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LA NOTA

  
Spunti
   di riflessione
   sui problemi
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0369-religione-cattolica

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-19/02/2018-06:00
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Religione cattolica, polemiche sul concorso

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Dibattito aperto sulla proposta di “riservato” o “ordinario”
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Mentre gli insegnanti non di ruolo di Religione cattolica attendono il bando del concorso strombazzato da mesi, per circa 4 mila posti, si apprende adesso che ci sarebbe una polemica non di poco conto sulla tipologia di bando: riservato o ordinario.
Come si ricorderà già dalla scorsa estate le OO.SS. Cisl Scuola, Snals e FGU/Snadir avevano chiesto l’indizione di un concorso riservato e semplificato per stabilizzare gli insegnanti di religione che hanno avuto incarichi annuali, mentre dal parte del Miur c’era la disponibilità a dare corso solo ad un concorso ordinario poiché, a suo avviso non è possibile lo scorrimento della graduatoria del 2004 (cosa che richiederebbe un intervento legislativo, stante la sua validità limitata per legge a un triennio), né l’applicazione di una riserva di posti, nel concorso, per coloro che hanno conseguito l’idoneità concorsuale partecipando al predetto concorso del 2004. Sarebbe invece valorizzato in sede concorsuale sia l’idoneità conseguita 2004 che il servizio prestato come incaricato di religione.
Ma a questo punto il fronte sindacale, come sempre pseudo unito, sulla trattativa si è diviso: da una parte Cisl Scuola e FGU/Snadir che accetterebbero il concorso ordinario, purché si faccia; dall’altra lo Snals con altre sigle sindacali, che non intende accettare l’ipotesi di un concorso ordinario.
Cisl Scuola e FGU/Snadir sul voltafaccia dello Snals sentono puzza di elezione delle Rsu prossime, senza contare sul fatto che prima ci sono le elezioni politiche e che il nuovo governo potrebbe pensarla a modo suo e propendere per la prima o la seconda ipotesi, che secondo il Miur sembrerebbe non praticabile, ma gli unici che ci stanno andando di mezzo sono gli insegnanti di RC che attendono da anni la loro stabilizzazione. (n.b.)

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0363-macron-blanquer

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-17/02/2018-06:00
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Macron e Blanquer contro corrente

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La fine del baccalauréat , nasce in Francia il liceo unico con un “grand oral”
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La Francia del presidente Emmanuel Macron e del ministro dell’Istruzione Jean-Michel Blanquer cambia il volto della sua scuola modificando il baccalauréat, l’esame che segna la fine del liceo e dà l’accesso al ciclo universitario.
Entro un mese il Consiglio superiore dell’educazione dovrà pronunciarsi sul “nuovo esame della classe di maturità” che potrebbe essere tutto centrato un “grand oral” (=orale di maturità), mentre adesso è tutto sbilanciato sugli scritti.
Il nuovo esame orale conclusivo, di almeno 20 minuti, sarà sostenuto avanti ad una commissione di 3 docenti che dovranno valutare la capacità del candidato di uscire dai sentieri scolastici e proiettare l’alunno verso la realtà sociale, culturale, intellettuale  e professionale.
Secondo il ministro Banquer, che nega l’accusa (già formulata!)  di privilegio per la media e alta borghesia, tutti gli studenti devono essere messi in condizione di superarlo, ed è compito della scuola recuperare eventuali gap in modo da non discriminare nessuno.
Altra rivoluzione, anzi forse è più importante del “grand oral”, è l’eliminazione degli indirizzi: scientifico (S), economico-sociale (ES) e letterario (L) con il subentro di un troncone unico di francese, filosofia, storia e geografica, due lingue straniere, sport ed una nuova disciplina: Scienze umane e digitali e scientifiche, più una serie di materie che ogni studente potrà scegliersi in autonomia. Scontate le risorse professionali a disposizione di licei.
Sembra quindi un primo passo veloce ed immediato verso un liceo “alla carta”, meno centralista e più attento agli interessi e alle vocazioni degli studenti francesi.
E in Italia? Lasciamo perdere, dato che invece di cambiare le cose in meglio, o si complicano oppure si peggiorano! (n.b.)

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0357-a-proposito-di-scuole-autonome

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-16/02/2018-06:00
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A proposito di scuole autonome e dirigenza scolastica

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Cosa significa personalità giuridica, autonomia scolastica e sede dirigenziale? //
Cosa significa razionalizzazione e dimensionamento della rete scolastica?
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Il recente decreto dell’Assessore regionale all’Istruzione e alla Formazione professionale della Regione Sicilia, prof. Roberto Lagalla, ex rettore dell’Università di Palermo, in cui si afferma che le scuole – anche quelle sottodimensionate – mantengono l’autonomia, ha comportato una ridda di fraintendimenti che è bene chiarire ai sensi della normativa vigente.
Premesso subito che quando si parla di istituzione scolastica non ci si riferisce alla scuola vera e propria dove vivono e studiano i ragazzi, bensì all’ufficio, cioè alla struttura organizzativa che coordina e organizza più scuole o plessi sul territorio.
Si tratta di direzioni didattiche, di istituti comprensivi, di istituti di istruzione secondaria di primo e secondo grado, con annesse segreterie e uffici amministrativi.
Dal 2000, a seguito della Legge n. 59/1997, alle istituzioni scolastiche è stata riconosciuta la personalità giuridica (cioè potere proprio di azione) e autonomia  (
autòs + nòmos, sé stesso + legge, quindi, darsi da sé un criterio di indirizzo).
A capo di ciascuna istituzione scolastica è preposto un dirigente scolastico (ex direttore didattico, ex preside) che si avvale della collaborazione di un Direttore dei servizi generali e amministrativi (ex segretario) con diversi impiegati addetti a compiti di segreteria (rapporti con il pubblico, anagrafe alunni, ruolo docenti, gestione amministrativa dell’istituzione scolastica compreso la liquidazione degli stipendi del personale, acquisti, nomine dei supplenti, ecc.)  coordinati dal Dsga.
Dalla istituzione scolastica dipende un numero variabile di scuole, plessi e succursali distribuite sul territorio, ma tutti gli insegnanti e gli alunni delle scuole che fanno capo all’istituzione scolastica dipendono dal dirigente scolastico della sede centrale.

Il Ds è il legale rappresentante dell’istituzione scolastica.
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Per memoria
Parlare di razionalizzazione della rete scolastica significa rendere razionale, funzionale ed efficiente la rete scolastica, con un atto formale, per rispondere ad uno scopo di interesse pubblico. Scomodando Max Weber si può dire che l’amministrazione agisce in maniera razionale solo avendo davanti un obiettivo strategico e orientando l’azione in base a: scopo, mezzi, conseguenze concomitanti e misurando razionalmente: i mezzi in rapporto agli scopi, gli scopi in rapporto alle conseguenze, e infine anche i diversi scopi possibili in rapporto reciproco.
Parlare di dimensionamento della rete scolastica significa, invece, limitarsi ad organizzare le scuole autonome tenendo conto delle caratteristiche del territorio, del trend demografico, della rete dei trasporti, della efficacia/efficienza della distribuzione territoriale dell’offerta e della dotazione di edilizia scolastica disponibile.
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Con il Regolamento approvato con DPR 275/1999, sono state definite le forme e i contenuti dell’autonomia di cui godono le istituzioni scolastiche:
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autonomia didattica (le istituzioni scolastiche regolano i tempi dell’insegnamento e dello svolgimento delle singole discipline e attività nel modo più adeguato al tipo di studi e ai ritmi di apprendimento degli alunni)
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autonomia organizzativa (le istituzioni scolastiche adottano modalità organizzative che siano espressione di libertà progettuale e siano coerenti con gli obiettivi generali e specifici di ciascun tipo e indirizzo di studio)
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autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo (le istituzioni scolastiche, singolarmente o tra loro associate, esercitano l’autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo tenendo conto delle esigenze del contesto culturale, sociale ed economico delle realtà locali)
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funzioni amministrative di gestione (le istituzioni scolastiche provvedono all’amministrazione, alla gestione del bilancio e dei beni e alle modalità di definizione e di stipula dei contratti di prestazione d’opera secondo le regole di contabilità dello Stato).
Ogni istituzione scolastica elabora un proprio Piano Triennale dell'Offerta Formativa (PTOF), che rappresenta il piano di azione educativa e di istruzione della scuola.
Le istituzioni scolastiche, per il loro funzionamento, hanno diritto di ricevere fondi dallo Stato e/o dalla Regione a Statuto Speciale, ma  possono anche ricevere risorse finanziarie da altri enti e privati.
Mantenere l’autonomia di una scuola sottodimensionata – come ha scritto Lagalla - non significa però che ad essa venga preposto un Ds titolare e un Dsga parimenti titolare.
Le regole nazionali e regionali adottate sulla razionalizzazione e il dimensionamento della rete scolastica (i due termini non sono sinonimi, come scritto nell'inserto! ndr)  implicano però che l’Amministrazione statale in ipotesi di sofferenza di utenza (-600 alunni, con deroghe però fino a 400 alunni per le scuole di montagna e piccole isole) non prepone il Ds e il Dsga titolari e provvede a rappresentare l’istituzione con l’istituto della reggenza.
Un provvedimento previsto dal CCNL dell’Area V che interviene in caso di assenza e/o impedimento del Ds, ma che nel caso di specie – vista l’assenza di presidi incaricati (ruolo soppresso) e mantenimento di incarico solo per una sparuta minoranza di beneficiari aventi diritto alla nomina – ricorre ai Ds e Dsga in servizio presso altre scuole che, su interpellanza, chiedono e accettano di gestire due scuole per un intero anno, con diritto a riconferma in caso di sede vacante o non disponibile nell’anno successivo. (ninni bonacasa)

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0345-dialogo-con tutti-andiamoci-piano

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-15/02/2018-06:00
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Dialogo con tutti? Andiamoci piano, per favore!

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Affermazione azzardata del cardinale Bassetti, presidente dei vescovi italiani
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L’affermazione fatta dal presidente dei vescovi italiani, cardinale Gualtiero Bassetti, che essendo un uomo di dialogo cercherà di farlo con chiunque sarà il governo del Paese mi lascia alquanto perplesso, anzi mi lascia molto preoccupato!
Mi rifiuto di credere nel dialogo della Chiesa con chi parla di respingimenti dei migranti in mare, quindi di morti certi (sic!), con chi pensa che sia giustificato, anzi legittimo, assumere atteggiamenti xenofobi e/o razzisti, con chi fa esaltazione dell’odio verso il diverso, verso l’altro.
Quindi, se così è, o sarà, andiamoci piano con il dialogo ad ogni costo! Dopo tutta la linea dalla Santa Sede è da tempo chiara: nessun endorsement e meno che mai dopo l’arrivo di Papa Francesco che conduce – e forse troppo solo! - la sua battaglia contro la violenza, il razzismo, la xenofobia, i respingimenti dei migranti; che chiede lavoro e occupazione per i giovani e che soprattutto invoca, anzi implora, la pace mondiale!
Quindi, parlare si può, anzi si deve, ma suggerisco di parlare solo con chi ha rispetto della persona umana, senza badare a razza e/o colore delle pelle o paese d’origine; e si parli anche di occupazione e di lavoro, senza dare peso ai penosi e pietosi trascinamenti post elettorali delle tante bufale che sono in bocca a tutti i politicanti, o aspiranti tali, che ho sentito nel corso di questa lunga ed estenuante campagna elettorale.
Bufale che, per la verità, non sono solo queste: sono altrettante bufale - per restare al mondo della scuola che mi appartiene - le promesse sfacciatamente elettorali sui salari dei docenti più alti, dei concorsi rapidi e dell’eliminazione del precariato, delle modifiche alla legge 107/2015 e/o la sua abolizione assieme al Job act e alla legge Fornero senza però parlare di costi correlati, e da ultimo – ma certamente non in ordine di importanza – di chi nega i contributi alle scuole paritarie, affermando che “bisogna solo finanziare l’istruzione pubblica”: una palese dimostrazione di incompetenza e di ignoranza giuridico-amministrativa, dato che il servizio dell’istruzione/educazione in Italia è affidato alla scuola pubblica statale o paritaria che sia! (n.b.)

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0337-scuola-ad-altgissimo-rischio

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-14/02/2018-06:00
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Una scuola ad altissimo rischio!

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Riportiamo due notizie attualissime che danno uno spaccato della situazione di criticità
che sta vivendo il nostro sistema educativo
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La scuola delle violenze
Il caso di Foggia, assieme agli altri fatti verificatisi in così breve lasso di tempo, evidenziano che la scuola da sola non ce la può fare, è un problema che riguarda tutta la società
Il recente episodio del vicepreside di una scuola media di Foggia picchiato, sabato scorso, dal padre di un alunno di 11 anni che aveva rimproverato e che ha riportato gravi lesioni con una prognosi di 30 giorni s.c., ha fatto scoppiare il caso “scuola da tutelare” ed ha ragione la Ministra quando afferma che “questi fatti danneggiano profondamente il rapporto scuola-famiglia e interrompono bruscamente la corresponsabilità educativa”.
Per la Ministra “attaccare la scuola, cercare di toglierle dignità o valore, significa fare un danno al Paese”, mentre va ribadito il concetto che “occorre rimettere la scuola al centro del processo di crescita civile dell’Italia”.

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Fedeli: “La violenza non è mai tollerabile”
La ministra Valeria Fedeli ha chiamato il professore aggredito dal genitore per esprimergli la sua solidarietà. “La violenza fisica o verbale – ha detto la Ministra - non è mai tollerabile. Le famiglie sono una parte importante di questo lavoro educativo e sconvolge pensare che un genitore possa entrare in una scuola e compiere atti simili. Attaccare la scuola, cercare di toglierle dignità o valore, significa fare un danno al Paese”.

Ed ha pienamente ragione; come ha ragione Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi (che però non “il capo dei presidi”, come titola impropriamente il quotidiano “Avvenire”) a cui aderiscono solo una parte dei Ds, quando afferma che “stiamo assistendo a un progressivo imbarbarimento, a una pericolosa deriva dei rapporti civili”.
Giannelli guarda con preoccupazione “alla violenza insensata che si sta scatenando, sia pure in contesti limitati e circoscritti, contro gli insegnanti e la scuola in generale” ed esprime “piena solidarietà alle vittime di tali indegne aggressioni” e che palesa una “incivile deriva dei rapporti tra scuola e famiglia”.
Secondo Giannelli, che cita anche Karl Popper, la televisione, in merito, ha grosse responsabilità quando essa stessa diventa “cattiva maestra” in quanto amplifica fatti deprecabili con film e serie tv e dibattiti vari connotati da una spregiudicata spettacolarizzazione della violenza. Si tratta, afferma Antonello Giannelli, di “un imbastardimento che riguarda l’intera società e non soltanto la scuola”.
Da anni la scuola è impegnata a combattere violenza e bullismo, ma i fatti questi giorni ci fanno capire che essa è anche vittima! A prescindere dell’impegno di tutto il personale della scuola (dirigente, docenti e Ata) occorre fare di più tutti assieme per gestire fenomeni sociali tanto complessi; “occorre che tutto il Paese, ed in primis la classe politica, s’impegni nell’affermazione e nella pratica  dei valori fondamentali della nostra Costituzione, però si sta assistendo ad un cortocircuito dei valori fondanti della nostra convivenza civile”.
Il fenomeno di Foggia, assieme agli altri fatti verificatisi in così breve lasso di tempo, evidenziano che la scuola da sola non ce la può fare, è un problema che riguarda tutta la società. (La Redazione)

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Emendiamo il Rav
Vanno modificate le parti equivoche o che danno spazio a “libere interpretazioni” che però possono leggersi come frasi “classiste”
Una pietra o un mattone lanciato contro i vetri del poltrone  del liceo-ginnasio “D’Oria di Genova, uno di quelli coinvolti nella crociata anticlassista avviata dal quotidiano “la Repubblica”, è prova certa che qualcosa nel Rapporto di autovalutazione delle scuole (Rav) non funziona e, quindi, va emendata quella parte in cui si chiedono dettagli sul contesto socio – economico – culturale dell’utenza che, a quanto pare, alcune scuole hanno compilato con molta disinvoltura lasciando trasparire nello scritto opinioni, osservazioni e sensazioni di dubbia connotazione professionale, quanto meno gli aggettivi ed i sostantivi usati!
La reazione però, oltre ad essere un segno di inciviltà, è anche un gesto politico inopportuno e deprecabile che va censurato apertamente.
Ha ragione la Ministra quando afferma che “se in alcuni Rav ci sono stati scivoloni, linguaggi inopportuni o scelte lessicali discutibili all’interno di contesti come quello del Rapporto di autovalutazione, saranno chiariti nelle sedi opportune, all’interno dell’Amministrazione”, ma ha anche raccomandato di abbassare i toni: no al clima di odi, che può portare a episodi come quello avvenuto a Genova.
Sui Rav di alcuni istituti romani, anch’essi sotto accusa, però rincara la dose anche la stampa non di settore. In particolare è sotto mira il liceo “Visconti” per la parte in cui si afferma che non ci sono stranieri e nessun diversamente abile.
Lo scrive senza mezzi termini Fianna Satta nella rubrica “Diversamente aff-abile” pubblicata su “La Gazzetta dello Sport” /13/02/2018, pag. 42) che testualmente afferma che “nel Rav di questo liceo romano si legge: “Tutti, tranne un paio, gli studenti sono di nazionalità italiana e nessuno è diversamente abile. La percentuale di alunni svantaggiati per condizione familiare è pressoché inesistente”. Due frasi – scrive la Satta – che hanno “l’aroma di Terzo Reich, riassumibili in “da noi solo studenti italiani ricchi e sani” (e belli no?) che ovviamente hanno suscitato proteste.
La Ds si giustifica che il gruppo di valutazione ha riportato fatti e non ha dato giudizi di valore, ma Fiamma Satta si chiede: “va bene che il ‘gruppo di valutazione’ doveva formulare un testo orientato da 6 domande guida e che il formato elettronico obbligava a digitarlo entro e non oltre i 1.500 caratteri, ma possibile che dentro questo gruppo nessuno abbia sentito la necessità di aggiungere la parola “purtroppo” per ribaltarne il senso?”
Rincara la dose Lavinia Fuksas, figlia dell’arcinoto architetto Massimiliano Fuksas, laureata in Economia, che vive tra Parigi e New York studiando moda e curando il suo marchio di gioielli, che da ex studentessa del “Visconti” afferma categoricamente che “la tristezza sta nel fatto che quel che è stato detto corrisponde alla realtà. Oltre al fatto che sia stato dichiarato al Paese, quasi con una certa fierezza, il Visconti non ha né disabili, ‘se non uno o due’, e quasi solo cittadini di nazionalità italiana. Il problema è nelle politiche di inclusione. (…) Fu proprio una politica di interclassismo a salvare l’Italia e a darle una possibilità nel dopoguerra. Ora sembra stiamo tornando indietro: includere e ampliare gli orizzonti è fondamentale, è progresso”. (n.b.)    

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0345-e-book-mania

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-13/02/2018-06:00
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E-Book-mania

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Il boom del digitale non azzera però la presenza dei fruitori delle biblioteche e delle mega librerie
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La diffusione del digitale nel periodo 2012/2017 è stata del +254,4% grazie anche allo sviluppo tecnologico dei dispositivi di visualizzazione (eReader) di ultima generazione che garantiscono un’altissima definizione.
Ma la domanda più pressante adesso è la seguente: il futuro dell’editoria sarà cartaceo o digitale?
Sembrerebbe un falso problema perché le vendite dirette dei libri sono aumentate del 3,4% nonostante la crescita del digitale e sono oltre 8 milioni i fruitori italiani delle biblioteche (15,1% della popolazione). In testa ci sono i giovani al di sotto dei 24 anni, ovviamente motivati anche per ragioni di studio (41,50%); di essi il 22,90% sono maschi e il 18,60% sono donne.
Sembra anche che le biblioteche siano anche un luogo di aggregazione per incontrare amici (8,50%).
Frequentatissime anche le mega librerie con spazi destinati alla consultazione ed alla lettura per grandi e piccoli. Non è infrequente, infatti, vedere interi nuclei familiari in seduta nelle librerie con piccoli e grandi impegnatissimi per ore e con volumi diversi. (e.p.)

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0325-ape-sociale-negata

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CERIPNEWS  LA NOTA  XVIII-12/02/2018-06:00
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Ape sociale negata al personale scolastico; si avvia l’Ape volontaria

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In assenza di disposizioni le lavoratrici ed i lavoratori beneficiari dell’Ape sociale resteranno
in servizio … fino a quando qualcuno penserà a loro! // Domani sarà presentato il simulatore
per il prestito volontario
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Il personale della scuola attende ancora le istruzioni operative per l’accesso all’Ape sociale per accedere all’anticipo pensionistico a condizione che la/il lavoratrice/lavoratore abbia almeno 63 anni di età e un’anzianità contributiva di 30/36 anni.
Entro lo scorso 20 dicembre sono state presentate le domande di dimissioni volontarie dal servizio con decorrenza 1° settembre 2018, l’Inps a sua volta ha comunicato l’accesso all’Ape sociale ma i lavoratori non hanno ricevuto alcuna deroga neppure dall’ultima legge di Bilancio e quindi sono nell’incertezza più assoluta.
Insomma, come sempre, cose fatte all’italiana, soprattutto per la scuola che ha una sola finestra utilizzabile per l’esodo (31 agosto). In passato, su casi analoghi, il legislatore è intervenuto prevedendo la possibilità, su base volontaria, di cessare il servizio anche in corso d’anno scolastico come è accaduto con l’articolo 1, comma 264 della Legge n. 208/2015 per i “salvaguardati”. Ma adesso il legislatore, oltre ad aver pasticciato le norme sull’esodo, ha altro da fare e, di conseguenza, le lavoratrici ed i lavoratori beneficiari dell’Ape sociale resteranno in servizio … fino a nuova disposizione!
Intanto domani il presidente dell’Inps, Tito Boeri, presenterà il simulatore del prestito volontario in modo che chi ha 63 anni di età e almeno 20 di contributi maturati entro il 1° maggio 2017, potrà calcolar quando uscire prima ed a quali condizioni.
Si può chiedere fino ad un massimo di 3 anni  e 7 mesi di anticipo pensionistico, con l’avvertenza però che più si anticipa e maggiore sarà l’importo da restituire nei successivi 20 anni. In caso di premorienza il debito si estingue, senza gravare sugli eredi, perché nel Taeg sono compresi interessi e premi di assicurazione. (n.b.)

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0308-le-pecche-dei-ds

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-09/02/2018-06:00
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Le pecche dei Ds

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Circostanziata segnalazione di una docente nostra assidua lettrice
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A proposito dell’articolo pubblicato ieri dal titolo “L’USR Sicilia bacchetta, solo a metà, i Dirigenti scolastici!” (leggi Ceripnews del giorno 08/02/2018: http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#0297-usr-sicilia-bacchetta ) una docente, nostra assidua lettrice, con una e-mail ha tenuto a precisare che i pasticci di alcuni Ds non riguardando solo l’utilizzazione impropria dei docenti di sostegno (in caso di ritiro dell’alunno disabile il docente non viene più utilizzato in classe!) e le mancate sostituzioni in caso di assenze brevi, ma il malfunzionamento è diffuso: mancano spesso i progetti per il potenziamento (e siamo ai primi di febbraio!), ed i docenti sono utilizzati con la massima disinvoltura solo per fare le sostituzioni, per non parlare del fatto deplorevole che le ore eccedenti vengano sempre effettuate dai collaboratori del Ds, quindi a loro vantaggio. (La Redazione)

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0297-usr-sicilia-bacchetta

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-08/02/2018-06:00
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L’USR Sicilia bacchetta, solo a metà, i Dirigenti scolastici!

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L’Ufficio ammonisce sull’utilizzazione impropria del docente di sostegno,
ma ignora i pasticci che combinano i Ds in caso di assenze brevi
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Se da un lato è apprezzabile che l’USR Sicilia abbia inviato alle scuole una nota nella quale si afferma che frequentemente il docente di sostegno viene utilizzato in sostituzione dei docenti curriculari assenti, anche in presenza dell’allievo disabile, dall’altro l’USR Sicilia sembra ignorare (anche se lo sanno tutti!) che nelle scuole primarie, in particolare, in caso di assenza dei docenti di 1-2 giorni non si nominano i supplenti e i Ds ricorrono ad ogni espediente possibile per tamponare la disfunzione, creando situazioni anomale e ad alto rischio per l’incolumità degli alunni, la responsabilità delle classi che accolgono altri alunni e soprattutto ledendo il diritto allo studio.
Accade infatti sempre più spesso che Ds – soprattutto nelle scuole con la puzzetta sotto il naso - decida di non nominare il supplente in caso di assenze brevi e procedono con sostituzioni ad ore (il vizio della secondarizzazione nella scuola primaria è epidemico!), ovvero smembrando la classe in altre diverse anche non parallele, spesso sforano il numero massimo degli alunni nelle aule, ma soprattutto procedano a tali operazioni senza alcun provvedimento formale di affidamento dei minori al docente ospitante (che sta zitto e muto!), con grave rischio in caso di incidenti, purtroppo sempre dietro l’angolo.
Certamente la colpa è dei supplenti sempre più rassegnati ad accettare queste palesi omissioni senza fare ricorso; certamente la colpa è dei genitori che stanno zitti e muti, compreso i rappresentanti di classe il cui unico scopo sembra quello di raccogliere soldi periodicamente per dotare la scuola di ogni genere di cancelleria oltre che della carta igienica e del sapore (sic!); ma colpa maggiore è del Ds che non si assume l’onere di una gestione manageriale  corretta e tira a campare giorno dopo giorno!
Sono certo che la dottoressa Altomonte, leggendo questa nota, vorrà intervenire prendendo gli opportuni provvedimenti.
(ninni bonacasa)

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-07/02/2018-06:00
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Gli alunni italiani ignorano i rischi delle tecnologie on line

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Indagine Themis-Cini che ha ascoltato 2.400 docenti di ogni ordine e grado
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I bambini e i ragazzi di oggi convivono quotidianamente con smartphone e tablet ma non sempre sono in grado di usarli nel modo più efficace per la loro formazione; li utilizzano soprattutto per giocare o per comunicare con gli amici, ma poco per informarsi. Meno che mai sono preoccupati da insidie come il cyberbullismo, le molestie o le truffe.
È quanto emerge da un’indagine condotta dal Centro di ricerche Themis nell’ambito di “Programma il futuro”, il piano varato dal Cini, il consorzio delle università italiane che insegnano e fanno ricerca in informatica, in collaborazione con il Miur, per diffondere negli istituti scolastici del Paese le basi scientifiche del pensiero computazionale che ha ascoltato oltre 2.400 docenti di ogni ordine di scuola, da quelle dell’infanzia alle secondarie di secondo grado, con una larga rappresentanza (quasi il 60% dei partecipanti) di insegnanti delle primarie.
I risultati confermano la grande dimestichezza dei bambini e dei giovani con le tecnologie digitali, ma anche che servono più iniziative per favorirne un uso consapevole: per il 43% del campione, gli studenti hanno dimostrato scarsa consapevolezza dei rischi ai quali possono essere esposti con le tecnologie on line, a partire dal bullismo.
L’indagine rileva anche che gli studenti le utilizzano soprattutto per giocare (83,9% del campione), per comunicare con gli amici (56,9%), per ascoltare o scaricare musica (44,7%). I vari device vengono usati per avere informazioni solo da una minoranza di studenti (il 16,9%).
Per i docenti occorre facilitare un uso più informato delle tecnologie (73,1%) per favorire la conoscenza dei rischi correlati ma anche per aumentare la capacità di utilizzarle nel modo più efficace (48,4% degli intervistati). Il piano del Cini coadiuvato dal Miur dal 2014 a oggi ha coinvolto oltre 100mila classi e circa 30mila insegnanti. (La Redazione)

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0277-bandiera-nazionale

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-06/02/2018-06:00
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Giù le mani dalla bandiera nazionale

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Il Tricolore non può appartenere ai razzisti! // Cosa deve fare la scuola
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I fatti di Macerata (saluto romano, tatuaggio nazista, monumento ai caduti, tricolore indossato come un mantello) sono solo un gesto disgustoso di malati politici da tenere a giusta distanza, ma non basta. Bisogna esorcizzare quella predisposizione mentale e culturale che porta alla xenofobia, al desiderio sfrenato di cacciare l’altro “fuori da casa nostra”, con buona pace dei Salvini, da sempre, e dei Berlusconi di turno, più di recente, come si è letto sui quotidiani di ieri!
Sul piano politico va anche detto che non è consentito ai razzisti di turno indossare la bandiera della Repubblica Italiana nata dalla Resistenza, che è stato rinascita e non fascismo!
Alla luce dei fatti maceratesi la scuola – alla luce della nostra Costituzione - deve assolvere al ruolo strategico di “ambiente educativo di apprendimento e di formazione” non solo per i contenuti disciplinari, ma anche e soprattutto per affermare valori, educare al rifiuto della discriminazione, al dileggio verbale, all’aggressione, alla violenza. Insomma deve essere un antidoto contro la conoscenza vera e contro ogni forma di pregiudizio. (n.b.)

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0271-diploma-in-4-anni

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-05/02/2018-06:00
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Diploma in 4 anni, pubblicato l'elenco delle ulteriori 92 scuole ammesse alla sperimentazione

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Si tratta di un’operazione fortemente compromessa dall’attuale campagna elettorale! //
Le scuole siciliane del 1° e 2° decreto
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Sul sito del Miur è stato pubblicato l'elenco delle ulteriori 92 scuole ammesse alla sperimentazione dei percorsi quadriennali di secondo grado, che si aggiungono alle prime 100 rese pubbliche lo scorso 28 dicembre a seguito del bando emanato il 18 ottobre 2017 dal Miur. Ogni scuola potrà attivare una sola classe sperimentale.
Come si ricorderà hanno risposto all’Avviso pubblico per l'ammissione alla sperimentazione del Miur 197 richieste; di esse 100 sono state quelle ammesse da subito, per queste restanti 92 (comunque in basso nella graduatoria di merito!) il Miur ha emanato un decreto di ampliamento, a suo dire “in considerazione della forte rispondenza dei progetti presentati ai criteri e ai requisiti previsti dall'Avviso di ottobre, dell'alta qualità della progettazione e anche per consentire una ancor maggiore diffusione territoriale e varietà di indirizzi coinvolti” e per assicurare un campione più ampio di scuole che consentirà una valutazione scientifica più significativa e attendibile della sperimentazione.
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LE “SPERIMENTAZIONI” SICILIANE

1° Decreto
Liceo “Gonzaga” di Palermo
Liceo “A. Ruiz” di Augusta
Liceo “Ruggero Settimo” di Caltanissetta
Liceo “Mottura” di Caltanissetta

 

2° Decreto
Ist. Sup, di Riposto
Istituto “A. Lincoln” di Enna
Istituto “E. Majorana” di Milazzo
Liceo “Copernico” di Barcellona Pozzo di Gotto
Istituto “Empedocle” di Messina
Istituto “Thomas More” di Palermo
Istituto “Pascasino” di Marsala
Istituto “G. Caruso” di Alcamo


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Una sperimentazione-non-sperimentazione che ha soltanto amputato un anno ai licei, senza toccare il curricolo, senza avere il coraggio di fare una vera e propria riforma del sistema scolastico nazionale a cominciare dall’anticipo a 5 anni della scolarità obbligatoria, gravando le scuole pseudo-sperimentatrici di un onere organizzativo-gestionale oltre che pedagogico-metodologico-didattico che va oltre ogni possibile previsione, senza tenere conto del diritto degli studenti a tempi distesi per l’apprendimento e dei tempi individuali di metabolizzazione dei contenuti, senza adeguarsi al parere – pur se non vincolante – del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione.
In buona sostanza la Ministra ha fatto di testa sua, ha ritenuto opportuno allargare la platea delle scuole partecipanti sfruttando l’occasione che sarebbero pervenute al Ministero richieste anche da parte di alcune Regioni; insomma una sfacciata operazione fortemente compromessa dalla attuale campagna elettorale, che però è la negazione del percorso “snello ed efficace (…) per un approdo più tempestivo all’istruzione universitaria e al mondo del lavoro”, come invece ha dichiarato compiaciuto l’Assessore all’Istruzione della Regione Siciliana ed ex Rettore dell’Università di Palermo Roberto Lagalla.
Alla luce di quanto ho affermato sopra, non ci vuole molto per dedurre che l’approdo finale potrebbe essere invece poco funzionale e molto poco valido didatticamente, dato che i docenti universitari, ex colleghi dell’Assessore, già oggi bollano come “capre” gli studenti che escono dal quinquennale! Chissà, quindi, cosa diranno con l’arrivo ai corsi di laurea degli studenti “sperimentatori”, graziati solo con un anno di studio in meno e non certo arricchiti per la qualità dei contenuti! Quanto allo sblocco lavorativo, è meglio lasciar perdere! Mi chiedo dove lo vede Lagalla il lavoro in Sicilia?
Sarò sgradevole per quanto scritto sopra (l’ex Rettore Lagalla sa bene, per conoscenza diretta, che noi Bonacasa da docenti, da cittadini e soprattutto da persone libere, le cose le diciamo sempre senza usare mezzi termini!). Se poi adesso, approdato alla politica, deve dire che “Tout va très bien, Madame la Marquise”, ne prendo atto, ma aspetto un’eventuale replica, anche perché - come sempre - questa Testata è disponibile ad accogliere opinioni discordanti, purché argomentate sul piano pedagogico-didattico ed organizzativo e non in politichese.

Nel dettaglio, le scuole ammesse sono dislocate: 41 al Nord, 20 al Centro e 31 al Sud e nelle Isole; di esse 69 sono Licei, 23 gli Istituti tecnici. Le scuole statali coinvolte sono 54 e 38 sono paritarie. Le scuole siciliane interessate al provvedimento odierno sono 8.
(ninni bonacasa)
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Per leggere e/o scaricare il Decreto integrale: http://www.miur.gov.it/web/guest/-/diploma-in-4-anni-pubblicato-l-elenco-br-delle-ulteriori-92-scuole-ammesse-alla-sperimentazione

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0261-politecnico-nella-bufera

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-03/02/2018-06:00
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Politecnico nella bufera

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Il CdS censura i corsi solo in lingua inglese
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La sentenza del Consiglio di Stato sui corsi solo in lingua inglese che voleva portare avanti il Politecnico di Milano, in coerenza con quella della Corte Costituzionale, impone all’ateneo un riequilibrio dell’offerta formativa, dato che gli atenei possono affiancare i corsi nelle due lingue (italiano e inglese) ma secondo un criterio di proporzionalità e senza esclusione della lingua italiana.
Si conclude male il tentativo di pseudo internazionalizzazione portato avanti dal Politecnico solo con i corsi in lingua inglese che quasi la metà dei docenti  aveva respinto.
Dopo tutto se l’obiettivo peraltro poco celato era quello di accogliere i giovani che vengono dall’estero, perché questi non possono studiare in italiano?

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Gli studenti stranieri iscritti al Politecnico nell’anno accademico 2016/2017 sono 5.400, quattro anni addietro erano 3.900 e la crescita sarebbe stata favorita dall’introduzione dei corsi in inglese.
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L’Accademica della Crusca esulta per la decisione con cui il Consiglio di Stato ha bollato la proposta del Politecnico  di tenere corsi solo in lingua inglese, ma qualcuno sottolinea – come sempre – l’invadenza dei giudici nella materia e Beppe Sala, sindaco di Milano, attacca a testa bassa contestando la decisione del CdS che ritiene folle e ad elevato rischio di provincialismo e di blocco della cultura del Paese e di rinvio degli studenti in serie B o C parla, addirittura, qualche quotidiano che fa un discorso di parte, pur se bene infiocchettato.
Non mi pare che il CdS abbia censurato i corsi in inglese, ha solo vietato l’esclusività del primato della lingua straniera a scapito della lingua italiana. Quanto poi allo scivolamento in serie B o C degli studenti, viene la voglia di osservare che va elevata la qualità dell’offerta formativa e non solo l’uso della lingua, che è solo un medium comunicativo-espressivo-relazionale. E questo vale per tutti gli atenei e tutte le scuole del Paese!
Relativamente agli attacchi fatti ai giudici di Palazzo Spada (sede del CdS) mi sembrano davvero fuori luogo e senza senso. Per evitare la “ricorsite”, dopo tutto, basterebbe che leggi, circolari, norme, delibere, disposizioni e scelte orientative con ricaduta su terzi, fossero chiare, coerenti e soprattutto pienamente legittime ed inoppugnabili!
Fino a quando ci saranno soggetti con l’Io ipertrofico e compari pari (ci vale per legislatori, dirigenti ed autorità varie), che portano avanti idee bislacche e/o adottano provvedimenti illegittimi, magari imbellettati, da un presunto consenso pseudo universale o da presunta strategia imprenditorial-manageriale o da interpretazioni tutte personali delle norme vigenti, ben vengano i Tribunali amministrativi, il Consiglio di Stato e la Corte Costituzionale con le loro sentenze e le loro decisioni. (ninni bonacasa)

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0251-soluzione-dispersione

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-02/02/2018-06:00
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Soluzione dispersione? Bocciare di meno!

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Gli esperti della Fedeli lo sanno quanto “pesano” le loro proposte?
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Gli esperti della ministra Valeria Fedeli in merito al boom della dispersione scolastica, hanno confezionato una ricettina facile facile:
1) riconsiderare i cicli di istruzione con attenzione allo snodo tra scuola media e biennio del successivo obbligo, in modo fortemente orientativo e con occasioni per il recupero;
2) dedicare maggior “cura” alle studentesse ed agli studenti attraverso una migliore articolazione organizzativa con aule tematiche centrate sul laboratorium e sull’apprendimento contestualizzato;
- dire addio alle bocciature: la meritocrazia punitiva non serve al nostro Paese.
Su quest’ultimo punto viene da chiedersi che cosa ne pensano gli “esperti” della Ministra sulle scelte controcorrente che ha adottato il ministro francese Balquer? Viene solo da chiedersi se questi “esperti” o presunti tali, abbiamo concreta consapevolezza di ciò che hanno scritto e che cosa implichi ogni loro proposta al sistema scolastico nostrano! (n.b.)

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0239-voto-contestato

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-01/02/2018-06:00
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Il voto contestato

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Pajno: «C’è difficoltà di accettare la decisione dell’autorità che trova ulteriore espressione
nei ricorsi con cui talvolta i genitori contestano la bocciatura dei propri figli a scuola»
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Il Tar di Palermo ha respinto un ricorso presentato contro un 9, invece di 10 agli esami, presentato da un genitore canicattinese
I giudici del Tar di Palermo hanno respinto al mittente, anzi al ricorrente, il ricorso che avevano prodotto perché la scuola aveva osato assegnare 9 (= ottimo)  invece che 10 (= eccellente) al figlio ed hanno confermato il giudizio formulato dalla commissione d’esame.
Il caso s’è verificato a Canicattì, nell’Agrigentino, allorché i genitori di un ragazzo avendo rilevato che la commissione esaminatrice aveva deciso per l’ottimo invece che eccellente, hanno presentato un ricorso al Tar di Palermo chiedendo ai giudici di annullare il verbale dei giudizi sulle prove di esame della scuola media frequentata dal figlio e consentire allo stesso di fregiarsi di un meritato (forse!) eccellente, quindi 10 su 10, invece che appena 9 su dieci.
Il ricorso è stato respinto dai giudici del Tar, con la motivazione, che il giudizio finale di 9/10 si presenta «coerente con quelli di ammissione e con quelli conseguiti nelle prove d’esame, tanto più che il voto di 10/10 presuppone il raggiungimento dell’eccellenza in tutte le prove, e nel caso di specie, la valutazione delle prove di lingua straniera (inglese+francese) era alquanto deboluccio, tanto da essere definito “per lo più” e non “totalmente” corretto!
Ma questo, a quanto pare, per i genitori dall’io ipertrofico,  non sarebbe stato ostativo per prendere la “eccellenza” nel giudizio! I giudici, per fortuna hanno preso la giusta decisione condannando i genitori a pagare le spese legali quantificate in mille euro.
Da monito le parole pronunciate dal presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, all’inaugurazione dell’anno giudiziario amministrativo, secondo cui c’è «difficoltà di accettare la decisione dell’autorità» che «trova ulteriore espressione nei ricorsi con cui talvolta i genitori contestano la bocciatura dei propri figli a scuola»! (n.b.)

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