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LA NOTA

  
Spunti
   di riflessione
   sui problemi
   della scuola

 

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01415-sistema-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-21/05/2018-06:00
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Il sistema scuola non aiuta la professionalizzazione

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Occorre avviare un canale che parta dagli Its senza compiere gli errori del passato
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Secondo i dati Istat, in Italia il 73% degli studenti con almeno un genitore laureato frequenta un liceo contro il 43% degli studenti senza genitori laureati. Insomma, l’origine sociale non è una condanna, ma le statistiche dicono che l’ottenimento della laurea è spesso legata al fatto che a loro volta i genitori sono laureati.
Interessante qualche dato PIAAC (Programme for the International Assessment of Adulti Competencies) sulla situazione italiana relativa a:
Giovani di 20-24 anni
Figli di genitori laureati 295%
Figli di genitori non laureati: 249%
Laureati 30-44 anni
Figli di genitori laureati: 65%
Figli di genitori non laureati: 14%
Abbandoni universitari 30-34 anni
Figli di genitori laureati: 16%
Figli di genitori non laureati 36%.
Il basso numero di laureati in Italia è anche dovuto al fatto che in Italia sostanzialmente esiste solo una laurea accademica, mentre gli altri Paesi ne esiste anche una professionalizzante che attrae nella sfera dell’università molti figli di genitori non laureati, ma l’Italia non ha mai investito in questo canale.
La riforma 3+2 degli anni Duemila è stata un fallimento nel suo tentativo di creare corsi professionalizzanti perché ha preteso che fossero i professori accademici a insegnare la professionalità, e s’è visto come è andata a finire!
Queste legislatura, se e quando inizierà, dovrà mettere mano ad una riforma che introduce in Italia quello che altri Paesi hanno da venti anni: un canale professionalizzante che parta dagli Istituti tecnici superiori (Its) che oggi professionalizzano seriamente 8mila studenti e non ripeta gli errori del passato col 3+2.

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01401-test-invalsi

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-19/05/2018-06:00
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Test Invalsi della primaria nella bufera

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Frare (Agesc): Miur e Invalsi impongono un pensiero unico!
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Le prove Invalsi per la scuola primaria hanno suscitato un vespaio di polemiche, sia tra addetti ai lavori che tra esponenti del mondo mediatico. Un attacco frontale arriva da Giancarlo Frare, presidente nazionale dei Genitori scuole cattoliche (Agesc), che dichiara: «Finalmente molti altri, oltre noi, si accorgono della deviazione che Miur e Invalsi stanno imponendo alla scuola, con l'imposizione di un pensiero unico che guarda più ad un sano realismo capitalista che ad una formazione integrale della persona!».
Una preoccupazione legittima alla luce di domande del tipo: «Nella vita riuscirò a fare ciò che desidero? Riuscirò a comperare le cose che voglio?» che cozzano con le ostentate certezze di maniera dell’Invalsi secondo cui tutto va bene!
I test anche quest’anno hanno presentato banali errori nei test, puntualmente segnalati dalla rete, ma anche domande inopportune, come quella indicata sopra, per i bambini della fascia 6-10 anni, e poi altre che riguardavano il conseguimento del titolo di studio desiderato, i soldi per vivere e acquistare quello che si vuole: insomma poter fare ciò che si desidera!
Portare nella scuola italiana un modello consumista e opportunista fin dalle elementari, dominato dall'avere anziché dall'essere, senza spazi per immaginare qualcosa di diverso nella vita che non sia fare soldi, appare una via senza sbocco educativo e formativo, osserva amaramente Giancarlo Frare.

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01381-bufale-sulla-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-18/05/2018-06:00
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Le bufale sulla scuola nel contratto Lega-M5S

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I punti di criticità: Formazione e reclutamento, quando? come? / Docente unico su sostegno / Scuola inclusiva  / Pensioni, stop alla Legge Fornero / Lo scenario nazionale e internazionale
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In nome di una vera Buona Scuola il "contratto" del duo Salvini-Di Maio (Lega-M5S) le spara grosse sulla scuola. Commentiamo qualche titolo, sulla base dei testi in circolazione sulla stampa e aggiornati fino ad ieri sera.  
Formazione e reclutamento, quando? come? - Leggendo le note sulla formazione nasce il sospetto che i tecnici e i leader delle due compagini che ambiscono a governare in Paese non conoscono neppure l’a-b-c sulla formazione dei docenti. Smontare il giocattolo della Fedeli sul reclutamento e sulla formazione non sarà facile, e non basta affermare che la cosiddetta Buona Scuola è “una riforma insufficiente e inadeguata” su precariato, classi pollaio, edilizia scolastica, mobilità (edulcorato il passaggio sulla regionalizzazione dei docenti), graduatorie e titoli di insegnamento, compreso un’attenzione dai diplomati magistrali che non sono solo “maestre”!  Nel testo si parla anche del “fallimento” della chiamata diretta del Ds, da superare perché “tanto inutile quanto dannoso”, ma non si accenna alla card dl docente e al merito!
Docente unico su sostegno - Un altro passaggio che evidenzia l’ignoranza tematica è quanto affermato sul docente unico sul sostegno per il I ciclo. Idea nobilissima, in teoria, quella di “assicurare lo stesso insegnante per l’intero ciclo scolastico” ma che deve fare i conti con i profili professionali diversi! Ma questo i tecnici e i politici, a quanto pare, non lo sanno!
Scuola inclusiva - Affermare poi che la scuola deve essere inclusiva, e deve “limitare” e non contrastare la dispersione scolastica “che in alcune Regioni raggiunge percentuali non più accettabili” è l’ennesima affermazione di principio senza uno straccio di proposta concreta relativa alle classi aperte, alle attività laboratoriali, ai rientri pomeridiani per svolgere attività alternative/integrative, ecc.
Alternanza-Scuola-Lavoro - Sull’Alternanza-Scuola-Lavoro (A-S-L) il documento si limita a rilevare che “spesso gli studenti sono impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento; uno strumento così delicato che non prevede alcun controllo né sulla qualità delle attività svolte, né sull’attitudine che queste hanno con il ciclo di studi dello studente”. Nessuna parola sull’Osservatorio nazionale, sui promessi tutor, sui curricoli e sui protocolli, ma soprattutto nessuna parola sul fatto che l’A-S-L frutto della c.d. Buona Scuola e decreto collegato, deve essere riscritta di sana pianta e soprattutto va incardinata nel curricolo scolastico e non considerata un’appendice spuria dello stesso.
Finiamo questa breve analisi, alla luce delle odierne risultanze, con le pensioni che interessano tantissimo il personale della scuola.
Pensioni, stop alla Legge Fornero - D’accordo subito Lega-M5S, ma i soldi non ci sono: previsti appena 5 miliardi di euro contro i 15 miliardi l’anno, complessivamente 70 miliardi di euro per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse, tra cui figura anche la scuola. Secondo l’ultima versione del testo del contratto giallo-verde verrebbe data la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti. Nel caso degli insegnanti laureati, si prevede anche la possibilità di far figurare come contributi utili anche gli anni degli studi accademici.  Insomma sarebbe possibile il pensionamento a 60 anni per gli uomini ed a 57-58 anni per le donne. Inoltre si prevede il riordino del welfare con la separazione tra previdenza e assistenza.
Conclusione - Volendo allargare l’analisi a tutto il contratto, non è secondario rilevare che l’articolato – rigorosamente privo di copertura finanziaria! – spaventa i mercati: da qualche giorno va giù in caduta libera la Borsa e lo spread è schizzato a quota 160 per poi scalare fino a 153, come registrato nella serata di ieri! E poco importa che la compagine giallo-verde addebiti tale “fenomeno alla diffusione di una bozza già superata”; la verità è che la prospettiva di un governo inaffidabile e che fa solo promesse demagogiche senza tenere in conto la situazione economica del Paese preoccupa non solo gli osservatori interni, ma anche e soprattutto quelli europei che chiedono garanzie sugli impegni assunti.
Qualcuno, per spiegare in volgare l'odierna situazione politica, ha osservato che i due leader giallo-verdi che dovrebbero rappresentare il Paese, si stanno comportando come chi prima contrae un prestito per acquistare un'automobile e dopo fa sapere che non intende onorare le scadenze del prestito ... ma si tiene comunque la macchina! Insomma parole su parole e pochi fatti concreti, e si fa finta che l’Italia non abbia sottoscritto i trattati e gli impegni con la Ue e si minaccia di mettere in discussione dall’oggi al domani gli stessi, non tenendo conto che può non bastare neppure una legislatura per una attenta e ponderata revisione, e sempre che la stessa venga affidata a gente seria e competente!
Di questo dovrebbero tenerne conto i due leader che a fine settimana fra consultazioni online e gazebi faranno la sceneggiata della consultazione popolare per poi chiedere un incontro con il Presidente Mattarella, sempre che si sblocchi la vicenda del premier, che il nominativo sia davvero equidistante dalle due parti e che il Capo dello Stato ne riconosca titoli, meriti e crediti. Inoltre il futuro premier deve essere davvero bravo a giocare le sue carte assieme al duo Salvini-Di Maio nella scelta dei ministri che dovrebbero gestire la vita del Paese, contratto permettendo, e sempre che tali nomi siano graditi al Presidente della Repubblica per assicurare operatività a livello interno e soprattutto credibilità a livello internazionale per uno dei Paesi fondatori dell’Unione. (ninni bonacasa) 

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01371-salute-a-rischio

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-17/05/2018-06:00
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La salute è a rischio!

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Allarme della Conferenza delle Regioni
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La sanità italiana non è più adeguata a quella di un Paese civile e non è in grado di garantire la difesa minima della salute. Questo l’allarme lanciato dalla Conferenza Stato-Regioni nel corso della audizione di fronte alle Commissioni speciali di Camera e Senato per l’esame del Documento di Economia e Finanza!
La Conferenza ha messo sul tavolo la situazione attuale dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ossia le prestazioni minime garantite gratuitamente o tramite ticket dal Sistema sanitario nazionale (Ssn): dal 2018 al 2019 l spesa sanitaria scenderà dal 6,6% al 6,4% del Pil, mentre il livello minimo per garantire la tutela della salute secondo l’Ocse è 6,5%.
L’Italia è il fanalino di coda nei Paesi del G7, ma siamo secondi come richiesta dei cittadini; insomma, lo Stato investe meno e i cittadini pagano molto di più rispetto agli altri Paesi del G7.
Le considerazioni della Conferenza Stato-Regioni sono pienamente condivise dai sindacati Cgil. Cisl e Uil che denunciano come in alcuni ambiti territoriali il sistema sia effettivamente a rischio tenuta e chiedono – associandosi alla tesi portata avanti dalla Conferenza – che venga garantito il livello minimo di tutela della salute aggiornando il Patto Salute 2014-2016.

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01357-universita-regole

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-16/05/2018-06:00
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L’università e le nuove regole

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Il documento inviato a 22 enti di ricerca e 106 atenei
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Con un documento inviato a 22 enti di ricerca e 106 atenei, la ministra uscente Valeria Fedeli, ha “dettato” le nuove regole su trasparenza, doppio lavoro e altro ancora, con il contributo importante dell’anticorruzione guidata da Raffaele Cantone.
Il documento, diviso in tre parti, presenta dieci punti strategici: concorsi (aperti anche agli esterni), commissioni esami (sorteggio dei componenti), Anvur (selezione sulle riviste scientifiche che danno punteggio, specie quelle di fascia A e i Gev, Gruppi di esperti della valutazione), valutatori (devono dichiarare l’assenza di incompatibilità), collegio di disciplina (va costituto con membri eletti e in maggioranza esterni all’ateneo), azione disciplinare (sarà il ministro dell’istruzione ad avviarla verso i rettori), incompatibilità (sarà più stringente: divieto di cumulare ruoli e incarichi), parentele (nessun incarico e/o assegno per chi ha parentela o affinità fino al quarto grado con un professore strutturato, rettore, direttore generale o membro del cda d’ateneo), libera professione (vietata ai prof a t.i. se svolta con continuità; per quella occasionale servirà l’autorizzazione dell’ateneo), aspettativa d’ufficio (obbligatoria per assumere incarichi esterni pubblici e/o privati con fine di lucro).
Per la verità alcune regole c’erano già, peraltro poco influenti, perché i dictat statali hanno ben poca efficacia con l’autonomia statutaria dei singoli atenei. Lo stesso accadrà adesso, con buona pace della ministra uscente Valeria Fedeli. (n.b.)

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01337-scuola-bicolore

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-15/05/2018-06:00
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La scuola nel programma bicolore

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Il governo bicolore nascente (Lega-M5S) è uscito allo scoperto, con molte ombre!
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Il probabile governo bicolore giallo-verde (Lega-M5S) è uscito allo scoperto sul programma scuola: concorso su base regionale e maestro unico.
La prima proposta, spiccatamente leghista, punta a ridurre/ostacolare la massa di docenti non di ruolo "emigrati" verso Settentrione. Si tratta di prof provenienti dalla Basilicata, dalla Sicilia e dalla Campania, che confluiscono in Toscana, Piemonte, Lazio e Lombardia.
La seconda proposta è tanto generica che non si capisce (non sarebbe una novità!) che cosa voglia significare: il maestro unico rievoca la scuola antiriforma a 24 ore, ma anche ad ipotizzare tanta marcia indietro, ci sarebbero comunque almeno altri 1-2 docenti per completare l’orario e gli insegnamenti specifici.
Nessuna parola sul diritto allo studio, sugli organici da potenziare, sulle classi pollaio ancora esistenti, sui finanziamenti alla scuola pubblica statale e paritaria, sui prossimi concorsi e sulla soluzione politica dei diplomati magistrali.
Relativamente alle classi pollaio giova ricordare anche la sentenza del TAR Sicilia che ha censurato una classe costituita da 24 alunni di cui 4 diversamente abili! La sentenza accoglie la tesi dei genitori ricorrenti, e da sempre sostenuta da noi, che in casi del genere, il numero di alunni per ciascuna classe (iniziale, intermedia o finale) non può superare il tetto di 20 unità, come previsto dall’art. 5, co. 2, del D.P.R. n. 81/2009. Un limite che deve permanere anche nelle classi successive, infatti – continua la sentenza – “una lettura improntata a parametri di logicità impone di ritenere che, in presenza di alunni disabili, il limite dei venti alunni previsto per le «classi iniziali» debba considerarsi valido per tutte le classi”.
Per il resto un silenzio tombale: non si parla dei concorsi che devono essere banditi e meno che mai si parla di trovare una soluzione politica tempestiva per i diplomati magistrali, mentre stanno per arrivare raffiche di sentenze di merito su ricorsi promossi nel 2017 per i quali l’ordinanza cautelare non aveva previsto l’inserimento nelle GaE.

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01327-leggere-bello

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-14/05/2018-06:00
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Leggere è bello, ma prima si deve saper scrivere! /
La Sicilia, isola record della povertà educativa

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Siamo i penultimi in Europa in termini di numero di laureati  / La Sicilia ha la percentuale
più bassa, dopo la Campania, di minori che raggiungono le competenze minime in matematica
e in lettura!
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Lo scrittore irlandese Roddy Doyle afferma che i ragazzi si possono educare alla lettura, e il modo migliore per incoraggiare i giovani a leggere è invogliarli a scrivere!
Non è vero che gli adolescenti di oggi leggano meno di quelli di un tempo – afferma Doyle - semplicemente hanno altri canali. Ė compito della scuola orientare alla lettura creando le migliori condizioni possibili anche attraverso tablet, smartphone e il vecchio caro pc.
In caso contrario l’alternativa è quella di creare generazioni di analfabeti funzionali, peraltro non ben scolarizzati e con curricoli a pezzettini con pochissimi laureati.
A proposito, visto che siamo i penultimi in Europa il termini di numero di laureati, il nuovo governo giallo-verde, sempre che venga alla luce e duri, cosa intende fare per promuovere l’elevazione dell’istruzione in Italia?
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I numeri dell'Eurostat confermano che l'Italia è ancora penultima in Europa, davanti alla sola Romania, per numero di laureati in età da lavoro, con appena il 13,7%.

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Nell’edizione di sabato scorso abbiamo riportato un articolo di Alessandro Giuliani, direttore responsabile della testata online La Tecnica della Scuola (leggi: http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#01307-governo-m5s-lega )
in cui il collega affermava
che “la scuola potrebbe diventare un terreno molto scivoloso per il nuovo governo che a fatica forse si sta allestendo, perché M5S e Lega (ex Nord) hanno visioni diametralmente opposte. Anzi, per dirla tutta, “ci sono delle visioni di fondo che, francamente, risultano impossibili da conciliare”.
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La Sicilia, dopo la Campania, è l’isola con il tasso più alto di povertà educativa: ¾ dei giovani non leggono libri, l’81% di alunni è senza mensa scolastica, ¼ abbandona la scuola! La Sicilia ha la percentuale più bassa, dopo la Campania, di minori provenienti da famiglie svantaggiate, che riescono a superare ostacoli, difficoltà e a raggiungere le competenze minime in matematica e in lettura! Il Rapporto Save the Children Nord-Sud è impietoso: da Torino a Reggio Calabria, da Palermo a Milano, ad Ostia a L’Aquila, nel quadro della petizione anche sul sito www.illuminiamoilfuturo.it si chiede il recupero si siti abbandonati da destinare ad attività extrascolastiche. Nell’Isola, afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the Children,  sono moltissime le aree pubbliche che potrebbero essere utilizzate dai ragazzi e bambini, che vivono in contesti svantaggiati, per svolgere attività sportive, artistiche e culturali.
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Il M5S che in campagna elettorale ha insistito molto sulla proposta di allargare il tempo pieno nelle regioni del Sud, ad un costo non indifferente, non collima che i leghisti e la loro logica risparmiosa soprattutto per il Sud sprecone; poi – osserva Giuliani – “c’è la gestione del nuovo reclutamento, che la Lega vorrebbe regionalizzare (proposta Pittoni sul “domicilio professionale”) che ispirandosi ai principi del federalismo stroncherebbe sul nascere il ‘balletto’ annuale dei trasferimenti e delle assegnazioni provvisorie per far tornare a casa i loro docenti, ma l’idea non piace al M5S, che invece vorrebbe i concorsi aperti a tutti, senza vincoli legati al domicilio, dando possibilità poi di spostarsi in base alle disponibilità di posti venutisi a creare”.
Divergenze anche sulla valutazione degli allievi e del personale, ma anche sulla gestione delle “diversità”, ad iniziare dagli alunni stranieri sino alla gestione della parità di genere.
In sostanza i programmi sulla scuola di M5S e Lega sono lontani anni luce. Gli unici punti in comune sulla L.107/15 riguardano la cancellazione degli assi portanti della Legge 107/15: abrogazione dell’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro e riduzione delle ore; piano di mobilità per il riavvicinamento a casa dei docenti del Sud Italia trasferiti in maniera coatta; abrogazione della chiamata diretta e del sistema degli ambiti territoriali; conferma in ruolo delle maestre diplomate magistrale che hanno già svolto l’anno di prova e tutela di coloro che hanno servizio.
Per tanti altri argomenti di carattere economico e politico a livello internazionale nazionale, tutti davvero scottanti, M5S-Lega sono sempre agli opposti, ma anche alleati, ma soprattutto soci solo per governare! (n.b.)

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01307-governo-m5s-lega

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-12/05/2018-06:00
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Governo M5S-Lega, sulla scuola distanze incolmabili, per le altre questioni sono opposti, ma anche alleati solo per governare

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Cosa scrive Alessandro Giuliani su La Tecnica della Scuola
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Il direttore della testata online La Tecnica della Scuola Alessandro Giuliani, afferma in un suo recente articolo (www.tecnicadellascuola.it/governo-m5s-lega-sulla-scuola-distanti-anni-luce-altola-chimienti-daccordo-su-l-10715-poi-il-buio ) che “la scuola potrebbe diventare un terreno molto scivoloso per il nuovo governo che a fatica forse si sta allestendo, perché M5S e Lega (ex Nord) hanno visioni diametralmente opposte. Anzi, per dirla tutta, “ci sono delle visioni di fondo che, francamente, risultano impossibili da conciliare”.
Il M5S che in campagna elettorale ha insistito molto sulla proposta di allargare il tempo pieno nelle regioni del Sud, ad un costo non indifferente, non collima che i leghisti  la loro logica risparmi osa soprattutto per il Sud sprecone, poi – osserva Giuliani – “c’è la gestione del nuovo reclutamento, che la Lega vorrebbe regionalizzare (proposta Pittoni sul “domicilio professionale”) che ispirandosi ai principi del federalismo stroncherebbe sul nascere il ‘balletto’ annuale dei trasferimenti e delle assegnazioni provvisorie per far tornare a casa i loro docenti, ma l’idea non piace al M5S, che invece vorrebbe i concorsi aperti a tutti, senza vincoli legati al domicilio, dando possibilità poi di spostarsi in base alle disponibilità di posti venutisi a creare”.
Divergenze anche sulla valutazione degli allievi e del personale, ma anche sulla gestione delle “diversità”, ad iniziare dagli alunni stranieri sino alla gestione della parità di genere.
In sostanza i programmi sulla scuola di M5S e Lega sono lontani anni luce.
Gli unici punti in comune sulla L.107/15 riguardano la cancellazione degli assi portanti della Legge 107/15: abrogazione dell’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro e riduzione delle ore; piano di mobilità per il riavvicinamento a casa dei docenti del Sud Italia trasferiti in maniera coatta; abrogazione della chiamata diretta e del sistema degli ambiti territoriali; conferma in ruolo delle maestre diplomate magistrale che hanno già svolto l’anno di prova e tutela di coloro che hanno servizio
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Per i restanti argomenti davvero scottanti il duo M5S-Lega sono sempre opposti, ma anche alleati, ma soprattutto soci solo per governare!
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M5S

 

LEGA

Revoca delle detrazioni fiscali a chi ha un reddito superiore a 90mila euro

 

Tassa forfetaria per tutti (Flat Tax) con aliquota al 15%

Diritti sociali per tutti e No allo ius soli

 

Legittima difesa come prima battaglia sulla giustizia e No ius soli

Zero sbarchi dei migranti e ricollocamento
dei profughi negli altri Paesi Ue

 

Espulsione dei migranti e sempre respingimenti
in mare

Modificare la riforma Fornero introducendo Quota 41

 

Abolire la riforma Fornero

Superamento del 3% nel rapporto deficit/Pil

 

Superamento del rapporto deficit/Pil del 3%

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-11/05/2018-06:00
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Dati Istat sconfortanti su disoccupazione e povertà

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Oltre un milione di famiglie senza lavoro / L’aumento in povertà assoluta
dipende in parte dalla ripresa dell’inflazione verificatasi lo scorso anno
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Sono 1.070.000 le famiglie con tutti i componenti in cerca di lavoro, secondo i dati Istat riferiti al 2017; nel 2008 erano la metà (535.000).
La situazione peggiore è sempre nel Mezzogiorno e delle Isole.
Essere senza lavoro significa povertà in aumento! Sempre l’Istat conferma che sono 5 milioni gli italiani in povertà assoluta, cioè che non riescono a far fronte a spese essenziali per il mantenimento di livelli di vita minimamente accettabili.
L’aumento in povertà assoluta dipende in parte dalla ripresa dell’inflazione verificatasi lo scorso anno, ma anche del peggioramento della capacità di spesa di molte famiglie, concentrate soprattutto al Sud.

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01285-razzisti-oltre-ogni-limite

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-10/05/2018-06:00
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In Campania, razzisti oltre ogni limite!

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Ragazzino con temperino in classe, subito sospeso, ma le mamme chiedono che venga cacciato dalla scuola perché senegalese

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A San Nicola la Strada (Caserta), il caso di un alunno senegalese che arriva in classe con il temperino, ha scatenato le mamme  che non contente della sospensione per quindici giorni hanno protestato affermando che «È un senegalese, via per sempre!».
Il ragazzino che non parla ancora l’italiano, durante la ricreazione, forse per coinvolgere su di lui l’attenzione dei compagni, ha mostrato un temperino che aveva nello zainetto, ma alla ripresa delle lezioni i compagni hanno riferito l’accaduto alla professoressa.
La preside chiede una convocazione urgente del consiglio d'istituto per i provvedimenti del caso, ma le madri non sentono ragione: «Il ragazzo va espulso perché senegalese». Non contenti inviano anche una falsa lettera intestata Miur e trasmessa a mezzo fax alla scuola che ora è nelle mani dei Carabinieri ed infine la preside si becca pure una diffida da uno studio legale che pretende di tutelare un alunno!
Se il temperino fosse stato portato in classe da un ragazzino italiano sarebbe stata una “birichinata”, forse una “spiritosata”, mentre per l’extracomunitario, ovviamente, la posizione è diversa e palesa quanto si può essere razzisti fino in fondo!
Come regolamento d’istituto prevede, lo studente è stato sospeso per due settimane e poi tornerà fra i banchi sperando che almeno al suo rientro qualcuno si sforzerà di capirlo e comprendere perché aveva portato in classe un temperino! (n.b.)

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01256-se-le-prove-invalsi-non-servono

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-09/05/2018-06:00
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Se le prove Invalsi non servono a nulla, perché farle?

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L’opinione del giornalista scrittore Mario Bocola /
L’inserto:
A Roma, protesta contro i test Invalsi nelle scuole superiori
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L’Invalsi ha ammesso, senza mezzi termini, che i test delle “provettine” come l’abbiamo chiamato sempre noi, non serve a nulla e che il sistema di valutazione adottato serve a poco.
Lo scrive il giornalista e scrittore Mario Bocola su OrizzonteScuola.it  e si chiede: «Ora che la certificazione di nullità è stata evidenziata in maniera chiara e tonda, senza dare adito a dubbi e interpretazioni fuorvianti dall’Istituto creato per la valutazione del sistema scolastico, ossia quello che da alcuni anni propina alle scuole le prove di Italiano, Matematica e, da quest’anno Lingua Inglese, come la mettiamo con i soldi sprecati a “costringere” i nostri alunni a svolgere il test Invalsi in classe con molte esercitazioni per prepararli alla prova ufficiale stabilita dal Miur.
A cosa è servito? D’altronde da quest’anno era stata la prova Invalsi era stata tolta dall’Esame di Stato e resa quale prova indispensabile per l’ammissione all’Esame di Stato. Ora invece l’Invalsi ci dice: “Abbiamo scherzato: i test non servono”. Ma questa e l’Italia o la Repubblica delle Banane?».
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A Roma, protesta contro i test Invalsi nelle scuole superiori
Con uno striscione srotolato nottetempo al Pincio l’Unione degli Studenti (Uds) ha protestato contro i test Invalsi somministrati alle scuole superiori con l modalità computer based fino al 19 maggio p.v. Secondo la Coordinatrice nazionale Uds Francesca Picci, «i test non hanno alcuna validità scientifica e non servono a migliorare le scuole ma solo a classificarle tra migliori e peggiori, mirando così ad un modello di didattica dell’eccellenza che punta ad espellere e creare ulteriori disuguaglianze». Per arginare la protesta collettiva, continua a Picci, il Miur ha sperimentato la digitalizzazione con attività su più giorni (dal 7 al 19 maggio 2018), ma non potranno frenare gli scioperi bianchi, le assemblee straordinarie, flash mob e giornate per un’altra didattica. «Vogliamo una scuola differente – conclude la Coordinatrice Uds – che a partire dall’abolizione della Buona Scuola e il ritiro delle sue deleghe, preveda una riforma del sistema didattico ed un ripensamento totale della valutazione affinché non sia né punitiva né meritocratica, senza nessuno che possa dirci se sbagli sei fuori». 
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A quanto sopra, aggiungiamo noi, giunge notizie dagli Usa che il Naep (Invalsi americano) ha “scoperto” grazie ad un team di esperti che hanno analizzato le loro prove che contano più le conoscenze che le competenze nella lettura  e rileva che «per capire un testo occorre poter contare su un solido bagaglio di conoscenze, mentre il sistema scolastico americano a causa delle scelte didattiche prese negli ultimi venti anni dai diversi governi, ha puntato tutto e solo sulle competenze, a scapito della ricchezza e la varietà del curriculum!».
Tramonta così la “moda” del modello americano di valutazione basato sui test e sulle competenze specifiche, che l’Italia con l’Invalsi ha scopiazzato con il beneplacito di tanti ministri dell’Istruzione, compreso la Valeria Fedeli, ministra uscente del governo Gentiloni e di tanti “misuratori” di professione solo attraverso prove standard spesso fasulle!
PER LEGGERE LA NOTIZIA RIPORTATA IERI SUGLI USA: http://www.ceripnews.it/notizie.htm#01236-dietrofront-usa-sui-test

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01235-attacco-leghista-alla-buona-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-08/05/2018-06:00
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Attacco leghista alla Buona Scuola

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Depositato un ddl sostitutivo del comma 131 della legge 107/2015
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Il senatore della Lega e responsabile federale dell’istruzione Mario Pittoni, non ha
dubbi: la legge 107 sulla Buona Scuola (o perlomeno una parte consistente di essa) va smontata e modificata radicalmente. Essa avrebbe provocato “l’inasprimento della guerra tra poveri nel precariato scolastico”  rendendo necessari interventi urgenti e proprio per questo – dichiara Mario Pittoni  “abbiamo deciso di depositare in anticipo, rispetto alla formazione del Governo,l’annunciato 
disegno di legge sostitutivo del comma 131 della ‘Buona Scuola’ in base al quale dopo 36 mesi da insegnante precario, se non vieni assunto a tempo indeterminato, sei lasciato a casa disperdendo il bagaglio di esperienza maturato. La nuova versione reinterpreta la normativa europea non più a danno, bensì a favore dei lavoratori.
“L’auspicio – spiega Pittoni  è che contribuisca a svelenire il clima sviluppatosi tra interessati e contro interessati nella vicenda dei diplomati magistrale, che rischiano di non poter più insegnare dopo una sentenza sfavorevole del Consiglio di Stato”. 
L’idea  conclude Pittoni – è che arrivi quanto prima “ad una soluzione ‘politica’ che non penalizzi altre categorie, così da agevolarne il percorso legislativo (non ancora chiaro nell’attuale 
particolarissima fase) per non ritrovarsi fuori tempo massimo”.

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01215-disagio-sociale

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-07/05/2018-06:00
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Il disagio sociale è il primo ostacolo da rimuovere

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C’è necessità di un risanamento economico di lungo respiro che nel nostro Paese
appare quasi impossibile / Le preoccupazioni di Bruxelles per la situazione italiana
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I divari di reddito restano notevoli nel Bel Paese: l'aumento della povertà è notevole, come pure il reddito a persona che resta ancora circa 1'8% inferiore a prima della crisi. I rimedi ad un così profondo disagio richiederebbero un risanamento economico di lungo respiro che nel nostro Paese appare quasi impossibile! I partiti parlano tutti di meno tasse e di interventi significativi sul mercato del lavoro, ma in concreto non si fa nulla, mentre il Paese aspetta un nuovo governo stabile, ma soprattutto credibile!
Intanto la Commissione europea, nelle sue Previsioni economiche di Primavera, ha lanciato un allarme sull'Italia perché l'instabilità politica può provocare effetti negativi sui conti pubblici. Di fatto ha esortato i partiti italiani a formare rapidamente un governo stabile perché «l'incertezza sulle politiche è diventata più pronunciata e, se prolungata, potrebbe rendere i mercati più volatili e intaccare il sentimento economico e i premi di rischio».
Bruxelles è davvero preoccupata per la situazione politica italiana, l'assenza del nuovo esecutivo ha portato la Commissione a dare più tempo per attuare la correzione di quest'anno nel deficit strutturale dello 0,3% del Pil (pari a circa 5 miliardi), il commissario Ue per gli Affari economici, il francese Pierre Moscovici, concede ancora tempo e spera che il prossimo esecutivo «continui a rispettare le regole della zona euro, visto che le abbiamo concordate tutti insieme».
Un segnale forte e chiaro a tutti i partiti che hanno velleità di governare! (n.b.)

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01205-sosteppti-certezze

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CERIPNEWS  LA NOTA  XVIII-05/05/2018-06:00
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Tra sospetti e quasi certezze

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Cosa non dice il Miur sul concorso per Ds? Affondo de “La Tecnica della Scuola” sui ritardi
e l’ennesimo rinvio / A settembre senza presidi sarà caos nelle scuole
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Anche se la data della prova preselettiva è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale (23 luglio 2018), c’è qualcosa che non va nella gestione del prossimo concorso per Dirigenti scolastici. Ne fa un commento pesante Pasquale Almirante sulla testata on line La Tecnica della Scuola che non è solita sparare bufale solo per riempire le sue pagine, ipotizzando che da Viale Trastevere non si dica proprio tutto! (Leggi: https://www.tecnicadellascuola.it/il-rinvio-del-concorso-ds-legato-forse-alla-pronuncia-della-corte-costituzionale).
Leggiamo cosa scrive Pasquale Almirante: «C
on la notizia del rinvio della prova preselettiva del concorso per Dirigente scolastico  al 23 luglio, sorge spontaneo domandarsi: come mai? E come mai un altro, ulteriore rinvio, vista pure la urgente necessità di non lasciare moltissime  scuole sguarnite,  tanto da assegnarle o a reggenze o a incarichi temporanei? In altre parole: Sagunto brucia e a Roma si procrastina l’invio di pompieri nella forma del concorso?»
C’è qualche motivo ben preciso? E Pasquale Almirante avanza il sospetto – come era stato scritto a suo tempo - che già dalla mancata tempestiva pubblicazione del bando ci fosse nascosto, per esempio, «l’ennesimo filone di contenzioso riguardante il concorso per dirigente scolastico, in merito alla procedura di “sanatoria” introdotta nelle legge sulla Buona scuola».
Il perché è presto detto: «La legge 107/2015 aveva previsto una procedura riservata rivolta ad alcune categorie di concorrenti delle procedure concorsuali del 2004, 2006 e 2011, al fine di sanare la loro posizione, in seguito alla miriade di contenziosi avviati nel corso degli anni che avevano portato, tra l’altro, alla rinnovazione della procedura svolta in Sicilia nel 2004».
Di conseguenza, fino a quando non si sanerà il contenzioso di fronte alla Corte Costituzionale sarà difficile che il concorso a dirigente possa espletarsi e concludersi serenamente, anche perché qualora i ricorrenti avessero ragione dovrebbero occupare proprio quei posti che il Miur sta mettendo a concorso, provocando così una di quelle buriane legali dai risvolti disastrosi.
Infatti, «nel caso di accoglimento della prima questione di costituzionalità, la procedura riservata verrebbe dichiarata del tutto incostituzionale, con la conseguente inevitabile pronuncia di annullamento della stessa da parte del Consiglio di Stato; nel caso di accoglimento della questione subordinata di costituzionalità, verrebbe di contro aperta la possibilità di partecipazione alla procedura riservata in favore dei soggetti che hanno partecipato al concorso 2011 e che abbiano avviato un contenzioso avverso detta procedura, anche se, a suo tempo non erano risultati né vincitori, né idonei».
Se queste ipotesi dovessero risultare fondate, scrive ancora Pasquale Almirante, «ci viene il sospetto che Il Miur, piuttosto che dichiarare quanto più sopra, e cioè che è opportuno attendere quanto la Corte costituzione stabilisce, abbia preferito rimandare le prove preselettive senza alcuna spiegazione credibile, con la quasi certezza (ma vorremmo sbagliarci), che a luglio, se non ci saranno novità sensibili, il concorso verrà ancora rinviato. Potrebbe pure avviare le prove preselettive, ma ritardandone gli esiti e comunque temporeggiando nell’attesa, se ancora nulla di nuovo c’è sul fronte della sentenza».
Sulle prove del concorso per Ds rinviate spara ad alzo zero Valentina Aprea (FI) rilevando – buon ultima, per la verità! – che mancano 2mila dirigenti nelle oltre 8mila scuole italiane.
Solo in Lombardia la carenza sarà di 300 unità, 250 in Veneto, 200 nel Lazio, come in Piemonte ed Emilia Romagna, 150 in Toscana, 130 in Sicilia, 110 in Puglia, 90 in Liguria (su 180 scuole, dunque la metà e scopre anche che il ritardo del bando e il rinvio della prova preselettiva è «l'ennesima conferma della colpevole inadeguatezza della burocrazia ministeriale rispetto all'emergenza educativa della scuola italiana».
La Aprea, che guarda caso al Miur c’è stata per tanto tempo, accusa Viale Trastevere di piangere "lacrime di coccodrillo quando esprime sdegno e preoccupazione per i gravi fatti di bullismo e non solo che stanno riguardando la scuola italiana se poi rinvia, senza la dovuta trasparenza delle motivazioni, la selezione dei dirigenti scolastici”.
Mette l’accento sulla latitanza politica nel mancato bando del concorso nei termini tante volte annunciati è il presidente dell'Associazione Nazionale Presidi (ANP), Antonello Giannelli, che afferma: «Ogni anno al 31 agosto un certo numero di persone del mondo della scuola va in pensione per raggiunti limiti di età, e ovviamente vale anche per i presidi. Il problema è che mentre è relativamente più facile assumere docenti (mentre esistono i supplenti non esistono i presidi supplenti), per i presidi è più complicato perché bisogna attendere il concorso. Che non si fa ogni anno. Il rinvio della prova selettiva? Era già chiaro che questo concorso non puntava ad assumere presidi al 1°settembre 2018, ma al 1°settembre 2019. Il punto sono le lungaggini generali da parte della nostra amministrazione sui concorsi (dal fare i bandi ad espletarli). Servono autorizzazioni da parte del Mef sulla spesa e via discorrendo: è un processo molto lungo nel nostro Paese, a differenza, ad esempio, di quanto avviene in Francia. Va da sé che questo concorso sarebbe dovuto essere fatto prima».
Una delle conseguenze più rilevanti della mancanza dei presidi nelle scuole italiane è connessa alla questione "reggenza", una circostanza che pesa come un macigno, «perché molte scuole non sono composte da un singolo edificio, ma da più plessi. C'è dunque un problema di gestione non indifferente, e di disservizi. Spesso, poi, le segreterie sono sottodimensionate quantitativamente e qualitativamente, e ciò rende molto difficile il lavoro. Il limite per un reggente dovrebbe essere di due scuole (la propria titolarità e un'altra), ma ho segnalazioni in Liguria ed Emilia anche di tre».
La soluzione per risolvere il problema definitivamente è uno solo: rispettare le scadenze concorsuali previste con cadenza triennale, secondo normativa.

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01195-dispersione-scolastica

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-04/05/2018-06:00
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Dispersione scolastica: Sardegna e Sicilia
con i più alti tassi di abbandono in Europa!

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Peggio dell’Italia soltanto Malta, Spagna, Romania e Portogallo
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In Europa, come risulta da “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo” pubblicato dall’Istat, la percentuale dei giovani “dispersi” nel 2016 è stata del 10,7% (di cui 12,2% uomini e 9,2% donne); in Italia nello stesso anno la percentuale è stata del 13,8% (ma nel 2017 è già risalita al 14%), con le gli uomini al 16,1% e le donne all’11,3%. 
In Europa, peggio dell’Italia soltanto Malta, Spagna, Romania e Portogallo, mentre quasi tutti i Paesi dell’Unione hanno ormai raggiunto l’obiettivo del 10% fissato per il 2020; in Italia, però, l’obiettivo finale del 10% fissato dall’Europa (Lisbona 2020) sembra molto lontano!
La Sardegna è ferma al 21,2% e la Sicilia al 20,9%; la Campania al 19,1%; per contro, la provincia di Trento si attesta al 7,3% e l’Abruzzo ha raggiunto nel 2017 il 7,4%; sono già scese sotto il 10% anche l’Umbria con il 9,3% e l’Emilia Romagna con il 9,9%.
La verità è che la scuola è sempre dimenticata dai politici nonostante lo stato del nostro sistema scolastico era nel passato, ed è nel presente, preoccupante non solo per gli atti di bullismo e aggressioni perpetrati in danno di dirigenti, docenti, ed alunni, ma anche per gli scarsi risultati che i nostri studenti: tassi elevati di abbandono scolastico e bassa percentuale di passaggio all'università!
E la riforma della Buona Scuola? Lasciamo perdere! Annunciata come la legge che poteva e doveva risolvere tutti i problemi della scuola (ma quando mai una legge da sola ha determinato cambiamento?) si trascina mediocremente anche in forza di alcuni decreti attuativi opinabili (A-S-L) e farraginosi (Disabili).
I partiti d’opposizione parlano di abolizione, il Pd in qualità di "padre tutelare" della legge parla solo di manutenzione, ma nessuno forse ha idee chiare sui possibili cambiamenti decisivi che si dovrebbero apportare, semmai un giorno ci sarà un governo stabile e con pieni poteri! (n.b.)

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01175-attenzione-genitori-arma-antibullismo

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-03/05/2018-06:00
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L'attenzione dei genitori prima arma anti-bullismo

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I sintomi, i sospetti, le certezze, gli interventi
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Il bullismo, di tipo fisico, verbale o psicologico, è sempre più spesso al centro di fatti di cronaca spiacevoli, e coinvolge bambini e adolescenti (secondo i dati Eurispes-Telefono azzurro, la fascia media di punta è tra i 7-9 anni e poi verso i 12-15).
I sintomi che devono allertare la famiglia:
- calo improvviso del rendimento scolastico o la poca voglia a presenziare alle lezioni per un bambino che è sempre andato bene e volentieri a scuola;
- atteggiamenti scontrosi e di chiusura anche a casa con i familiari; - può capitare che spariscano dei soldi a casa perché il bullo chiede pagamenti;
- manifestazione di malesseri fisici di varia natura: dal classico mal di pancia a scarso appetito o graffi e lividi dovuti a percosse;
- manifestazioni di paura, impotenza, frustrazione, umiliazione, senso di inferiorità.
Quando un genitore teme che il figlio possa esser vittima di bullismo – scrive Gabriella Morgillo, scrittrice e life coah sul quotidiano Bresciaoggi del 30/04/2018 - è indispensabile “coltivare il dialogo, senza mettere in alcun modo il ragazzo sotto pressione. É importantissimo rispettare anche i momenti di silenzio e far capire che il genitore é sempre presente per lui in qualsiasi situazione anche se difficile, ma soprattutto, nonostante gli impegni, è importante non perdere mai il contatto con il proprio figlio, sperando che il minore decida di aprirsi spontaneamente”.
Se poi il sospetto diventa certezza, scrive ancora la Morgillo, serve confrontarsi con gli insegnanti e con la scuola per stabilire insieme una strategia opportuna e una modalità di interventi adeguata alla situazione specifica. Anche i genitori dei bulli dovrebbero mettersi in discussione; in genere chi compie atti di bullismo non riesce a gestire rabbia e delusioni dovute all'impossibilità a comunicare proprio con le figure adulte di riferimento, probabilmente troppo distratte e poco presenti coi figli.
Per memoria ricordiamo che dal 2007 il Miur ha istituito un numero verde: 800.66.96.96 (attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 14:00 alle 19:00) e un indirizzo mail: bullismo@istruzione.it a disposizione di chi voglia chiedere informazioni su come agire o segnalare casi di bullismo.
Scontato che l’educazione al rispetto inizia tra i banchi di scuola e bisognerebbe insegnare ai bambini fin dal loro primo ingresso in aula che ognuno è libero di fare quello che gli pare ma non può danneggiare o disturbare gli altri; bisognerebbe anche che tutti sapessero che ogni persona ha diritto all'istruzione e all'educazione e se un allievo disturba o turba il sereno andamento della lezione danneggia i suoi compagni e danneggia se stesso.

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-02/05/2018-06:00
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La Lega scende in piazza in difesa (?) di papà e mamma

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La “festa della famiglia” organizzata da una scuola romana non va bene,
è una discriminazione al contrario!
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L’ipotesi di abolire le feste del papà e della mamma, in una scuola romana, in favore di una più generica festa della famiglia considerata più inclusiva e non discriminatoria nei confronti delle nuove famiglie con genitori omosessuali ha fatto infuriare la Lega ex Nord che promette una “marcia” su Roma ed interroga i ministri della Salute e dell’Istruzione, ma anche di scendere in piazza con i cittadini.
E così, dopo la minaccia di scendere in piazza se non si fa un governo secondo il modello Salvini, eccoti l’altra sceneggiata orchestrata dalle deputate Barbara Saltamartini, Sara De Angelis e Francesca Gerardi, che ritengono forse che le feste per papà e mamma siano più importanti della festa per la famiglia, come papà e mamma non sono famiglia!
Per dirla tutta, la mosca sul naso alle leghiste che sembrano tollerare le convivenze e le coppie di fatto, purché rigorosamente eterosessuali, ecc., e molto meno quelle omosessuali, è stata la registrazione all’anagrafe capitolina di un bimbo con due papà, e ritengono una follia l’abolizione della festa della mamma e del papà.
A parole le deputate dicono che non c’è alcuna discriminazione verso gli omosessuali, ma affermano “di non poter accettare che il diritto di un bambino ad avere una mamma e un papà venga calpestato dall’egoismo degli adulti. Così come è assurdo che per rispettare i gay una scuola decida di discriminare gli altri bambini togliendo loro la festa della mamma”.
E così si orchestra una mobilitazione sulla scorta di principi general-generici e gratuite certezze: prima per non discriminare i musulmani si tolgono i crocifissi, si eliminano i presepi, ed i canti del Natale; per non discriminare i gay adesso si eliminano le feste del papà e della mamma, come pure si eliminano dall’uso comune (vedi anagrafe scolastica, ndr)  le parole “mamma” e “papà” scrivendo “genitore 1” e “genitore 2”, ma la Lega, a quanto pare, non può accettare tutto ciò (sic!) e venerdì (4 maggio, ndr) sarà in piazza a Roma con un’iniziativa aperta a tutti i partiti e movimenti per dire no alle discriminazioni al contrario, per dire al diritto dei bimbi ad avere una mamma e un papà! (n.b.)

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