali che, presumibilmente, potranno incassare oltre agli 85 euro di aumento, probabilmente già dal mese di febbraio, sempre che la Corte dei Conti dia subito il via libera.
I dipendenti pubblici coinvolti (in prevalenza ministeriali, che non si possono dispiacere!) riceveranno anche gli arretrati del biennio 2016/2017, con : si tratta di cifre variabili, a seconda del compenso lordo individuale, dai 370 euro della fascia più bassa ai 712 della più alta, per una media pari a 492 euro.
Gongolano i sindacati di categoria, ma gongola meno la scuola che resta al palo, fortemente penalizzata nonostante l’accordo con la ministra Madia. E quindi, niente contratto e niente aumenti!
Peraltro l’Aran ha avanzato alle OO.SS. proposte irricevibili quali:
modifiche con aumento dell’orario di lavoro dei docenti, blocco triennale della mobilità, nessuna contrattazione sull’organizzazione del lavoro, maggiore potere al Ds per sanzionare i docenti, arrivando alla sospensione dal servizio fino a 10 giorni, in aperto contrasto con la Legge 297/94 e via di seguito. Di fatto il contratto è bloccato sia per la parte normativa che per la parte economica, nonostante tutti convengano che bisogna sbloccare la situazione dopo nove anni di stallo.
Relativamente ai recenti comportamenti irresponsabili riportati con dovizia di particolari dalla stampa e dalla televisione, fermo restando che essi vanno prontamente e severamente sanzionati, a prescindere da qualsiasi considerazione, come già consentono le norme attualmente esistenti, le OO.SS. Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola Rua “ritengono necessario riaprire un confronto sull’opportunità di sedi alle quali affidare, in un ruolo di esplicita terzietà, una valutazione dei comportamenti dei docenti che assicuri la piena salvaguardia delle prerogative connesse all’esercizio della libertà di insegnamento costituzionalmente garantita”.
“L’occasione per riprendere una riflessione sul tema, scrivono i Sindacati confederali, è data dal confronto negoziale per il rinnovo del contratto, che potrà pertanto non limitarsi alla sola individuazione delle sanzioni da correlare alle condotte antidoverose, ma anche tentare di individuare sedi deputate all’esame dei casi concreti e in grado, per la loro specifica competenza, di mantenere l’azione disciplinare entro un quadro di piena tutela della libertà di insegnamento espressa nella relazione didattica, presidio di rango costituzionale ma prima ancora elemento di garanzia per la corretta formazione e la crescita delle nuove generazioni”.
Alla luce di queste considerazioni appare quanto meno fuori luogo l'auspicio della Ministra Madia di poter chiudere il contratto in tempi brevi.

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0133-un-velo-che-imbarazza

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-19/01/2018-06:00
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Un velo che imbarazza

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Avvocatessa entra in un’aula del tribunale con il capo coperto e il giudice la fa uscire!
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È accaduto in un’aula del tribunale di Bologna quando un giudice del Tar dell’Emilia Romagna ha chiesto all’avvocatessa di togliersi il velo che le coprire solo la testa (lo hijab) durante l’udienza. Ovviamente la giovane professionista s’è rifiutata ed ha preferito uscire dall’aula.
La vicenda ha provocato la protesta del Consiglio nazionale forense e dell’Ordine degli avvocati di Bologna; anche il Consiglio di Stato si sta muovendo ed il presidente Alessandro Pajno ha chiesto una relazione dettagliata sull’accaduto. Peraltro l’avvocatessa praticante spesso si è recata in aula per le udienze e mai era accaduto un “incidente” tanto imbarazzante.
Il presidente del Tar di Bologna ha assicurato l’avvocatessa che potrà tornare in aula indossando il suo hijab, ma l’umiliazione è stata forte perché il giudice – al di là delle norme – ha dimostrato di non avere rispetto alcuno delle altre culture e delle altre tradizioni.
Secondo questo giudice, che ha incassato il plauso dei Salvini di turno e di razzisti vari, più meno mimetizzati, una donna musulmana può o non può accedere alla professione forense? Ed in caso affermato, quali sarebbe le condizioni per l’esercizio professionale? (n.b.)

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-18/01/2018-06:00
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Esemplare sentenza del TAR Catania

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Né il Ds, né l’USR, né l’U.A.T. possono ridurre le ore di sostegno
assegnate dal
G.L.O.H. nel P.E.I.
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Il TAR Catania fa luce sulle ore di sostegno per gli alunni disabili anche non gravi, affermando che il diritto alle ore di sostegno è inalienabile e sono quelle previste dal P.E.I. .
La vicenda nasce dal fatto che ad una alunna disabile di grado medio, nonostante il P.E.I. di una  scuola siciliana avesse previsto 10 ore settimanali, il Ds ne aveva assegnato appena 3 in forza del principio della scarsa disponibilità di risorse in organico.
Ed i casi in Sicilia sono centinaia, che spesso passano sotto silenzio per ignoranza delle norme da parte dei genitori e soprattutto per l’arroganza di alcuni Ds che continuano ad essere convinti di poter fare di tutto e di più a scuola, che gestiscono come fosse casa propria!
Il testo della sentenza afferma la palese violazione dei principi costituzionali e sovranazionali posti a tutela dell’integrazione ed educazione dei soggetti disabili, nonché delle disposizioni strumentali all’attuazione delle norme in materia di diritto all’istruzione dei disabili di cui alla legge n. 104/1994 e al D.Lgs. n. 66/2017, ed inoltre censura di difetto assoluto di motivazione riguardo al sottodimensionamento delle ore di sostegno assegnate.
Il TAR di Catania a sostegno della propria decisione, ha richiamato la sentenza del Consiglio di Stato n. 2944/2017, secondo la quale gli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali e quelli dei Dirigenti scolastici non possono discostarsi dal contenuto dei P.E.I. e, in particolare, dalle ‘proposte’ redatte per i singoli alunni dal G.L.O.H.(Gruppo di lavoro operativo per l’handicap, composto non solo da esponenti del mondo della scuola, ma – in considerazione dei principi costituzionali rilevanti in materia di tutela del diritto alla salute – anche da membri aventi competenze medico-psichiatriche), al quale l’art. 10, comma 5, della legge 30 luglio 2010, n. 122 ha attribuito il potere di proporre le ore da attribuire a tutti gli alunni disabili, e non soltanto a quelli che siano stati riconosciuti portatori di una disabilità grave o gravissima.
Pertanto, si legge ancora nella sentenza, il Ds o l’U.S.R. e/o l’U.A.T. non hanno il potere di intervenire su quanto previsto dal P.E.I., proposto dal G.L.O.H., ma invece devono  attenersi scrupolosamente a quanto fissato nello stesso.

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-17/01/2018-06:00
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Il raddoppio dei licei brevi

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Ripescaggio pericoloso ed inopportuno di altre 92 “sperimentazioni”
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La ministra Valeria Fedeli, con pervicace ostinazione, vuole incrementare il numero dei licei brevi aggiungendone altri 92 ai 100 di quest’anno, ed in tal senso ha inoltrato la richiesta al CSPI, forse nella speranza di assicurare la finestra delle iscrizioni correnti, anche se la scelta delle famiglie potrebbe risultare viziata perché ad apertura delle iscrizioni non erano a conoscenza della possibile novità, si fa per dire, ovviamente!
Siccome, in puro stile renziano, la Fedeli vuole fare tutto e subito, anche per non scontentare i richiedenti, eccoti sfornare altre 92 “sperimentazioni” zoppe, estendendole alle scuole che hanno fatto richiesta, ma cui punteggi non sono risultati adeguati (come inadeguati saranno i risultati!), ma a dire della Ministra, i progetti comunque rispondevano “ai criteri ed ai requisiti previsti dall’avviso di ottobre scorso”. E se lo dice lei!
Per la cronaca si ricorda che le richieste pervenute al Miur sono state circa 200 (87 dal Nord, 45 dal centro, 65 dal Sud); di esse 128 sono pervenute dalle scuole pubbliche statali, 69 da scuole paritarie; 147 da indirizzi liceali, 50 da indirizzi tecnici. (n.b.)

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-16/01/2018-06:00
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Giù le mani dalla scuola

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Rassegna delle bufale elettorali, e siamo solo all’inizio!
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In clima elettorale tutti parlano di scuola, ed al personale della scuola rivolgono particolare attenzione. Per questo motivo abbiamo deciso di iniziare la rassegna periodica delle bufale elettorali che si sparano di questi tempi.
Il Partito Democratico, responsabile della legge 107/2015 che continua a difendere, pur se in sordina, non parla più del “successo clamoroso” delle tante immissioni in ruolo, né di una eventuale “manutenzione alle cose che non sono andate per il verso giusto” e non sa che dire sulla penosa vicenda dei diplomati dell’Istituto Magistrale che hanno conseguito il titolo – peraltro abilitante a tutti gli effetti! – ante 2001/2002 tranne auspicare una soluzione politica. Fanno di meglio
Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, e Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, entrambi del PD, che parlano di innalzamento di due anni l’obbligo scolastico, fino a 18 anni (dimenticando la Fedeli ed i suoi licei brevi!), di rafforzamento delle competenze digitali fin dalla scuola primaria, di allargamento della partecipazione al progetto Erasmus alle superiori degli studenti meritevoli ma con poche possibilità economiche.
Anche Liberi e Uguali, con il leader Pietro Grasso, punta sulla scuola e parla di qualità, di diritto allo studio (dimentica che la sua Regione è l’unica senza la legge sul diritto allo studio ed alla formazione!), parla anche di garanzie occupazionali e di prospettive per il futuro dei giovani. Insomma di tutto e di più.
L’ex cavaliere Berlusconi, leader di Forza Italia, dall’accogliente (e sovrabbondante!) salotto di Barbara D’Urso di domenica pomeriggio, parla di economia e di politica stile Anni Settanta-Ottanta e, con tanto di fogliettini in mano, fa appello al popolo italiano di votare FI, a suo dire unica forza liberale capace di cancellare le brutture che si sono affastellate in questi anni sul Paese, compreso un fisco iniquo che va abolito con l’aliquota unica. Ovviamente si parla solo di “fisco elettorale” e non di “fisco reale”. Il leader forzista di scuola non ne parla apertamente, però, in sua vece, ne parla l’on.le Centemero che pensa al futuro: sogna i posti di lavoro dell’area scientifica delle STEM e del digitale; il rafforzamento del sistema duale formazione-lavoro, l’integrazione tra scuola e università e rafforzare gli ITS (Istituti Tecnici Superiori).
Sul fisco interviene anche il leader della Lega Nord, Matteo Salvini che però butta sul tappeto aliquote diverse. Tanto bufale più o bufale meno, che importa? Salvini e Berlusconi parlano anche di immigrazione, ovviamente a modo loro: il primo, vuole caccia tutti gli immigrati via e subito, il secondo, parla di contenimento del numero per limitare (= controllare, ma non lo dice!) l’afflusso degli extracomunitari che in Italia, non trovando lavoro, sanno solo rubare … anche nei frigoriferi delle case che derubano!

Il Movimento 5 Stelle punta sull’istruzione pubblica per riscuotere consensi ed il suo leader Di Maio (che di scuola, a quanto pare, s’intende pochino!), assicura che in un solo colpo, semmai dovesse andare al governo, farà fuori la legge sulla Buona Scuola, azzerando così “l’eccesso di potere dei dirigenti scolastici”, aumenterà gli stipendi agli insegnanti adeguandoli agli standard europei (ma non dice dove troverà i soldi, tranne ad affermare che si elimineranno gli sprechi e verrà incentivato il gettito fiscale!); quanto alla vicenda del diplomati del Magistrale oltre a dichiararsi “addolorato” l’esponente grillino invoca un intervento politico, come tutti gli altri, dopo tutto! Quello che è peggio è che qualcuno (speriamo in pochi!) gli credono, compreso quelli che a prima vista sembrano intelligenti! (ninni bonacasa)

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0101-alternanza-ad-alto-rischio

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-15/01/2018-06:00
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Alternanza ad alto rischio

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Il Miur censure le aziende disposte ad ospitare studentesse e studenti solo di “bella presenza”
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Dopo i casi segnalati dalla stampa in ordine alle descrizioni fatte da alcune strutture ospitanti sul Registro dell’Alternanza, quello che raccoglie le aziende e le realtà disposte ad ospitare studentesse e studenti solo se di “bella presenza”, il Miur è intervenuto prontamente definendo la “terminologia inaccettabile” ed intimando che vengano cambiati gli annunci.
Si tratta,
precisa il Miur in un comunicato stampa, di pochissimi casi, sui quali il Ministero, attraverso la task force attivata dalla Ministra Valeria Fedeli è intervenuto chiedendo una verifica agli Uffici Scolastici Regionali di riferimento.
Delle quattro strutture coinvolte (tre alberghi e una pasticceria) in tre casi si trattava di offerte di Alternanza, mentre in un caso si trattava di apprendistato. Quest’ultimo sarà segnalato anche al Ministero del Lavoro.
Il Miur, oltre a ritenere improprio l’utilizzo della terminologia menzionata, ribadisce che “quelli dell’Alternanza sono percorsi con finalità educative, aperti a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, pensati per orientare, per educare al saper fare. Percorsi ai quali tutte le realtà partecipanti, le scuole, come le strutture ospitanti, devono approcciarsi nella piena consapevolezza che si tratta di un pezzo del percorso di formazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, che va curato esattamente come si curano tutti gli aspetti della formazione quando si è a scuola, con attenzione anche al linguaggio”.
Il Ministero tiene a rassicurare le famiglie e le studentesse e gli studenti che la dicitura “bella presenza” non sarà tollerata e deve essere eliminata dalle descrizioni di tutti i percorsi presenti sul Registro nazionale dedicato all’incontro fra la domanda delle scuole e l’offerta delle strutture ospitanti.

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-13/01/2018-06:00
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Contratto Istruzione e Ricerca, confronto difficile

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La trattativa riprenderà lunedì 15 gennaio, ore 15:00 // La posizione di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e USB Scuola // Sfuma l’auspicio della Ministra di chiudere in tempi brevi

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ROMA - Riprenderà lunedì 15 gennaio p.v., alle ore 15:00, il confronto all’ARAN sui temi attinenti il settore scuola nell’ambito della trattativa per il rinnovo contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca. Mentre sulla parte normativa sembra esserci un orientamento di massima a chiudere la trattativa in breve, ad eccezione dell’USB Scuola che attacca la proposta Governo-ARAN, sulla parte economica l’Agenzia si riserva di formulare la sua proposta dopo aver preso visione delle annunciate integrazioni all’Atto di Indirizzo, riguardanti gli stanziamenti aggiuntivi contenuti nella Legge di Bilancio per il 2018 ma anche la possibilità di riportare all’ambito negoziale parte delle risorse destinate al personale per effetto della legge 107/2015.
Insomma, l’ARAN opera “in nome e per conto …” e finché non riceverà input adeguati, resta arroccata su posizioni molto rigide, mentre ampliare il confronto potrebbe essere una utile strategia negoziale che il presidente dell’Agenzia, a quanto pare, non intende perseguire!

Al termine della riunione i segretari generali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola hanno diramato una nota unitaria nella quale si precisa che l’incontro “(…) è rimasto sostanzialmente circoscritto a pur importanti questioni di metodo, avendo a riferimento la proposta del Presidente dell’Agenzia, Sergio Gasparrini, di incentrare il confronto sulla parte normativa non su un testo complessivo redatto ex novo, ma sulle sole clausole contrattuali integrate o modificate rispetto al CCNL vigente. Sulla parte economica, invece, l’ARAN si è dichiarata non ancora in grado di formulare una sua proposta, dovendo ancora prendere visione delle annunciate integrazioni all’Atto di Indirizzo, riguardanti gli stanziamenti aggiuntivi contenuti nella legge di bilancio per il 2018 ma anche la possibilità di riportare all’ambito negoziale parte delle risorse destinate al personale per effetto della legge 107/2015”.
I segretari generali confederali definiscono anche la posizione dell’ARAN molto rigida e definiscono “ inaccettabile la chiusura rispetto alla richiesta di ricondurre pienamente alla disciplina contrattuale le materie attinenti la gestione del rapporto di lavoro fatte oggetto negli anni scorsi di interventi legislativi; un atteggiamento che mal si concilia con gli impegni esplicitamente assunti e sottoscritti dalle parti nell’accordo quadro di Palazzo Vidoni.
Come accennato sopra, invece l’USB Scuola ha bollato la bozza consegnata alle OO.SS. censurandola nel metodo e nel merito. A detta dell’USB Scuola l’ARAN pretendeva una risposta immediata sul testo, mentre dalla lettura dello stesso emergono almeno 2 articoli irricevibili: il primo, riguarda le sanzioni disciplinari e l’altro è relativo al codice di condotta.
Si tratta, secondo il sindacato autonomo, di “articoli di stampo antidemocratico che trasformano la scuola da istituto formativo in un’istituzione le cui pratiche diventano centrate su ‘sorvegliare e punire’. Sempre più poteri vengono dati ai dirigenti scolastici e il decreto Brunetta entra a gamba tesa nella scuola, dando ai presidi la possibilità di sanzionare i lavoratori con una multa di importo pari anche a 4 ore di lavoro e sospensioni fino ad un massimo di 10 giorni lavorativi. Assurda anche la parte degli obblighi del dipendente che potrebbe rischiare sanzioni nel momento in cui dovesse scambiare battute su Facebook o Whatsapp con i propri alunni o dovesse avere rapporti con genitori e alunni non “coerenti con le finalità educative”.

A tutto ciò va aggiunta la “perla” sulla funzione di tutor interno per l’Alternanza Scuola Lavoro che dovrebbe diventare un adempimento dovuto non retribuito, al pari della preparazione delle lezioni, della correzione delle verifiche e dei rapporti con le famiglie!
In buona sostanza sembrano sfumare gli auspici della Ministra Fedeli di chiudere in tempi brevissimi il contratto (parlava di questa settimana, che è finita!) e non è detto che si arrivi ad una rapida conclusione con soddisfazione reciproca delle parti. (cesare costa)

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0087-dispersione-scolastica

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-12/01/2018-06:00
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Dispersione scolastica in calo, ma l’obiettivo di Europa 2020
è ancora lontano!

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Maglia nera alle Regioni: Campania, Sardegna e Sicilia //
Cosa prevede il Documento redatto dalla Cabina di regia  
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Cala la dispersione scolastica (13,8% secondo il dato del 2016) ma l’obiettivo Europa 2020 del livello del 10% è ancora lontano, anche e soprattutto per i forti gli squilibri territoriali sopra la media nazionale nelle Regioni: Campania, Sardegna e Sicilia.
Su questi dati s’è fondato il lavoro della Cabina di regia sulla dispersione scolastica e la povertà educativa istituita dalla Ministra Valeria Fedeli e guidata da Marco Rossi Doria, ex Sottosegretario all’Istruzione.
Il Documento prevede:
- una governance unitaria affidata al Governo, con l’accordo di Regioni e Comuni, sotto il controllo del Parlamento per coordinare azioni e interventi, fare una ricognizione degli strumenti già in campo, concretizzare nuove proposte;
- un piano di azioni nazionale delle misure anti-dispersione;
- l’individuazione di aree di educazione prioritaria su cui concentrare gli interventi (a partire dal rafforzamento del passaggio fra scuola primaria e secondaria);
- l’allocazione di risorse sulla base dei risultati di apprendimento e dei tassi di dispersione;
- l’estensione dei servizi per la prima infanzia;
- il rafforzamento delle reti territoriali per la valorizzazione delle buone pratiche;
- l’attivazione di interventi per fare in modo che città e quartieri entrino sempre più in relazione con le comunità educanti;
- il rafforzamento della base di dati.

A livello scolastico:
- vanno studiate modalità specifiche di composizione delle classi;
- va rafforzata e favorita la didattica laboratoriale con una gestione più flessibile e aperta delle classi stesse;
- va ricostruito il patto fra scuola e famiglie.
Il contrasto alla dispersione e alla povertà educativa, in concreto, va promosso anche attraverso:
- un’edilizia scolastica di qualità;
- l’estensione del tempo pieno;
- la promozione di attività che vadano oltre l’orario scolastico;
- il sostegno all’innovazione digitale e ai laboratori, la formazione dei docenti.
PER LEGGERE E/O SCARICARE IL PDF:  12-01-18-Rapporto sul contrasto del fallimento formativo.pdf

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0075-favola-occupati

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-11/01/2018-06:00
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La favola dei 23 milioni di occupati, con il boom di contratti a termine!

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Sempre critico il dato sulla disoccupazione under 25: l’Italia resta tra le peggiori d’Europa,
dopo Grecia e Spagna
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Gli occupati in Italia sono più di 23 milioni, solo che oltre all’annuncio trionfale il Premier e il leader del Pd dovrebbe dire anche a chiare lettere che, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di contratti a termine! Anzi, si registra “un ennesimo boom di contratti a termine”, come afferma Susanna Camusso, leader della Cgil, che così stoppa i facili entusiasmi di tanti; la Cisl usa toni morbidi, parla di “dati positivi” ma chiede maggiori investimenti pubblici; la Uil rimarca “l’aumento dell’occupazione temporanea”.
Dopo tutto anche l’Istat, che ha certificato la crescita da settembre a novembre 2017 dei dipendenti pari a 3,6%, afferma che 101mila persone in più hanno avuto un lavoro precario.
Record anche per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile che ha toccato il 49%, però rimane la disparità di genere nella busta paga. Sempre critico il dato sulla disoccupazione under 25: l’Italia resta tra le peggiori d’Europa, dopo Grecia e Spagna!
Altra questione sul tappeto è la condizione occupazionale dei “lavoratori digitali”, circa 450mila addetti, in favore dei quali la Fondazione Di Vittorio (Cgil) ha lanciato una ricerca specifica.

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0059-la-fine-dlla-legge-107

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-10/01/2018-06:00
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La “fine” della legge 107

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Integrazione all’Atto d’indirizzo per l’Aran: dentro merito e formazione
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Secondo il quotidiano ItaliaOggi di ieri (09/01/2018) il “merito” finirà nel contratto (200 mln/euro di bonus + 300 mln/euro per la formazione), come pure la formazione,  attraverso un’integrazione dell’Atto di indirizzo che la Ministra Fedeli si appresta ad inviare all’Aran. La strada sempre aperta, scrive Alessandra Ricciardi sulla Testata sopra citata, resterà da vedere se e come giovedì verrà concretizzata la proposta. Se l’operazione andrà in porto, con la soddisfazione reciproca delle parti, si potrebbe anche arrivare ad una chiusura rapida ed indolore (forse addirittura in settimana) del nuovo contratto per il personale della scuola.
Si tratta di una scelta molto pesante per le forze del Pd che proprio su merito e formazione hanno scommesso (e rischiato!) non poco nella difesa stregua della legge 107/2015. In ogni caso è un atto politicamente di rilievo prima delle prossime elezioni, ma che segna la fine della legge su “La Buona Scuola”. (n.b.)

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0053-bluff-liceo-breve

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-09/01/2018-06:00
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Il bluff del liceo breve

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Cosa emerge dal confronto dalla base dati Eurydice
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Dopo la dura presa di posizione di questa testata sul liceo breve e su tutte le conseguenze negative che esso implica, amputando di un anno il liceo quinquennale e non avendo la forza politica di mettere in discussione l’intero ciclo di istruzione/formazione, scende in campo anche la testata OrizzonteScuola con un redazionale abbastanza interessante sull’argomento (OrizzonteScuola.it - https://www.orizzontescuola.it/superiori-4-anni-europa-nessun-accorciamento-percorsi-scolastici/) partendo dalla base dati di Eurydice, la rete europea di informazione sull’istruzione, che proprio nel novembre scorso ha pubblicato una versione aggiornata del periodico rapporto sulla struttura dei sistemi scolastici europei.
A prima vista sembrerebbe che il percorso di 5 anni è poco praticata in Europa: solo Bulgaria e Slovenia, oltre all’Italia, lo attuano, ma se si entra nella durata e nell’organizzazione dei curricolo del 1° e del 2° ciclo, allora le cose cambiano radicalmente aspetto: nei Paesi europei nei quali il secondo ciclo è più breve rispetto all’Italia non viene eliminato tout court un anno di studi, come brutalmente ha proposto e porta avanti con pervicace ostinazione questo Governo, ma lo recuperano altrove distribuendolo diversamente tra i due cicli!
L’Italia infatti – scrive la Testata già citata - ha un primo ciclo dalla durata molto breve in confronto al resto del continente: 8 anni, mentre la scelta predominante in Europa è di 9 anni in 14 Paesi europei e 6 Paesi hanno in ciclo addirittura di 10/11 anni. Ma di ciò non si parla affatto nel Bel Paese, ed in questo caso ilo confronto con la costante europea non viene fatto. Strano, non vi pare?
Allora, appare del tutto evidente che il dibattito sull’accorciamento del secondo ciclo in Italia appare viziato all’origine dalla mancanza di uno sguardo sistemico: la riduzione di 1 anno nel percorso secondario senza la revisione del 1° ciclo, con aumento della sua durata, si configura solo come un semplice taglio di personale allo scopo di ottenere un risparmio di spesa pubblica nell’istruzione.
Non si tratta di pensare male (anche se ci si azzecca sempre!): l’ultimo rapporto OCSE (settembre 2017) sui sistemi scolastici ha evidenziato che nel 2014, la spesa per le istituzioni dell’istruzione si è attestata al 4% del Pil, in Italia, invece, il rapporto è molto inferiore alla media OCSE del 5,2% e inferiore del 7% rispetto al 2010!
Se si volesse veramente allineare il sistema scolastico italiano a quello europeo, come si afferma in giro con molta disinvoltura (ndr), conclude OrizzonteScuola.it, bisognerebbe iniziare a ragionare contestualmente di aumento della durata del primo ciclo, evidenziando come sia proprio in questa fase del percorso di studi  - e non in altre - che si acquisiscono compiutamente e in profondità le competenze di base spendibili nel ciclo successivo.

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0037-sparate-assessoriali-in-sicilia

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0037-CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-08/01/2018-06:00
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Sparate assessoriali in Sicilia

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Lagalla non parla di ciò che non va nel suo assessorato, ma straparla sui licei brevi!
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L’ex Rettore dell’ateneo palermitano, Roberto Lagalla, ora Assessore regionale all’Istruzione per la Sicilia, si compiace sul liceo breve (4 anni) e si augura che il progetto possa estendersi nel prossimo futuro con l’obiettivo di garantire “un percorso snello ed efficace, tale da consentire ai giovani un più tempestivo approdo all’istruzione universitaria ed al mondo del lavoro”.
Se Lagalla fosse ancora Rettore in carica, forse non direbbe quello che ha detto, improvvisando dichiarazioni politiche fuori misura! Da docente universitario (specialista radiologo) e da ex Rettore, Lagalla dovrebbe convenire con me che il liceo breve – realizzato amputando un anno al percorso quinquennale! – e che dovrebbe anticipare il percorso universitario, sarà un flop, come già affermano i suoi ex colleghi di ateneo che già considerano “capre” gli studenti maturati con il percorso quinquennale, figurarsi cosa diranno con l’arrivo di quelli col titolo quadriennale! Quanto poi agli sbocchi occupazionali, che non ci sono in Sicilia perché il lavoro non c’è, di che parla Lagalla?
Parla, come tanti, di cose che non sa e pertanto è d’uopo che offra alla sua attenzione ed a quella del suo staff, alcune considerazioni di carattere pedagogico e metodologico-didattico, senza presunzione s'intende, ma solo in forza dei titoli culturali e professionali posseduti!
Il curricolo del liceo breve, concepito da chi non aveva la forza politica e la capacità di mettere in discussione l’intero sistema scolastico ed incapace anche di riprendere le proposte Berlinguer (solo per fare un esempio!), è un percorso accidentato, irto di compromessi pedagogici, che ingolfa i curricoli tentando di infilare contenuti di 5 anni in 4 anni, senza rispetto alcuno delle capacità e forse anche dei limiti dei nostri ragazzi, senza rispetto alcuno dei tempi di metabolizzazione dei contenuti, senza avere attenzione alla modularità ed alla modulazione delle aree disciplinari, ma solo limitandosi a sforbiciare qua e là argomenti per singole materie, magari generando pessime sintesi e mappe concettuali più o meno abborracciate e senza rispetto dei fondamentali (= epistemologia delle discipline). E ne vedremo delle belle agli esami di Stato, quanto poi al percorso universitario, lasciamo perdere, per quanto detto sopra!
In conclusione, invece di sparare bufale a-culturali e scarsamente valide sotto il profilo pedagogico-metodologico-didattico, Lagalla farebbe bene ad occuparsi delle scuole siciliane sgarrupate sul piano dell’edilizia scolastica e della sicurezza antisismica, dei servizi mal funzionanti o inesistenti (mensa, palestre, spazi aggreganti, biblioteche, ecc.), delle risorse assegnate alle scuole sempre al ribasso, delle sparute borse di studio e soprattutto della legge sul diritto allo studio ed alla formazione che non c’è (unica Regione in Italia!) e dei tanti ddl che giacciono (non potrei scegliere altro verbo!) da anni nei polverosi cassetti dell’ARS.
Questo interessa veramente alla scuola ed al popolo siciliano, ed è bene che Lagalla ne tenga conto e faccia di più dei suoi predecessori che, approdati in giunta, hanno fatto il peggio possibile per la scuola siciliana: dalla formazione professionale al dimensionamento della rete scolastica; dalle risorse erogate on-off e mai in linea che le esigenze operative delle scuole, ai progetti di elevazione dell’offerta formativa non finanziati, alle borse di studio negate agli universitari, e via di seguito! (ninni bonacasa)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-05/01/2018-06:00-08:00-0023-0032
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A proposito della sentenza del Consiglio di Stato

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Cosa dice, e cosa non sa, la Ministra; le OO.SS. in attesa del parere dell’Avvocatura dello Stato
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Ripresa calda delle lezioni giorno 8 gennaio con lo sciopero dei maestri contro la sentenza del Consiglio di Stato. Lo hanno indetto i Cobas Scuola ed altri, che ritengono intollerabile il licenziamento di docenti già di ruolo e l’esclusione dalle GaE dei precari che scivolerebbero in seconda e terza fascia!
Si tratta di migliaia e migliaia di docenti che hanno avuto solo la colpa di essere stati in mano a governi precedenti ed attuale incapaci di decidere, incapaci di gestire le mille variabili del sistema scuola, come abbiamo scritto ieri su queste colonne (leggi: Ceripnews - http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#node-0019-sentenze-tardive-diritti-negati ).
Insomma, una storia tutta italiana che legittima docenti di serie A e di serie B e forse anche di serie C, tutti – nessuno escluso! – vittime sacrificali di errori clamorosi, di mancate decisioni, o peggio, di decisioni ad personam e via di seguito, che si sono concretizzate in questi anni per colpa dell’inerzia politico-gestionale dell’Amministrazione. Perché solo gli ignavi potevano fare scorrere
tanto tempo (mesi ed anni!) senza trovare soluzioni possibili e certe per tutti.
Adesso tutti parlano di una vicenda complessa che coinvolge categorie diverse, mentre i precari laureati rivendicano posti e nomine.
Ha un bel dire la Ministra Valeria Fedeli che “i ricorsi uccidono la scuola” e sembra orientata ad aspettare gli input dell’Avvocatura dello Stato, a tal uopo interpellata per acquisire una “interpretazione corretta della sentenza”, e quindi prendere una qualsiasi decisione “autonoma”
. Secondo la Ministra prima di alzare le barricate, “bisogna capire se essa è retroattiva o no e come bisognerà ottemperare ai diritti dei già assunti in ruolo in forza di una sentenza del TAR e di quelli che hanno già superato il periodo di prova, come anche dei contro interessati laureati”. Sempre secondo la Ministra bisogna evitare che si vada avanti di contenzioso in contenzioso e che siano ulteriori ricorsi. Infine una battuta fuori luogo: “a furia di usare ricorsi anziché l’applicazione della legge si creano situazioni di difficoltà per la scuola, per la continuità didattica, quindi per gli studenti, per le famiglie e anche per le singole persone”.
Saremmo davvero lieti di sapere di quale legge parla la Ministra, e soprattutto saremmo lieti di sapere se la Ministra sappia o meno che i diplomati del Magistrale ante 2001/2002 hanno acquisito legittimamente titolo culturale ed abilitazione, e in forza di tale condizione (beneficio, se proprio si vuole, e nulla contro i diplomati-laureati!), hanno pieno titolo e legittimità all’inserimento in GaE conquistato anche a colpi di ricorsi, però sempre per colpa di governi – lo ribadiamo con forza! – che per anni hanno fatto come lo struzzo, ignorando la questione che nel corso del tempo s’è contorta sempre più.
L'incontro interlocutorio di ieri Miur-Sindacati ha portato le parti a decidere di attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato, fermo restando l'onere di "monitorare costantemente l'evolversi della situazione". I segretari generali delle OO.SS. Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsl e Gilda Unams hanno anche esitato un comunicato congiunto che riportiamo appresso.
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Diplomati magistrali, dopo l'incontro MIUR - Sindacati
Una soluzione politica che ricomponga i diritti di tutti
Si è aperto oggi, 4 gennaio, in seguito alla richiesta dei sindacati, il confronto con il Ministero della Pubblica Istruzione in merito alle conseguenze della decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che nega il diritto ai diplomati magistrali prima del 2001-2002 ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento.
Unitariamente FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams hanno posto sul tavolo le loro richieste, considerando come priorità:
- salvaguardare l’anno in corso, tutelando la continuità didattica e la serenità del lavoro dei tanti docenti che in forza delle sentenze cautelari stanno operando con serietà nelle scuole
- riaprire le graduatorie d’istituto per permettere l’inserimento dei docenti che, collocati in GAE e quindi in prima fascia d’istituto, erano stati esclusi dalla seconda fascia
- salvaguardare i punteggi acquisiti mediante il servizio svolto in questi anni in forza delle sentenze cautelari
- a regime prevedere una norma ad hoc al fine di ricomporre i diritti dei docenti a vario titolo interessati al contenzioso in questione
Il Ministero, ritenendo necessario acquisire un preventivo parere dell’Avvocatura dello Stato sulle modalità con cui gestire una vicenda con aspetti di rilevante complessità giuridica, si è detto pronto a riconvocare i sindacati non appena conclusa tale fase di approfondimento. Ha inoltre convenuto sulla necessità di una riflessione generale sui meccanismi di reclutamento da utilizzare per la scuola dell’infanzia e primaria, anche alla luce delle soluzioni già adottate dal Governo per i precari della secondaria di primo e secondo grado.
Occorre pensare ad una soluzione politica del problema” sostengono i segretari generali Francesco Sinopoli, Maddalena Gissi, Giuseppe Turi, Elvira Serafini e Rino Di Meglio. “Ci troviamo di fronte ad un quadro complesso ma bisogna tutelare gli interessi di tutti. Non si può pensare di cancellare un’intera categoria di lavoratori e lavoratrici che in molti casi operano già da anni nella scuola. L’Amministrazione dovrà trovare una soluzione che riconosca i diritti di tutti e non lasci a casa nessuno”.
Roma, 4 gennaio 2018
FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL SCUOLA Maddalena Gissi
UIL SCUOLA RUA Giuseppe Turi
SNALS CONFSAL Elvira Serafini
GILDA UNAMS Rino Di Meglio

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node-0019-sentenze-tardive-diritti-negati

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-04/01/2018-06:00-0019
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La scuola fra sentenze tardive e diritti negati

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La sentenza del CdS ha determinato una situazione di totale disordine che mette a rischio
non solo il legittimo inserimento in graduatoria, ma anche i posti di ruolo già conquistati
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Oggi, alle 15:00 presso il Miur – Salone dei Ministri, avrà luogo un incontro con la presenza del sottosegretario Vito De Filippo, per esaminare la situazione determinatasi a seguito della sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato nell'adunanza plenaria n. 11/2017.
Viene accolta la richiesta prontamente avanzate dalle OO.SS. Scuola di affrontare immediatamente la questione in sede politica, essendo difficilmente prevedibili i tempi e gli esiti di un'eventuale riproposizione del contenzioso ad altro livello.
La convocazione formale per l’incontro, firmata dal Vice Capo di Gabinetto, Rocco Pinneri, di cui abbiamo dato notizia nella seconda edizione di ieri (leggi: Ceripnews - http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#node-0012-lotta-maestri-diplomati ) smentisce platealmente tutte le voci farlocche girate in questi giorni che annunciavano il fallimento dell’incontro, con rinvio sine die.
Certo è che ha fatto notizia la sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso con cui si stabilisce che chi è in possesso di un diploma per l’insegnamento nella scuola primaria ante 2001/2002 non può essere inserito nelle GaE e, di conseguenza, non dovrebbe mantenere il posto di ruolo conquistato da anni!
Si tratta di una sentenza che, al di là delle motivazioni, peraltro alcune abbastanza fragili, pur se pienamente formali, quanto inadeguate nei contenuti essenziali (sic!), smonta gli insegnanti diplomati ante 2002, in quanto legittimamente abilitati, che da 15 anni si sono iscritti nelle GaE, hanno avuto accesso alle supplenze annuali ed anche ai posti di ruolo accantonati per loro.
Adesso, sotto il profilo giuridico ed amministrativo, la sentenza ha determinato una situazione di totale disordine che mette a rischio, come già detto, non solo il legittimo inserimento in graduatoria, ma anche i posti di ruolo già conquistati, mentre già le associazioni professionali e gli stessi sindacati invocano una sponda europea.
Quindi, che ben venga il tavolo politico di oggi pomeriggio, a condizione che tutti restino con i piedi per terra, tenendo conto 2 considerazioni essenziali:
1) questa sentenza ed i molteplici problemi connessi, sono la prova provata – ove ce ne fosse bisogno! – che il governo della scuola non può essere affidato all’esito di un ricorso, dei controricorsi e via di seguito, in assenza di norme precise;
2) parlare di decentramento e sburocratizzazione della scuola e poi ri-centralizzare le regole di reclutamento, dopo una deriva di 15 anni, è grave ed è colpevole da parte dei governi che si sono alternati a Palazzo Chigi e che hanno lasciato andare la barca secondo corrente … anzi secondo ricorso, rinunciando a decidere, a dirimere, a dare regole certe a tutti e per tutti. (n.b.)  

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-03/01/2018-06:00-08:00-0012-0018
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La lotta dei maestri diplomati
Domani, al Miur, si affronteranno le questioni connesse alla sentenza del CdS

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Gli insegnanti del Magistrale che si sono diplomati entro l’anno 2001/2002 e che avevano conseguito un titolo pienamente abilitante, non ci stanno e non accettano la decisione adottata dal Consiglio di Stato in sessione plenaria che, di fatto, li mette fuori dal sistema dopo anni di servizio attivo.
A fronte di un silenzio colpevole da parte della stampa di settore (affermazione gratuita, per la verità! ndr) gli insegnanti di scuola primaria si sono costituiti in comitato per fare pressione sulla Ministra e sulle OO.SS. della Scuola che domani, 4 gennaio, affronteranno la complessa e delicata questione al Miur e valutare l’impatto sull’applicazione della sentenza che sembra coinvolgere non meno di 50 mila docenti.
La Ministra, con toni rassicuranti, ha affermato che la sentenza del Consiglio di Stato, che ha estromesso i diplomati magistrali dalle GaE, mettendo anche in discussione, sia pure indirettamente, anche coloro che sono già assunti in ruolo, ha affermato che essa “non ha effetti immediati sulle situazioni giuridiche soggettive di docenti diplomati” ed ipotizza che “ci saranno giudizi di merito su ogni singolo caso che dovranno comunque uniformarsi alla pronuncia del CdS”.
La Ministra Valeria Fedeli ha anche affermato che è stata interessata prontamente l’Avvocatura dello Stato per capire come la sentenza possa agire sul pregresso e come potrà agire su tutti gli effetti dei singoli.
Come già annunciato nei giorni scorsi, domani 4 gennaio, alle ore 15:00 presso il Miur – Salone dei Ministri avrà luogo un incontro con la presenza del sottosegretario Vito De Filippo, per esaminare la situazione determinatasi a seguito della sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato nell'adunanza plenaria n. 11/2017.
Viene accolta la richiesta prontamente avanzate dalle OO.SS. Scuola di affrontare immediatamente la questione in sede politica, essendo difficilmente prevedibili i tempi e gli esiti di un'eventuale riproposizione del contenzioso ad altro livello.
La convocazione formale per l’incontro, firmata dal Vice Capo di Gabinetto, Rocco Pinneri, smentisce platealmente tutte le voci farlocche girate in questi giorni che annunciavano il fallimento dell’incontro, con rinvio sine die.
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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-02/01/2018-06:00-0001
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L’anno di Ceripnews

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Bilancio di una intensa attività svolta nel 2017
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L’anno 2017 si è concluso con un ulteriore successo della nostra modesta testata che, con il numero di sabato scorso ha licenziato 526 edizioni, con la pubblicazione di 3.997 articoli, fra editoriali, notizie e la ricercata rubrica in evidenza.
Con l’inizio del 2018 raggiungiamo il 18° anno di pubblicazione di Ceripnews (Agenzia di informazioni scolastiche e commenti, regolarmente registrata al Tribunale di Palermo) e restiamo convinti che il nostro servizio sia utile al personale della scuola tutto, anche a coloro che fanno finta di ignorarlo, salvo poi a chiamare per telefono o inviare una mail per richiedere la copia di qualche articolo che è “sfuggito”, ma di cui hanno sentito parlare.
Anche quest’anno cercheremo di resistere alla tentazione pressante di aprire le nostre pagine alla pubblicità. Ce la farà il nostro piccolo CEntro di Ricerca e Innovazione Pedagogica (CE.R.I.P.) a reggere al sempre crescente aumento dei costi editoriali ed a quelli della spedizione di oltre 3 mila news al giorno?
Speriamo di sì, ma intanto ancora tanti sinceri auguri ai nostri lettori da tutto lo staff del CE.R.I.P.  impegnato in questo lavoro quotidiano. La Redazione

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-02/01/2018-06:00-0002
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Il liceo controverso

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Parlare di scuola, o fare scuola, è una cosa; analizzare e commentare il sistema scuola,
però, è ben altro!
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La pubblicazione del decreto con il quale sono state autorizzate 100 pseudo sperimentazioni di liceo quadriennale in Italia, di cui solo 4 in Sicilia – tempestivamente pubblicato dalla nostra testata (leggi: http://www.ceripnews.it/notizie.htm#node-3990-diploma-quadriennale ), ha scatenato anche la stampa locale con articoli più o meno pertinenti.
Mentre  il “Giornale di Sicilia” del 30 dicembre scorso fa un dettaglio sulle 4 “sperimentazioni” siciliane: 2 a Caltanissetta (L.C. “Ruggero Settimo” e L.S. “Sebastiano Mottura”), 1 a Palermo (L.C. “Gonzaga”) e 1 ad Augusta (L.S “Arangio Ruiz”), con appoggio di intervista al Direttore dell’USR Sicilia, Maria Luisa Altomonte, il quotidiano “la Repubblica”, sempre del 30 dicembre 2017, una pagina “Dossier”, pur se riempita con una maxi fotografia, titolando “Alla Sicilia non piace il liceo breve” e giù una sfilza di considerazioni, con intervista al presidente regionale dell’Anp (guarda caso!), di chi parla o fa scuola, pur non conoscendo il sistema scuola.
Così, se è del tutto scontato che la responsabile dell’USR Sicilia, a livello istituzionale non può che dire ciò che ha detto, azzardando anche l’auspicio di più facili sbocchi del giovani nel mondo del lavoro (che però non c’è!), proprio grazie all’amputazione di un anno di liceo, con le conseguenze organizzative, pedagogiche metodologiche e didattiche di cui nessuno osa parlare (sic!), perché non basta “tarare diversamente i curricula degli insegnanti” (Altomonte), appare del tutto sconcertante che il preside esponente dell’Anp siciliana azzardi l’affermazione che “la sperimentazione (…) non è stata ben compresa” e lega la scarsa adesione solo alla “preoccupazione degli organici”, che avrebbe condizionato le scuole nostrane.
In conclusione, secondo chi scrive sulla Testata già citata, i Ds ed i rispettivi Collegi dei docenti sarebbero stati pavidi e poco “sperimentatori” solo per tutele corporative. In ogni caso non è disonorevole avere preoccupazione dei posti di lavoro in bilico!
Troppo poco davvero, comunque, a fronte delle macro questioni che questa presunta “sperimentazione” genererà e degenererà nel tempo e su cui, durante l’anno 2017, ho scritto ampiamente, anche in contraddittorio con alcuni colleghi, compreso l’amico Pippo Adernò da Catania, il quale, pur essendosi speso in favore dell’implementazione del liceo quadriennale nell’Isola e nel capoluogo etneo, con contributi su più testate regionali, compreso questa, ora ha scoperto che nessuno ha aderito alla proposta, ovvero se c’è stato qualcuno che ha azzardato il progetto, esso non è stato ritenuto “adeguatamente innovativo”, per dirla con linguaggio burocratese trasteverino.
Quanto alla responsabile dell’USR Sicilia, sono certo che fuori dal suo ruolo istituzionale, non direbbe rose e fiori su un percorso accidentato, irto di compromessi pedagogici, che ingolfa i curricoli tentando di infilare contenuti di 5 anni in 4 anni, senza rispetto alcuno delle capacità e forse anche dei limiti dei nostri ragazzi, senza rispetto alcuno dei tempi di metabolizzazione dei contenuti, senza avere attenzione alla modularità ed alla modulazione delle aree disciplinari, ma solo limitandosi a sforbiciare qua e là argomenti per singole materie, magari generando pessime sintesi e mappe concettuali più o meno abborracciate e senza rispetto dei fondamentali (= epistemologia delle discipline).
Il tutto, con buona pace degli ispettori/controllori designati che dovrebbero monitorare, secondo indicazioni ministeriali general-generiche, l’andamento e la “tenuta” del percorso pseudo sperimentale. E sarà un bel vedere la sintesi nazionale confrontata con i singoli report sui variegati progetti delle scuole siciliane e nazionali, tutti diversi e tutti imprevedibili e mutevoli nel loro evolversi naturale!
Chi come me viene dall’aver vissuto e monitorato per conto dell’Amministrazione centrale e periferica, vere sperimentazioni nazionali annuali e pluriennali, ex art. 2 e 3 del DPR n.419/74, ha il diritto di storcere il muso e restare quanto meno perplesso nel constatare, ancora una volta, come già detto sopra, che una cosa è fare scuola o parlare di scuola (dopo tutto lo fanno tutti, compreso gli incompetenti!), ben altra cosa è analizzare la scuola come sistema.
In ogni caso, come sempre, queste pagine sono aperte al contraddittorio. (ninni bonacasa)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-30/12/2017-06:00-3993
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Quando una mail diventa imbarazzante

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La reazione della Ministra Valeria Fedeli: “Procedura impropria e anomala”
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In questi giorni c’è fibrillazione tra i Dirigenti scolastici delle scuole toscane per una e-mail riservata da parte dell’USR toscano nella quale si chiede loro di segnalare eventuali situazioni di gravidanza da parte delle studentesse.  All’invito, definito “imbarazzante” da parecchi Ds, l’Ufficio Scolastico Regionale ha chiarito che non c’era alcuna volontà di raccogliere informazioni sulla vita delle studentesse, ma solo conoscere in tempo eventuali situazioni di difficoltà permettendo così di intervenire in aiuto delle ragazze alle prese con gravidanze difficili, inaspettate o indesiderate.
In concreto, una circolare inopportuna, quanto banale: se il poco gradito “lieto evento” non c’è o finisce sul nascere con una pillola e/o aborto, e quindi con una assenza brevissima, e forse senza, la scuola che ne sa? Oppure l’indagine conoscitiva riguardava solo lo stato gravidico manifesto?
Tutta questa vicenda ha origini nel Veneto, quando lo scorso aprile, nel Trevigiano, due studentesse, una di 12 e l’altra di 13 anni, rimasero incinte, casi rari alla scuola media, meno alle superiori! In quel caso le due ragazzine decisero di portare avanti la gravidanza.
A Venezia l’USR ha chiesto informazioni alle scuole su assenze prolungate e/o abbandoni scolastici delle studentesse, proprio in relazione alla neonata trovata morta lo scorso 4 novembre all’Ecopatè di Musile di Piave, ma in modo tanto garbato che non ha determinato alcuna reazione negativa da parte dei Ds. La richiesta era conseguente all’indagine della Procura di Venezia per il ritrovamento di un corpicino senza vita nell’azienda che raccoglie i rifiuti in tutto il Nord Italia, Toscana compresa.
Sulla richiesta toscana, invece, il Miur vuole fare chiarezza e la Ministra ha espresso formale disappunto per le modalità ed il linguaggio usato nella e-mail, non nascondendo la sua irritazione, come si coglie nella sua dichiarazione:” Sono arrabbiata, ma andremo fino in fondo a questa storia, voglio conoscere tutti i passaggi. (…) Stiamo facendo delle verifiche ed ho chiesto una relazione scritta al dirigente dell’Ufficio Scolastico Regionale della Toscana. (…) Voglio capire cosa è successo a monte di quella mail, come da un’inchiesta partita dal Veneto si arrivi a chiedere un accertamento così generico da parte dell’Ufficio Scolastico della Toscana. (…) In generale, e sempre in attesa delle verifiche, mi viene da pensare che non sia possibile commissionare un’indagine a chi non ha la competenza per farla e la scuola non ce l’ha. È un modo di procedere improprio e anomalo”.
Fin qui le dichiarazioni della Ministra; ma una cosa è certa: da parte delle scuole il controllo sulle assenze degli alunni, è atto dovuto e legittimo, doveroso e rituale anche per periodi di assenza molto brevi; a maggior ragione in caso di lungo periodo, senza però che per le studentesse debba ipotizzarsi, sempre e comunque, una “sospetta gravidanza”! (n.b.)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-29/12/2017-06:00-3980
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Elezioni politiche: si vota il 4 marzo 2018

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Ieri pomeriggio sono state espletate tutte le procedure istituzionali

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ROMA - Il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni prima e poi i Presidenti del Senato, Piero Grasso e della Camera, Laura Boldrini, sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
Il Presidente Mattarella, dopo questi incontri, ha firmato il decreto di scioglimento del Parlamento che è stato controfirmato dal Presidente del Consiglio.
Il Consiglio dei Ministri di ieri sera, ha dato il “via libera” ai decreti elettorali indicando la data per il rinnovo del Parlamento: il 4 marzo 2018.
Per il 23 marzo le Camere sono convocate per la prima seduta dopo lo elezioni, per eleggere i rispettivi presidenti.
Secondo i dati pubblicati dall’Annuario Istat, si apprende che c'è sempre meno voglia di politica: il 24% non si informa, il 32% non ne parla mai. Un brutto segnale, dato che stiamo parlando del 56% degli elettori italiani!
Come abbiamo scritto ieri (28/12/2017 - http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#node-3972-gentiloni-al-colle ), si chiude così una legislatura alquanto complicata ed imprevedibile con una partenza ed una durata quinquennale su cui non scommetteva nessuno e che, in un modo o nell’altro, è arrivata al suo termine naturale (si chiude infatti appena pochi giorni prima della scadenza naturale) grazie all’opera silenziosa, ma efficace, del Premier Paolo Gentiloni.
Un uomo politico eccezionale, dato che “da anni e anni non s’era più visto uno così capace di navigare nella tempesta con vele stracciate e il timone che fatica a rispondere”, coma ha scritto Marcello Sorgi su “La Stampa” del 27/12/2017.
Da oggi, come mai prima, spazio ai “saggi” delle analisi politiche per fare le pulci a tutti i provvedimenti portati a termine ed a quelli che invece si sono arenati (si pensi, solo per fare gli ultimi esempi: ius soli, vitalizi e riforma dei partiti. (c.c.)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-28/12/2017-06:00-3972
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Gentiloni oggi al Colle

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Cala il sipario sulla legislatura
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Con la salita del Premier Paolo Gentiloni al Colle cala il sipario sulla legislatura, anche se in modo soft, nonostante lo squallido vuoto che s’è determinato al Senato proprio per approvare lo ius soli (leggi: Ceripnews del 27/12/2017 - http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#node-3963-sfrontatezza-senza-limiti ): il Premier non dimetterà, ma prenderà atto assieme al Capo dello Stato, che con l’approvazione della Legge di Bilancio il suo mandato si può considerare concluso. Il decreto di scioglimento delle Camere sarà firmato da Mattarella dopo aver sentito i Presidenti di Camera (Laura Boldrini) e Senato (Piero Grasso). Dopo tutto i leader dei partiti sono già da un pezzo alle prese con collegi e liste. La data delle elezioni sarà fissata con decreto successivo a quello dello scioglimento delle Camere. Il Consiglio dei Ministri deve approvare lo schema del Decreto del Presidente della Repubblica con cui fissa la data (= convocazione dei comizi elettorali). Se si voterà, come appare scontato, il 4 marzo 2018, il provvedimento dovrà essere pubblicato prima del 18 gennaio 2018.
Si chiude così una legislatura alquanto complicata ed imprevedibile con una partenza ed una durata quinquennale su cui non scommetteva nessuno e che, in un modo o nell’altro, è arrivata al suo termine naturale (si chiude infatti appena pochi giorni prima della scadenza naturale) grazie all’opera silenziosa, ma efficace, del Premier Paolo Gentiloni. Un uomo politico eccezionale, dato che “da anni e anni non s’era più visto uno così capace di navigare nella tempesta con vele stracciate e il timone che fatica a rispondere”, coma ha scritto Marcello Sorgi su “La Stampa” di ieri (27/12/2017)
Da oggi, come mai prima, spazio ai “saggi” delle analisi politiche per fare le pulci a tutti i provvedimenti portati a termine ed a quelli che invece si sono arenati (si pensi, solo per fare gli ultimi esempi: ius soli, vitalizi e riforma dei partiti).

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-27/12/2017-06:00-3963
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Sfrontatezza senza limiti!

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Gli insuccessi di questa legislatura: ius soli, tagli ai vitalizi e riforma dei partiti
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La sfrontatezza non ha limiti tra i politici nostrani: dopo aver siglato l’accordo per gli statali ed approvata la Manovra a colpi di voti di fiducia, l’obiettivo “strategico”, ma indegno, è stato quello di far saltare il numero legale al Senato per lo bloccare lo ius soli, nonostante gli impegni assunti dai dem (assenti 29 su 98) e dagli esponenti pentastellati (tutti assenti), ma da cui non ci si poteva aspettare altro!
In ogni caso, soprattutto l’assenza strategica dei dem va letta in chiave politica: gli 800mila bambini e ragazzi nati e cresciuti nel nostro Paese, che frequentano le nostre scuole, che parlano l’italiano, che giocano con i nostri figli e nipoti, devono restare “non cittadini italiani”.
Il testo, che introdurrebbe nel nostro ordinamento il cosiddetto ius soli per i figli di immigrati nati in Italia è in discussione da anni e da un anno e mezzo dall'approvazione a Montecitorio s’è fermato a Palazzo Madama. A quanto pare, questi cittadini “non italiani” essi non interessano più!
Ciò basta per far cantare vittoria all’ineffabile Salvini che considera la mancanza del numero legale in Aula “una sua vittoria”, mentre s’è trattato solo di uno squallido disimpegno politico, forse pure motivato dall’imminenza delle festività. Impensabile, peraltro, come chiede qualcuno, che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, possa rinviare lo scioglimento delle Camera per tentare in extremis il salvataggio dello ius soli, i tagli ai vitalizi e la riforma dei partiti. Si azzera tutto e si va al voto il 4 marzo!
La legislatura è finita. Ha ragione Roberto Saviano che scrive sull’ultimo numero de “L’Espresso” in edicola (n. 52 - 24 dicembre 2017) che “non approvare la legge sullo ius soli è un’aggressione all’infanzia: in un Paese sempre più vecchio, bloccare questa riforma significa innanzi tutto fermare ogni possibilità di crescita demografica, umana e quindi culturale!”
Ma la sfrontatezza politica va oltre: si consente alla ministra Madia di vantare il successo della sigla sul contratto al ribasso degli statali e inorgoglita da tanto “successo” adesso sollecita la sigla, sempre al ribasso, per il P.i., sanità e scuola.
In effetti ci vuole davvero una gran bella faccia tosta vantare la sigla contrattuale per gli statali (247mila addetti), dopo quasi 10 anni di attesa, assicurando appena aumenti sullo stipendio base da 63 a 117 euro mensili lordi!
Alla luce di quanto sopra, avanzo riserve sull’annunciato “successo” col prossimo contratto per la scuola, perché stando alle ultime novità, non promette niente di buono. (ninni bonacasa)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-22/12/2017-06:00-3936
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A qualcuno non piace!

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Due Ds delle scuole siciliane hanno chiesto la cancellazione dalla lista delle nostre news
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Un paio di Dirigenti scolastici catanesi, peraltro nella stessa giornata (sic!), hanno chiesto formalmente la cancellazione dalla lista d’invio delle nostre news quotidiane, senza motivazione alcuna, il che denota poca cortesia fra colleghi!
Premesso che questa testata da anni è accredita presso l’USR Sicilia, va specificato – qualora qualcuno non l’avesse capito – che essa è diretta a tutto il personale della scuola e non solo al Ds, o peggio solo all’AA che ritiene fastidioso scaricarla dalla posta in arrivo.
Non aprire le nostre news, non divulgarle al personale, o peggio chiedere la cancellazione dell’indirizzo, pur se prelevato dall’elenco delle scuole siciliane pubblicato nel sito dell’USR Sicilia, è un segnale molto eloquente di quanta miopia gestionale e rifiuto del pluralismo culturale, politico e sindacale possa ancora circolare nelle nostre scuole!
Siccome il servizio di spedizione, assolutamente gratuito per i lettori, ci costa invece parecchio ogni anno per mantenerlo, siamo lieti di accontentare questi due dirigenti scolastici, precisando, tuttavia, che così facendo si assumono la responsabilità di negare l’informazione anche all’incolpevole personale della loro scuola, che potrebbe non condividere la loro scelta. Ma si sa, sentirsi o fare  il Ds leader-manager-sceriffo-sindaco-capoccia-ecc., può comportare anche questo! (ninni bonacasa, direttore responsabile di Ceripnews) 

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-21/12/2017-06:00-3923
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Violenza a Napoli e battaglia del look a Genova

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Si sta affermando un modello di “terrorismo urbano” o di antistato, che appalesa ribellione e antagonismo sociale
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Uno studente 17enne è stato aggredito ferocemente a Napoli da una baby gang a caccia di emozioni forti o per dimostrare ad altri il loro potere; la vittima è stata ferita a coltellate sotto lo sguardo attonito di decine di passanti. Si sta affermando a Napoli, ma anche in altre parti d’Italia, un modello di “terrorismo urbano”, di antistato, che aggrega criminali più o meno baby e che appalesa ribellione e/o antagonismo sociale!
In buona sostanza, siamo in presenza di modelli e comportamenti ch si configurano come fattori destabilizzanti, vuoi che si tratti di trasgressioni leggere: dagli spray urticanti spruzzati in classe alle bombe carta gettate nel cortile strapieno di studenti in ricreazione, vuoi ch si arrivi a questo gravissimo fatto di sangue che non ha eguali per ferocia e determinazione, almeno per ora, e speriamo mai, che lascia sgomenti non solo per la gravità dell’episodio, ma ciò che questo episodio - assieme agli altri evocati, anche se meno gravi! – può rappresentare!
Di contro, e si tira un ben sospiro di sollievo, per certi versi, nelle scuole di Genova è scoppiata la battaglia del look, con divieto in parecchi istituti di indossare jeans strappati, mini-magliette anche d’inverno e pantaloni corti e infradito d’estate, ma vengono censurati anche i piercing ed i tatuaggi visibili; tutte trasgressioni che possono costare sanzioni pesanti fino all’allontanamento dal corso di studi.
Ma c’è qualche Ds che è arrivato a censurare anche i monili troppo vistosi ed i tagli di capelli bizzarri e l’uso del colore. Neanche a parlare dei cappucci delle felpe e dei berretti calati in testa fino in classe. Insomma, fuori della scuola i ragazzi possono fare quello che vogliono, ma dentro serve buon senso e rispetto non solo per le persone, ma anche per l’ambiente!
Qualche Ds e relativo CdI sono arrivati ad inserire queste disposizioni nel Regolamento d’istituto, giusto per avere una sponda formale alle sanzioni e/o ai rimbrotti pesanti, perché, a quanto pare, il sano buonsenso non basta più! (La Redazione)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-20/12/2017-06:00-3912
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Il voto a pezzettini

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Alcuni docenti non contenti del voto da 1 a 10, arrivano anche alle frazioni!
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Esilarante, ma amarissimo, commento di Maurizio Tiriticco, dirigente tecnico del Miur, su EdScuola del 16 dicembre scorso, sul voto in centesimi di punto, con buona pace di tutte le disposizioni che prescrivono in voto decimale intero!
Scrive Tiriticco:
Non è uno scherzo! In una scuola del nostro Paese un insegnante – maschio o femmina non ha importanza – ha attribuito alla prova di un alunno il voto 2,45!!! Insomma, non basta la scala decimale, che da sempre governa la valutazione nella nostra scuola, e non è sufficiente che non c’è documento ministeriale, dai tempi del ministro Coppino ad oggi, che non insista sul fatto che i dieci voti vanno utilizzati sempre come interi!!! Non è sufficiente perché, con una ostinazione che sembra avere qualcosa di sacro, i nostri insegnanti adottano scale infinite! Così, i cinque meno meno abbondano, come i sei più, i sette e mezzo e via dicendo… anzi e via scrivendo… ma gli uno non esistono, i due scarseggiano e i dieci si attribuiscono solo ad Alessandro Manzoni, come sosteneva il mio professore di lettere al liceo!”
A quanto pare, osserva il Nostro, dieci voti o, se si vuole, dieci posizioni, dal minimo al massimo, per alcuni insegnanti non sono sufficienti per valutare una prova o addirittura un alunno, e così, con i meno, con i più, con i mezzi ed altre diavolerie, la scala valutativa non è più di dieci posizioni dieci, ma di posizioni a volte infinite!
Per contenere questa deriva pericolosissima, sarebbe opportuno, a questo punto, attribuire ad ogni punto di voto un aggettivo, e così i conti potrebbero tornare!
Il dirigente tecnico del Miur propone un possibile esempio, dall’uno al dieci, dal meno dal meno al più: nullo, pessimo, insufficiente scadente, mediocre, sufficiente, buono, distino, ottimo, eccellente. Si potrebbe obiettare, a questo punto, che ottimo ed eccellente potrebbero essere sinonimi, ma va detto che un aggettivo, in quanto tale, non ha mai la chiarezza di una posizione numerica; però, una volta stabilita e condivisa una data posizione, non dovrebbero nascere problemi.
Ma sarebbe anche opportuno che gli insegnanti, all’inizio dell’anno scolastico, concordassero i criteri valutativi adottati, per evitare disparità di trattamento e, soprattutto, per far sì che gli studenti non ravvisino che un insegnante è severissimo e un altro, invece, “largo di maniche”! E sarebbe anche opportuno che tali criteri venissero consacrati nel PTOF e con esso pubblicati nel sito della scuola, dato che il DPR n. 275/99 ( Regolamento sull’autonomia) all’art. 4, co. 4, recita testualmente tra l’altro che le istituzioni scolastiche “individuano inoltre le modalità e i criteri di valutazione degli alunni nel rispetto della normativa nazionale ed i criteri per la valutazione periodica dei risultati conseguiti dalle istituzioni scolastiche rispetto agli obiettivi prefissati”.
Nella parte finale del suo articolo, Maurizio Tiriticco, nel ricordare al lettore la copiosa messe di suoi contributi su verifica e valutazione, ricorda infine che una cosa è la conta degli errori di una data prestazione, esito del misurare, altra cosa è il valutarla, che va oltre e include altre variabili, le circostanze in cui si è verificata la prova, le attese riposte nell’alunno, il suo pregresso, e altro ancora! Ricorda anche le tante volte che in fase di scrutinio finale il Consiglio di Classe “porta” un 4 a un 6, per le motivazioni più varie, ovviamente sempre da verbalizzare: un’operazione per cui si passa dall’esito matematico di una misurazione a un giudizio di valutazione formulato in ordine a criteri altri, rispetto alla disciplina di riferimento.

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-19/12/2017-06:00-3902
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La cattiva legge renziana e le altre cose

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Impazza la polemica sull’uso dello smartphone in aula,
ignorando ciò che ha detto il Garante già nel 2012
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La Buona Scuola renziana continua ad essere picconata dagli addetti ai lavori, mentre i politici ignorano (o fanno solo finta!) la vasta problematica, e si dedicano a discutere sull’uso dello smartphone anche in classe, senza che nessuno ricordi che già nel settembre 2012 sul problema era intervenuto il Garante per la privacy attraverso il vademecum “La privacy a scuola. Dai tablet alla pagella elettronica. Le regole da ricordare”.
Nel testo viene ribadito che “l’uso di cellulari e smartphone è in genere consentito per fini strettamente personali, spetta comunque agli istituti scolastici decidere nella loro autonomia come regolamentare”, ricordando però che “non si psosono diffondere immagini, video o foto sul web se non con il consenso delle persone riprese”.
In tutta questa bagarre resta ferma una constatazione: mentre la famiglia non riesca a superare il fallimento genitoriale nello specifico, dato che non si riesce a contenere/limitare l’uso abnorme dello smartphone da parte dei figli anche di notte, sembra assai curioso che per l’alcool e per il tabacco sia proibita la vendita ai minori di 18 anni ma viceversa un bambino di 8 anni possa acquistare uno smartphone con internet incorporato o usare videogiochi violenti e addirittura finire sui social network senza nessuna sostanziale limitazione, basta una firma di un genitore per avere un numero di cellulare personale!
Appare anche surreale che mentre tutti i Paesi europei e anche alcuni Stati americani stanno fermamente contrastando l’uso degli smartphone anche in classe, affermando la pericolosità dell’uso precoce della tastiera al posto della scrittura corrente, dell’esperienza sensoriale integrale al posto di quella unicamente video-visiva, del gioco sociale e reale al posto del gioco virtuale, in Italia in nome di una presunta didattica digitale – che certamente non appartiene alla didattica progressista e realmente innovativa! – si continui lo spupazzamento su smartphone e no in classe, forse anche per giustificare certi sprechi di investimento sul digitale e senza che in sostanza cambi nulla in classe.
Dove prima c’erano cattedra e lavagna di ardesia o plastificata e un docente da ascoltare passivamente, oggi c’è una Lim, uno schermo da fissare e tante crocettine da spuntare con la tastiera. In sostanza la logica della trasmissione nozionistica e della risposta esatta non viene toccata, salvo le dovute e rispettabili eccezioni; ma in generale gli alunni di oggi sono e restano sempre più isolati entro il loro dispositivo digitale. (e.p.)

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVII-18/12/2017-06:00-3896
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Non è importante parlare solo di presepe

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Governatore e Assessore all’Istruzione della Sicilia forse farebbero bene ad occuparsi di altro!
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Il duo Musumeci-Lagalla auspica che in ogni scuola ci sia un presepe “per valorizzare un simbolo della nostra tradizione (…) e per contribuire a rafforzare l’identità culturale della nostra terra”. Belle parole, non c’è dubbio alcuno, ma preferirei che Musumeci e Lagalla, prima di occuparsi di festività, tradizioni e ricorrenze, si occupassero di assicurare alle scuole ed a tutto il sistema educativo-formativo ben altro!

Un elenchino giusto per memoria:
- assicurare finanziamenti adeguati per il funzionamento amministrativo e didattico;
- ripartire i corsi di Fp fermi da 2 anni;
- ripescare dai polverosi cassetti dell’ARS i tanti ddl sul diritto allo studio e alla formazione, dato che fra i tanti primati negativi regionali, la Sicilia vanta anche quello di non avere una legge ad hoc;
- assicurare più offerta formativa e più tempo pieno;
- garantire posti sufficienti negli asili e nelle scuole dell’infanzia;
- avviare un monitoraggio sulle scuole sgarrupate ed a rischio sisma, sui riscaldamenti non funzionanti e/o inesistenti, sulle palestre inagibili e/o non realizzate;
- assicurare un servizio alla persona per gli studenti disabili, oggi carente e/o inesistente,
- garantire, con borse di studio, il diritto allo studio agli studenti bisognosi;
- ragionare seriamente su un processo di dimensionamento/razionalizzazione della rete scolastica, a cominciare dalla graduale eliminazione delle nefandezze consumate in questi anni, grazie ai tanti “saggi” e “poco saggi” che hanno spadroneggiato negli uffici e al tavolo regionale, anche per colpa di sindaci più o meno interessati a gestire il loro orticello localistico-clientelare a scapito dell’intero sistema regionale e grazie anche ad alcune forze sindacali  ed associative che al tavolo, piazzata la bandierina su singolo caso che interessava loro, hanno lasciato che il resto, cioè l’intero sistema scolastico andasse in malora in tutta la Regione;
- ecc., ecc. .
Ecco, senza nulla togliere al simbolismo cristiano del presepe, spesso soppiantato con disinvoltura dal pagano abete, mi occuperei di scuola e formazione e dei suoi mali endemici. Questo non lo sanno né Musumeci né Lagalla, ma è d’uopo che si diano una smossa presto, anzi prestissimo, prima di restare intrappolati nel vischioso strapotere dei burocrati regionali, tutti presunti “esperti di settore”, capaci solo di paralizzare l’ARS ingessando i Governatori di turno ed i loro staff/consulenti, come pure alcuni dei quali hanno finora monopolizzato l’Assessorato all’Istruzione e alla Formazione professionale, facendo fare la figura dei pupi ai tanti assessori di turno.
Si dirà che anche i governi regionali precedenti, compreso l’ultimo, non hanno fatto niente, ed è vero; ma cominciare con il presepe e polemiche connesse sfruttando magari il caso palermitano delle immagini e statuette presenti a scuola, mi pare davvero un “non inizio” (visto che siamo vicini alle feste di Natale ed il buonismo è doveroso!); con nuovo anno, però, sarò costretto a parlare di un vero e proprio “pessimo inizio”, se non si appaleserà un visibile cambiamento, come sospetto! (ninni bonacasa)

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