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03249-sindaca-mensa-soluzione-leghista

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-16/10/2018-06:00
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La sindaca, la mensa e la “soluzione” leghista

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Adesso potrà bastare anche l’autocertificazione in “buona fede”
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Ci voleva proprio l’intervento dei due vicepremier per sgonfiare il caso dell’asilo di lodi che nega la mensa e lo scuolabus ai bambini stranieri?
Ci voleva proprio che i duo gialloverde “scoprisse” l’autocertificazione al posto dei formali certificati di nullatenenza all’estero?
Ci voleva una fulminea raccolta di ben 60mila euro per pagare la retta ai figli degli immigrati?
Certo che no!
Alla soluzione della dichiarazione “in buona fede” da parte degli interessati ci poteva arrivare anche l’usciere del comune di Lodi oltre che la sindaca leghista tanto brava e tanto difesa da Salvini.
Alla soluzione della dichiarazione ci poteva arrivare certamente la sindaca anche prima che il vicepremier Di Maio affermasse innanzi tutto il diritto alla tutela dei bambini.
E si poteva evitare di far parlare a vanvera di il ministro della Famiglia (lo sapevano che esiste nel governo Conte anche questo ministero?) secondo cui “con l’immigrazione si diluiscono le identità e avanza l’omologazione”.
Certamente i termini come razzismo o apartheid sono pesanti, ma pesano anche le scelte idiote e la sindaca leghista ci deve ancora spiegare perché basta l’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) per i cittadini della Ue, mentre per i cittadini ex comunitari va prodotta la documentazione aggiuntiva che dimostri di non possedere alcun immobile nel Paese d’origine.
E noi continuiamo a ribadire con forza la nostra tesi: cosa facciamo per i cittadini italiani che spacciano Isee in regola per restare nella fasci agevolata e che hanno proprietà, beni e quattrini all’estero? Perché tutti questi non debbono produrre la documentazione aggiuntiva o pagare 5 euro per ogni pasto e 210 euro a trimestre per lo scuolabus ed i figli degli extracomunitari tutti squattrinati sono esclusi dai servizi scontati e debbono pagare la quota più alta?
Non male l’idea di Martina (Pd) per organizzare una manifestazione  antirazzista, ma sarebbe interessante sapere nel 2017 quando il comune di Lodi cambiò la regole pro-contro gli immigrati, dov’era tutta l’opposizione! (n.b.)

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03239-sindaca-mensa

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-15/10/2018-06:00
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La sindaca e la mensa scolastica

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Vergognosa scelta leghista contro i bambini stranieri
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Il Comune di Lodi ha approvato una delibera che obbliga i cittadini stranieri a presentare la richiesta di accesso agevola alla mensa scolastica non solo con l’Isee sui redditi italiani, ma anche una certificazione delle eventuali proprietà possedute all’estero!
Senza questi documenti, non sostituibili con autocertificazione, e difficili da reperire da parte di ogni famiglia straniera, si perde l’agevolazione e si devono pagare tariffe più alte (5 euro a pasto):
E così 300 bambini di origine straniera non accedono più alla mensa, si portano il panino d casa e mangiano (cosa gravissima) in ambienti diversi dai loro compagni.
Strano che la sindaca leghista non chieda la stessa documentazione ai suoi concittadini, compreso quelli che hanno proprietà e capitali all’estero!
Quanto poi alla palese discriminazione fra bambini, con buona pace della Convenzione Onu sui diritti del fanciullo (ratificata in Italia nel 1991) che afferma che tutti i minori residenti nel nostro Paese hanno pari diritti nell’accesso alla salute e al benessere psicofisico e quindi anche poter mangiare alla mensa scolastica, nessuna parola.
Dopo tutto che cosa ci si aspettava da una giunta leghista che procede ad immagine e somiglianza del suo leader Salvini che in fatto di razzismo, xenofobia, respingimenti e mancata integrazione dà punti a tutti?
Viene anche da chiedersi quale sarà la mossa, semmai ce ne sarà una, del premier Conte e del suo ministro Bussetti. (n.b.)

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03219-veneto-storia-storia

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-13/10/2018-06:00
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Il Veneto studia la storia, la Sicilia fa i conti con le scuole sgarrupate
e la dispersione

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Che fine ha fatto la legge regionale sul diritto allo studio?
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La regione Veneto ha intrapreso un cammino virtuoso per lo studio della storia venetista nelle scuole e martedì prossimo nella Sala Capitolare della Scuola Grande di San Rocco a Venezia, ci sarà la firma tra il governatore Zaia e il ministro Bussetti di un protocollo d’intesa “per lo sviluppo delle competenze degli alunni in materia di storia e cultura del Veneto”.
Il programma di studio, che verterà principalmente sulla storia della Repubblica Serenissima è già stato preparato dall’Ufficio scolastico regionale, quando era guidato da daniela Beltrame, poi trasferita a Roma (oggi la sede è vacante).
La nuova materia verrà introdotta in tutte le scuole di ogni ordine e grado e verrà svolta durante le ore riservate all’autonomia scolastica.
La Sicilia, invece, che si limita a fare i conti con le scuole sgarrupate e la dispersione scolastica, non solo non affronta lo studio del dialetto siciliano che è lingua, ma neppure lo studio delle tradizioni popolari.
Meno che mai affronta la questione principale: la legge sul diritto allo studio, alla formazione e al lavoro, di cui l’assessore Lagalla nei mesi scorsi, aveva annunciato il suo inizio del cammino parlamentare.
In compenso, giusto per fare spettacolo a Roma quanto a Palermo, si firmano protocolli sullo sviluppo/potenziamento del tempo pieno anche per combattere la dispersione scolastica.

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03211-affondo-contro-le-maestre

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-12/10/2018-06:00
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Affondo di Valentina Aprea (FI) contro le maestre

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Non male per una ex insegnante ed ex direttrice didattica
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Critiche della componente della Commissione Istruzione della Camera, la deputata Valentina Aprea (FI) sulle scelte per il concorso straordinario destinato alla scuola dell’infanzia e primaria secondo la quale sarebbe una sanatoria per immettere in ruolo quarantenni e oltre, determinando “problemi a livello didattico”.
Così parla un’ex insegnante elementare ed ex direttrice didattica, alla quale osiamo chiedere che differenza fa sul piano didattico, appunto, fra un’insegnante ultraquarantenne, che insegna comunque, se sia di ruolo o meno!
Ma a quanto pare per Valentina Aprea la differenza c’è e la deputata forzista,  già sottosegretario al MIUR (governo Berlusconi) e già assessore al Lavoro e all’Istruzione della Regione Lombardia, oggi componente della VII commissione Cultura, Scienza e Istruzione della Camera dei deputati, e attacca a testa bassa proprio il concorso straordinario per Infanzia e Primaria ignorando la genesi del problema, la sua evoluzione (anzi involuzione per colpa dei governi Renzi-Gentiloni), la sentenza del dicembre scorso del CdS, la deroga di 120 giorni adottata ed ora l’esigenza di un concorso straordinario per sanare una situazione insanabile, come unico e solo male necessario e possibile da adottare.
Per corroborare e dare forza alla sua tesi alquanto opinabile eccoti la tirata in ballo del “divario digitale con le nuove generazioni” e con i troppi anni di differenza fra i bambini e i docenti, che certamente dovranno appartenere a tutte le fasce d’età. E noi torniamo a fare la stessa domanda di sopra: che differenza fa sul piano didattico, appunto, fra un’insegnante ultraquarantenne che insegna comunque se sia di ruolo o meno?
Davvero stranezze della politica d’opposizione o retroterra culturale gretto emergente per la circostanza? (n.b.)

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03199-tunnel-ministeriali

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-11/10/2018-06:00
 
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Tunnel ministeriali

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Le bufale dalla Gelmini a Toninelli
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Dopo la bufala dell’ex ministro Mariastella Gelmini che immaginò l’esistenza di un tunnel tra il Cern di Ginevra e il Gran Sasso, su cui si fece ironia per mesi, il ministro Danilo Toninelli ha ipotizzato il tunnel del Brennero che però non esiste e che quindi non può essere utilizzato per il trasporto di merci su gomma come afferma lui!
Chissà se questa bufala sarà oggetto di pari ironia sul web?
Va detto che i tempi sono cambiati e bisogna stare tutti con la bocca tappata, stampa compresa, dato che da quando il M5S è al governo si è reso protagonista di una escalation di attacchi e minacce alla stampa! (n.b.)

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03179-smartphone-ai-ragazzini

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-09/10/2018-06:00
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Smartphone ai ragazzini? Sì, ma con cautela!

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Chi non lo possiede si sente escluso dagli amici
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Già con la prima comunione, se non prima ancora, i ragazzini della scuola primaria possiedono uno smartphone. Ma è giusto? E soprattutto quali interventi si possono adottare per limitare i danni?
Ne la un’ampia rassegna la testata Libertà di ieri che affronta la questione sotto vari punti di vista partendo dall’utilità dei social spesso usati e spesso censurati a scuola, ma che servono anche per annotare i compiti e per non essere soli nel tragitto scuola-casa, dato che le cabine del telefono sono “oggetto da museo” e le metropoli sono pieni di imprevisti e quando i genitori lavorano entrambi per tutto il giorno il telefonino permettere di sentirsi spesso e per ogni necessità.
Attenti all’età – La testata sconsiglia il cellulare per i più piccoli, sì invece per i ragazzi che frequentano le scuole secondarie anche per organizzare la propria socialità, muoversi più sicuri fuori casa e per essere in contatto con la famiglia.
Parental control – Per dare sicurezza ai genitori viene suggerito di installare browser con liste di siti visitabili che si trovano nella parental control e si possono anche scegliere le parole chiave da eliminare e i siti da non consultare.
Occhio alla cronologia – Anche la cronologia nel browser p utile perché permette di controllare i siti consultati con lo smartphone; il controllo funziona se i genitori non svelano il sistema ai figli. L’alternativa è fare un patto chiaro con i figli di non cancellare la cronologia, ma ci sono servizi a pagamento per permetto nodi bypassare il problema.
Youtube, il prediletto – Poiché Youtube è il prediletto dai ragazzini, la testata suggerisce la selezione nella stessa schermata, ma è più importante avere sempre un confronto franco con i propri figli e guardare assieme a loro i prodotti senza criticarli, anche per evitare fenomeni di bullismo dilaganti con video e foto. In ogni caso non bisogna lasciarli a lungo da soli davanti allo schermo.
Social sotto controllo – Anche Snapchat, Whatsapp e Facebook che sono vietati ai minori di 13/16 anni (ma l’uso è dilagante!) vanno tenuti sotto controllo, bisogna documentarsi e parlare apertamente con i ragazzi ricordnandolo loro che la rete non è virtuale e che nella rete resta tutto, dalle foto ai video di commenti. E’ bene quindi pensarci bene prima di postare immagini o testi.
Timer per lo spasso – Sempre per fare discorsi chiari, bisogna fissare un tempo massimo per la fruizione e la connessione, poi il telefono si spegne. E’ dimostrato, infatti, che una volta connessi i ragazzi non smettono più e fanno passare ore a scapito della loro socializzazione e soprattutto dello studio.
Consapevoli & Informati – A queste condizioni si può dare in mano ai figli il cellulare, ma soprattutto parlare con essi fin da piccoli riferendo loro i casi di cronaca: adulti che adescano bambini on line, fenomeni di bullismo, ecc. e consultare il sito della Polizia Postale per maggiori informazioni sui tempi più rischiosi connessi con internet, dai social network al cyber bullismo alla pedofilia online.

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03159-scuola-legge-bilancio

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-08/10/2018-06:00
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Scuola, nella Legge di bilancio meno 100 milioni di euro

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Il taglio alle ore di Alternanza Scuola Lavoro vale 50 mln di euro

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Il primo provvedimento che la Legge di bilancio dedica alla scuola è un taglio. Annunciato dai tempi dell’ultima campagna elettorale, ora previsto nel dettaglio. Ne dà ampio resoconto Corrado Zunino sul quotidiano La Repubblica, precisando che il primo e più grosso taglio riguarda l’Alternanza Scuola Lavoro (ASL) che scendono a 90 ore per gli studenti liceali, 150 per quelli degli istituti tecnici e 180 per i professionali, con un risparmio di 50 milioni di euro. La riduzione oraria partirà dall’anno scolastico 2019-2020. Gli alti tagli riguardano fondi non utilizzati e soprattutto la sanità.
Le ore di ASL dovranno essere impiegate per progetti coerenti con l’indirizzo di studio. E, dopo l’approvazione del Mille-proroghe è già legge, l’esperienza maturata nelle ore di alternanza non sarà più oggetto dell’esame di maturità.
Finisce così, ancora prima di entrare a regime, una delle novità introdotte dalla riforma detta della Buona Scuola, ridimensionata nell’importanza e soprattutto nel numero di ore.

Nel Def si parla, ancora, di “nuovi strumenti per l’aggiornamento continuo e la valorizzazione professionale del corpo docente” e di un freno ai trasferimenti degli insegnanti, trasferimenti “che limitano un’adeguata continuità didattica”. Un articolo si occuperà della “formazione in servizio” del personale di segreteria delle scuole. Su questo fronte – continuità didattica e ruolo delle segreterie – l’avvio dell’anno scolastico è stato particolarmente difficile.

Sensibile alla questione, il ministro Bussetti, laureato in Scienze motorie, introdurrà in Legge di bilancio la presenza di laureati in Scienze motorie e diplomati ISEF fin dalla scuola primaria.

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03109-tre-milioni-e-mezzo-studenti-in-fuga

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-05/10/2018-06:00
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3 milioni e mezzo di studenti in fuga: dispersione scolastica vera emergenza sociale, ma a quanto pare non interessa a nessuno

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Dal 1995 a oggi tre milioni e mezzo di studenti su undici hanno abbandonato la scuola. Il costo è enorme: 55 miliardi di euro

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Per ogni ciclo quinquennale dal 1995 ad oggi, sono mancati all’appello di anno in anno nella scuola secondaria superiore statale tra i 150 e i 200 mila studenti che si erano iscritti cinque anni prima: tra il 25 e il 35%. Erano iscritti al primo anno, non c’erano più al quinto.
Il trend fortunatamente è in diminuzione, dal 35% del 2000-2001 al 24,7% del 2017-2018, ma dei 
590 mila adolescenti che a settembre hanno varcato per la prima volta l’ingresso delle scuole superiore statali, almeno 130 mila 
non arriveranno al diploma.
Tirando le somme, dal 1995 al 2013-14, anno in cui è iniziato il ciclo scolastico che si è concluso quest’anno, e quindi negli ultimi 19 cicli scolastici, 3 milioni e mezzo di ragazzi italiani iscritti alle scuole superiori statali non hanno completato il corso di studi.
Gli istituti professionali sono quelli nei quali si registra il più elevato tasso di dispersione (32,1%), seguiti dagli 
istituti tecnici (27,3%), dai licei artistici (20,6%),delle scienze umane (18,0%), scientifici (19,8%) e classici (17,7%).

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03099-tempo pieno-al-sud

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-04/10/2018-06:00
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Il tempo pieno (che non c’è) al Sud

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La disponibilità del Miur c’è, bisognerà vedere come reagiranno i comuni siciliani
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In diverse interviste rilasciate in questi giorni dal ministro dell’istruzione Marco Bussetti il punto centrale è stato il potenziamento del tempo pieno della scuola primaria che, come si sa, non è mai attecchito al Sud, con l’eccezione della Basilicata.
Il ministro ha dichiarato tutta la disponibilità dell’amministrazione scolastica a sostenere la diffusione del tempo pieno nelle regioni povere di questa opzione organizzativa.
«In Sicilia, osserva la testata TuttoscuolA.com ( www.tuttoscuola.com ), in occasione della sottoscrizione dell’accordo di programma con il governatore Musumeci, ha dichiarato: “Dare più tempo scuola significa offrire maggiori occasioni di crescita. Più competenze, più conoscenze, più stimoli. Più strumenti per affrontare la vita di tutti i giorni e il futuro. Significa aiutare le famiglie e costruire condizioni di uguaglianza anche in territori svantaggiati. Finora non sono mancati alla Sicilia fondi e risorse per l’attivazione del tempo pieno e per politiche di contrasto alla dispersione scolastica. Eppure evidentemente non sono stati impiegati in maniera adeguata. Adesso c’è una regia precisa e strategica: MIUR e Regione Siciliana lavoreranno insieme per evitare uno sperpero di risorse e per garantire un futuro di opportunità e crescita a ogni studente”.
A causa del calo demografico, negli ultimi tempi la Sicilia ha perso ogni anno mediamente 120 posti comuni di scuola primaria e altrettanti ne perderà nei prossimi anni.
Per l’amministrazione scolastica, qui e in altre regioni meridionali colpite dal calo demografico ma anche da una forte emigrazione di giovani, è possibile, a costo zero, riconvertire quelle quote di organico in uscita in posti per il tempo pieno.
Ma la disponibilità di posti non basta, perché per costruire il tempo pieno ci vogliono soprattutto strutture e servizi, condizione basilare per sostenere questa impegnativa formula di organizzazione del tempo scuola. Spazi didattici, locali idonei per la refezione, servizi di mensa e potenziamento del trasporto scolastico: sono i Comuni, non lo Stato, a dovere dare risposte pertinenti.»
È quello che per decenni è mancato nelle aree meridionali: l’azione convinta e responsabile degli Enti Locali. La disponibilità del Miur c’è, bisognerà vedere se si smuoveranno dall’indifferenza i Comuni siciliani.

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03089-statali-arriva-denuncia-online

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-03/10/2018-06:00
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Statali, arriva la denuncia online per gli illeciti sul posto di lavoro

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A quasi un anno dall'approvazione della legge sul «whistlebiowing», che rafforza a livello nazionale le tutele per chi denuncia illeciti sul posto di lavoro
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Transparency International Italia mette a disposizione delle pubbliche amministrazioni uno strumento informatico per proteggere l'anonimato dei segnalanti. L'iniziativa, realizzata m collaborazione con il Centro Hermes per la Trasparenza e i Diritti Umani Digitali, fa sì che i dipendenti di un ente pubblico possano comunicare con il proprio responsabile anticorruzione nascondendo la loro identità. Condizione spesso necessaria per proteggere il segnalante da possibili ritorsioni o pressioni sul posto di lavoro.
In Italia ci sono più di 22 mila enti pubblici, la maggior parte dei quali di piccole dimensioni che non necessariamente hanno le risorse umane ed economiche per attivare una piattaforma informatica in maniera autonoma e per questo motivo l’iniziativa di Transparency International Italia tende a colmare, a costo zero, il vuoto tecnologico seguito dall'approvazione della legge sul whistlebiowing, che introduce anche l'obbligo da parte delle P.a. di dotarsi di sistemi di segnalazione in grado di garantire maggiore sicurezza e confidenzialità del processo di segnalazione. Sistemi ancora poco diffusi sul territorio, nonostante ü rapido aumento delle segnalazioni registrato anche dall'Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), che nei primi cinque mesi del 2018 ha ricevuto 621 segnalazioni contro le 893 di tutto l'anno precedente.

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03073-italiani-analfabeti-finanziari

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-02/10/2018-06:00
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Il 63% degli italiani “analfabeta” finanziario

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In questo mese 200 eventi per informarsi

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In questo mese di ottobre oltre 200 appuntamenti gratuiti in tutta Italia per imparare a gestire al meglio le risorse finanziarie personali e familiari e approfondire i temi del risparmio, degli investimenti, delle assicurazioni e della previdenza.
È il programma del 
Mese dell’educazione finanziaria , l’iniziativa lanciata dal Comitato per la programmazione e il coordinamento delle attività di educazione finanziaria e presentata venerdì scorso al ministero dell’Economia.
Anticipa le iniziative Alessia Tripodi sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” che dettaglia il programma:
“”” Obiettivo delle attività è far crescere l’alfabetizzazione finanziaria degli italiani che, secondo l’indagine S&P Global FinLit Survey sulle conoscenze degli over 15 in 140 paesi, mostra gravi lacune, con il 63% dei nostri connazionali che non possiede le conoscenza finanziarie di base. Il programma presentato al Mef prevede eventi rivolti a tutti: dai bambini in età prescolare, agli studenti delle superiori e universitaril, fino ai piccoli imprenditori, per offrire a tutti l’opportunità di accrescere le proprie conoscenze.
Nel nostro Paese, ha spiegato 
il direttore del Comitato, Annamaria Lusardi , citando i dati dell’indagine internazionale, solo il 37% degli over 15 ha chiari i concetti base di inflazione, tasso di interesse e diversificazione del rischio, mentre in Canada, Germania e Stati Uniti la percentuale supera il 60%. Il livello degli italiani è inferiore anche a quello dei russi e dei sudafricani.
Promotori delle iniziative di educazione sono le 10 istituzioni che compongono il Comitato (oltre al Mef, i ministeri di Lavoro, Istruzione, Sviluppo economico, Bankitalia, Consob, Ivas, Covip, Organismo dei consulenti finanziari e Consiglio nazionale dei consumatori), che porranno particolare attenzione al pubblico femminile, visto che su questo tema, secondo i dati, c’è un significativo “gender gap”, ovvero un divario di genere. Se nel mondo, infatti, il divario tra le conoscenze di base tra uomini e donne è di 5 punti, in Italia questo raggiunge i 15 punti. E il nostro Paese è l’unico nel quale si registra una differenza di genere sulle conoscenze economiche finanziarie anche tra i 15enni. Una scarsa preparazione finanziaria che, secondo l’indagine, deriva probabilmente anche dai programmi scolastici, che nella stragrande maggioranza dei casi non contengono gli elementi minimi per questa conoscenza.

Nel programma degli eventi è compresa anche la “World Investor Week” (1-7 ottobre), la manifestazione internazionale promossa dall’International Organisation of Securities Commissions (IOSCO), il forum delle autorità di regolamentazione e di vigilanza sui mercati finanziari coordinato in Italia dalla Consob.”””

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03057-scuola-a-colori-novara

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-01/10/2018-06:00
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La scuola a colori di Novara

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Al Convitto “Carlo Alberto” di Novara i pensieri si scrivono sui muri
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Don Lorenzo Milani l’aveva capito: le pareti scolastiche servono per scriverci sopra e lui aveva cominciato con scrivere “I care”. A Novara, al Convitto “Carlo Alberto” il preside ha trasformato le pareti in lavagna, pareti-manifesto, si direbbe, dove gli scolari dalla scuola primaria al liceo scientifico, possono scrivere i loro pensieri.
Il progetto è partito l’anno scorso con la costituzione di un gruppo di progetto composto da insegnanti di tutti gli ordini e gradi di scuola, ragazzi, un pedagogista ed un architetto.
Vagliate tante proposte s’è arrivati alla fase attuativa con pareti dipinte azzurro mare (rilassante), arancione (per infondere vivacità) e multicolore per esprimere tante emozioni.
La pittura utilizzata, tutta rigorosamente lavabile, ha previsto al centro della parete un riquadro in cui i ragazzi verranno invitati ad esprimere i loro pensieri su temi che di volta in volta cambieranno.
Nelle prossime settimane verrà allestito anche il “corridoio della comunicazione”: alle pareti verranno disegnati tutti gli strumenti usati per comunicare, dai segnali di fumo ai tamburi fino ai social e l’ultimo disegno sarà un grosso punto interrogativo, uno stimolo per invitare i ragazzi a riprendere il controllo della comunicazione, a farla tornare reale, interpersonale.

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03047-ministro-bongiorno-riforma

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-29/09/2018-06:00
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Il ministro Giulia Bongiorno spiega la sua riforma

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Un concorso all'anno per reclutare statali preparati
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L’età media dei dipendenti statali è di 52 anni, 56 per i dirigenti e per un paese che vuole fare la riforma digitale è un grosso problema, come pure la discontinuità nei concorsi.
La senatrice leghista Giulia Bongiorno, ministro della pubblica amministrazione, già avvocato di successo, è certa che uno dei punti deboli dell'attuale P.a. è l’età di chi vi lavora; un problema che si risolve solo con concorsi regolari aperti ai giovani e così punta a fare un concorso ogni anno con criteri ben precisi e per reclutare personale giovane dando priorità a figure professionali nell'ambito della digitalizzazione, della semplifìcazione dei processi e dei procedimenti amministrativi e della qualità dei servizi, nella gestione dei fondi strutturali europei, della contrattualistica pubblica e del controllo di gestione.

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03037-vergogna-solo-vergogna

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-28/09/2018-06:00
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Vergogna, solo vergogna!

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Avviata un’ispezione per fare a pezzi una scuola media emiliana
dove un ragazzino ha scritto “Come cacciare Salvini”
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Se dovesse risultare vero che il ministro Marco Bussetti ha avviato un’ispezione per fare a pezzi una scuola media emiliana dove un ragazzino ha scritto “Come cacciare Salvini” sarebbe davvero il colmo, anzi sarebbe una vera e propria vergogna; ancora di più perché il vicepremier ha chiesto verifiche sulla vicenda!
Il quaderno di un ragazzino di prima media diventa un caso da regime fascista, con censura d’obbligo, mentre si tratta solo di una domanda affatto polemica ed in ogni caso non è un caso! Lo afferma il direttore generale dell'Ufficio scolastico regionale per l'Emilia-Romagna, Stefano Versari, «non esiste nemmeno». Nessun tema assegnato dall'insegnante, come denuncia la Lega. Ogni alunno doveva esprimere un desiderio e trascrivere sul quaderno anche i desideri dei compagni. Un ragazzino ha espresso quello anti Salvini.

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03017-comparsate-televisive

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-27/09/2018-06:00
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Comparsate televisive

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Cosa dice il Ministro sulla Scuola, i Docenti, i Genitori e gli Alunni
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La comparsata del ministro Marco Bussetti a “Fuori TG” di Rai3, con invito a ritornare presto e promessa di esserci, è stata la cartina di tornasole di chi non vuole (o non sa) dire ciò che sa e non sa, e quello che sa, meno che mai, lo dice con toni accattivanti e convincenti.
Distaccato come non mai, forse anche imbarazzato (per la serie che cosa ci sto a fare io qua, seduta sul divano damascato!) il Ministro ha riposto alle tante domande poste con affermazioni di repertorio, senza concretezza, senza dare certezze, insomma, senza dire nulla!
La perla più grossa, però, è stata l’affermazione che se un genitore si scaglia contro gli insegnanti probabilmente la colpa è della scuola che non ha comunicato per tempo alle famiglie le valutazioni negative dei figli!
Un’affermazione gravissima da parte di un ex docente ed ex provveditore che palesa tutta una serie di “non detto” e chiarisce, ma non giustifica, certi comportamenti milanesi.
Quanto ai genitori-bulli, “si tratta di casi isolati – ha detto il Ministro – e quindi occorre migliorare le relazioni con le famiglie, in modo che vengono maggiormente coinvolte e attenzionate rispetto al percorso dei loro figli, perché se questi hanno problemi serve una maggiore collaborazione tra scuola e genitori”.
Insomma la colpa dei ragazzi-bulli e dei genitori-bulli sta nella mancata comunicazione tra scuola e famiglia (forse questo pistolotto glielo ha suggerito Casalino, il grande comunicatore pentastellato!) senza tenere in alcun conto le mille ed una variabili che ci sono nella mancata relazione-rapporto scuola-alunni-genitori che prescinde dalla comunicazione e si centra sulla perdita di stima (se si vuole rispetto!) dell’istituzione e di chi la rappresenta, docenti, personale ATA e Dirigente compreso.
Tutto questo non è certo accaduto per carenza di messaggi positivi, ma solo per colpa dello Stato che non ha saputo e voluto dare quel riconoscimento di status a tutto il personale della scuola, a cominciare dal salario.
Quanto al ruolo del Consiglio di classe, anche in questo caso, le perle bussettiane non mancano: sarebbe colpa del team docenti se accadono certi episodi dato che è il Consiglio “che lavora attorno allo studente,  fa una programmazione, decide gli interventi interdisciplinari per migliorare l’offerta formativa; ma certamente, i casi accaduti sono campanelli d’allarme su cui intervenire”.
Insomma risposte general-generiche da temino concorsuale espresse da un candidato, peraltro, abbastanza impreparato.
Per restare in tema, il Ministro ha affrontato anche la questione concorso per neo Ds sostenendo ancora una volta – e sempre a parole – che si cercherà di velocizzare le procedure in modo da poter insediare i vincitori il 1° settembre prossimo.
Come? Si vedrà? Intanto s’è perduta la finestra dei primi decreti per infilare le norme emendative al concorso in fase di espletamento.
Domani, dopo tutto, è un altro giorno. (n.b.)

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02997-bussetti-professori-in-cattedra

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-26/09/2018-06:00
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Bussetti: Professori in cattedra, sufficiente la laurea

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Il Ministro vuole un sistema agile e veloce per sopperire al fabbisogno di docenti
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Sul reclutamento si cambia ancora. Non ha fatto in tempo ad entrare a regime la formazione iniziale e tirocinio, il famigerato Fit (proprio in questi giorni il MIUR ha diramato istruzioni sul terzo anno), e il ministro dell'istruzione, Marco Bussetti, annuncia la controriforma: troppi tre anni post lauream, serve un sistema più agile e veloce per sopperire al fabbisogno di nuovi docenti.
Di conseguenza ecco il progetto Bussetti: integrazione con esami ad hoc del percorso di laurea e poi concorso. Chi lo supera va in cattedra.
Secondo il Ministro, il nuovo reclutamento dovrebbe partire già il prossimo anno con l'obiettivo di reclutare docenti più giovani. E senza gli errori di programmazione di quest'anno, quando di 57 mila assunzioni a tempo indeterminato autorizzate dal MEF ben 32 mila sono rimaste senza candidati!

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02987-lezione-di-educazione-civica

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-25/09/2018-06:00
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A lezione di educazione civica: farla ritornare obbligatoria a scuola

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Seminario nazionale il 6 ottobre presso la Cittadella della musica di Civitavecchia
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Il prossimo 6 ottobre, su iniziativa di Apidge, si troveranno finalmente di fronte tutti i parlamentari promotori di disegni di legge in tema di Educazione Civica nella presente Legislatura per un aperto e costruttivo confronto dopo il primo convegno sull’Educazione civica promosso dall’Associazione Professionale dei Docenti di Discipline Giuridiche ed Economiche (APIDGE), sul tema “A lezione di Costituzione”.
In occasione del 70° anniversario della Carta Costituzionale, si è  constato che il 68% degli studenti non conosce la distinzione di compiti e ruoli tra il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio, non avendo letto e studiato la Costituzione italiana, perché non gli è stata insegnata; considerando che più di 6.000 docenti di Scienze giuridiche ed economiche sui 18.000 presenti nei ruoli dell’Amministrazione non vengono utilizzati in attività di insegnamento, ma utilizzati dalle come organico di potenziamento (per supplenze o per il sostegno, anche senza titolo specifico). Perché viene sprecata una così ricca risorsa professionale?
L’ora di Cittadinanza e Costituzione sarà il tema del Seminario che si svolgerà – come già detto - il prossimo 6 ottobre presso la Cittadella della musica di Civitavecchia dove Apidge continua a promuovere i festeggiamenti per i Settant’anni della Costituzione nell’ambito delle manifestazioni dell’International Tour Film Festival.

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02969-guerra-slow-food-allo-spreco

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-24/09/2018-06:00
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Guerra di Slow Food allo spreco

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In un anno ha il costo di 88 milioni di tonnellate il cibo buttato e questo è un dato impensabile che costa 143 miliardi di euro
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In un anno ammonta a 88mln di tonnellate il cibo buttato, con un costo di 143 miliardi di euro
L'ultima sfida di Slow Food sarà lanciata oggi, 24 settembre, a conclusione del Salone del Gusto con l’obiettivo di cambiare modo di consumare per contrastare il cambiamento climatico; dobbiamo farlo per la biodiversità, per garantire l'accesso ai saperi, per la tutela della donna.
Solo una transizione all'economia circolare, attraverso food policy interromperà uno spreco che a livello mondiale vale 2.600 miliardi di dollari all'anno e che costituisce «lo scandalo del XXI secolo». In un anno ha il costo di 88 milioni di tonnellate il cibo buttato e questo è un dato impensabile che costa 143 miliardi di euro.
Nell'ottobre 2017 la Commissione ha emanato le linee guida su sicurezza e igiene alimentare applicabili alla donazione del cibo e il 30 maggio gli Stati membri si sono impegnati a ridurre i rifiuti alimentari e a monitorare i progressi. Pur non essendoci ancora obiettivi vincolanti gli Stati membri devono pubblicare i programmi di prevenzione e di misurazione comune che sarà adottata entro marzo 2019; le prime relazioni degli Stati membri sono previste nel 2022.
Inoltre la Commissione prenderà in considerazione la possibilità di fissare obiettivi di riduzione dei rifiuti alimentari a livello Ue che dovranno essere soddisfatti entro il 2030.

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02959-scandalo-a-madrid

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-22/09/2018-06:00
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Scandalo a Madrid per gli esami facili degli avvocati italiani

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Indagine della Procura su 500 titoli assegnati ad aspiranti legali
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All’Università Rey Juan Carlos gli italiani che puntano alla conquista di un titolo facile sono a frotte! Ogni anno in migliaia viaggiano in Spagna per evitare l'esame per avvocato e dopo poche ore si può tornare indietro con il risultato in mano! E così 500 sono diventati avvocati, anzi «abogados», con un solo viaggio in Spagna e titolo riconosciuto in Italia, mentre per essere riconosciuti ufficialmente in Italia servono tre annie con un esame che viene superato mediamente dal 30% degli iscritti.
Costo stimato dell'operazione: 11 mila euro per viaggio + tasse + altro ancora non precisato.
La pratica è sempre più diffusa, ma legale; però la Procura di Madrid sta indagando sui rapporti tra le agenzie che gestiscono questi migranti del diritto e le università spagnole che assegnano i titoli. Il caso dei 500 italiani è stato aperto dopo la denuncia raccolta dell'Osservatorio spagnolo contro la corruzione.
Il fenomeno ovviamente non si limita al caso in esame, ma va esteso e di molto, visto che sono migliaia ogni anno i connazionali che per evitare l'esame di Stato accedono alla professione andando in Spagna, e qualche volta solo virtualmente.
Le cifre non sono ufficiali, ma una consigliera dell'Ordine di Roma, ogni volta in cui assiste al giuramento dei nuovi avvocati fa una sua statistica e nell’ultima tornata su 29 persone, 19 erano passati per la Spagna! Piccoli dati, ma molto significativi, «gli "abogados" aumentano sempre di più», dice la consigliera, nonostante che dal 2011 sia stato messo qualche paletto al turismo dei titoli.

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02949-neet-sicilia-campania-peggiori-ue

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-21/09/2018-06:00
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Neet, Sicilia e Campania peggiori nell'Ue

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È il dramma dei giovani che non studiano ne lavorano: 39 su 100
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Sicilia e Campania peggiori: é il dramma dei giovani che non studiano ne lavorano: 39 su 100, i c.d. Neet. Per Eurostat l'Italia anche nel 2017 è maglia nera d'Euro Grecia al 21, Spagna 17. Fenomeno minimo in Olanda: 5 per cento.
Male, oltre a tutto il Mezzogiorno, Lazio, Piemonte e Liguria.
Nell'Europa continentale, però, non c'è un territorio paragonabile al Sud Italia, con la Sicilia maglia nera al 39,6% e la Campania subito dietro al 38,6%.
L'Italia, nel suo insieme, resta la peggiore d'Europa con il 25% dei giovani tra i 18 e i 24 anni che non studiano e non lavorano, mentre per esempio la Grecia nonostante i rigori della crisi è al 21% e la Spagna al 17%. Anche se il quadro è sostanzialmente lo stesso, qualche movimento c'è e non è positivo per la Campania. Nel 2017, infatti, la quota di giovani campani che sta bruciando il proprio futuro è passata dal 36,2 al 38,6, tornando ai livelli del 2013. Per fare un confronto con aree del Sud Europa, nel 2013 il Péloponnèse era al 44,2% mentre nel 2017 l'indicatore dei Neet si è attestato al 36,3%, segnale che in Grecia le aree marginali tendono a recuperare. Ancora nel 2016, c'era una regione in Bulgaria peggiore del Sud Italia: il Severozapaden, 800mila abitanti nell'estremo Nordovest del Paese, con una quota di Neet superiore alla Caienna e pari al 46,5%. Ebbene, nel 2017 l'indicatore è sceso al 30,9%.

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02939-test-medicina-ko

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-20/09/2018-06:00
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Test di medicina ko

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Uno su tre resta fuori, con una prova insufficiente
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Durissima la selezione per il test di ingresso a medicina: bocciati 19mila candidati, contro i 7mila di un anno fa. Dai primi risultati pubblicati dal ministero emerge, infatti, una netta stroncatura dei partecipanti al test con il sogno di diventare medici ; alla prova è risultato idoneo solo il 67,7% del totale. Uno su tre resta fuori, con una prova insufficiente.
Lo scorso anno passò invece 1'87,26%. Un inatteso crollo di 20 punti percentuali. Gli idonei, infatti, sono coloro che hanno totalizzato i 20 punti minimi per concorrere alla graduatoria nazionale e alla distribuzione dei posti disponibili sul territorio. Non entreranno tutti ma hanno comunque raggiunto una sufficienza per farlo, qualora la graduatoria dovesse scorrere oltre le prime posizioni.
La prova, che si è svolta il 4 settembre scorso, ha visto partecipare solo 59.743 candidati dei 67.005 che si erano iscritti al test. Circa 7mila persone quindi mancavano all'appello, rinunciando già prima di iniziare, proprio come accaduto un anno fa. Ma quest'anno la corsa alla facoltà di medicina sembrava più accessibile visto che il ministero dell'Istruzione ha messo a bando un maggior numero di posti rispetto al passato: i banchi disponibili per l'anno accademico 2018-2019 sono infatti 9.779, lo scorso anno erano 9100. Oltre 600 posti in più che avevano incoraggiato gli aspiranti medici. Ma ora il colpo di mannaia: la selezione ha infatti tagliato fuori ben 12mila persone in più rispetto allo scorso anno.
Anche il livello generale è risultato più basso rispetto al passato. Il punteggio medio nazionale infatti, calcolato solo fra gli idonei, è di 35,67. Un anno fa invece era ben più alto, pari a 44,68. Vuol dire che comunque i "promossi" al test sono andati peggio rispetto ai colleghi del 2017. Si è abbassato anche il punteggio più alto registrato quest'anno in assoluto: il più bravo al test è stato infatti uno studente di Verona che ha raggiunto un punteggio pari a 84,3. Un anno fa, invece, il più bravo era di Milano e incassò un 88,5. Qualcosa quindi deve essere andato storto durante il test, risultato assolutamente più selettivo rispetto al passato.
Il 4 settembre scorso, subito dopo la prova, sul web impazzavano commenti negativi da parte dei candidati rispetto a quesiti ritenuti troppo complicati rispetto agli scorsi anni. Secondo un sondaggio svolto dal portale Skuola.net, che ha intervistato i candidati a caldo, tra gli aspiranti medici più di uno su due assicurò che la prova era risultata più difficile del previsto e almeno uno su tre indicò come più complicate le domande di chimica e di logica. Una prova difficile, quindi, che ha avuto l'effetto di ridurre la rosa degli idonei rispetto a un anno fa.
Ancora più pesante la selezione se il dato di oggi viene confrontato con quello del 2016 quando gli idonei furono addirittura il 93,7%. Quest'anno invece si è usato il pugno duro.

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02909-assunzioni-flop

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-19/09/2018-06:00
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Assunzioni flop, un decreto per 10mila posti

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Decorrenza giuridica a partire dal 1° settembre 2018,
economica dalla data di sottoscrizione del contratto
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Il Ministero dell’Istruzione corre ai ripari per cercare di risolvere la delicata questione del ‘flop assunzioni con una seconda tranche di assunzioni con decorrenza giuridica a partire dal 1° settembre 2018 e decorrenza economica dalla data di sottoscrizione del contratto.
Un decreto da emettere in tempi brevissimi dovrebbe consentire di recuperare almeno 10mila delle 32mila cattedre che non sono state coperte con le assunzioni previste per l’anno scolastico 2018/2019.

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-18/09/2018-06:00
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Molte promesse e pochi fatti

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Continua la serie delle bufale del governo giallo-verde
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Sarebbe giunto in VII Commissione Cultura della Camera un documento del MIUR nel quale l’amministrazione sta valutando di porre in essere misure strutturali, quali il tempo pieno e la stabilizzazione dei posti di sostegno.
Con una affermazione general-generica nel documento si legge che l’implementazione dei tempo pieno al Sud, lungi dall’essere considerata un’occasione per la crescita degli alunni e più opportunità formative, si porrebbe invece la finalità di offrire maggiori opportunità lavorative, in quanto comporterebbe l’incremento dei posti in organico.
Non vale la pena fare alcun commento!
Quanto al sostegno, che sarebbe un’altra misura allo studio del Ministero, si punta alla stabilizzazione dei posti di sostegno in deroga, che confluirebbero così nell’organico dell’autonomia.
Anche questa è una super-bufala, anche perché il MEF si guarderà bene dal far portare avanti una iniziativa del genere che nasce, ovviamente, senza uno straccio di copertura finanziaria.
Potrebbe risultare invece praticabile la proposta di far partire a breve i corsi di specializzazione su sostegno per tutti i gradi di istruzione.

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02869-statali-stretta-furbetti-e-assunzioni

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CERIPNEWS   LA NOTA  XVIII-17/09/2018-06:00
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Statali, stretta sui furbetti e in arrivo nuove assunzioni

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Presentato  il Ddl che contiene «interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo
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La guerra dello Stato ai "furbetti del cartellino" fa un salto in avanti ricorrendo, come previsto, alla rilevazione biometrica. Lo ha annunciato il ministro Giulia Bongiomo presentando a Palazzo Chigi, insieme al premier, Giuseppe Conte, il disegno di legge che contiene «interventi per la concretezza delle azioni delle pubbliche amministrazioni e la prevenzione dell'assenteismo». La svolta era stata più volte annunciata dal ministro della P.a. che ha parlato di provvedimento non punitivo «ma di tutela verso i dipendenti che lavorano, quelli che non sono fannulloni». Il ministro ha descritto le linee generali del Ddl che, ha specificato l'esponente dell'esecutivo giallo-verde, «nasce con l'esigenza di dare una effettiva semplificazione alla P.a. in un'epoca di trasformazione digitale. Da anni se ne parla, ma restano sempre sulla carta». L'idea, ha aggiunto Bongiorno, «è quella di lavorare sulle procedure concrete per rendere più efficiente la pubblica amministrazione».
La titolare del dicastero di Palazzo Vidoni ha annunciato anche il via libera alle assunzioni nella P.a. per un «numero pari all'80% di quelle previste e poi verranno fatte verifiche puntuali. Questo consentirà di avere nell'immediatezza un ricambio generazionale ma saranno assunzioni mirate».
Le assunzioni, da completare nel corso del triennio 2019-2021, si legge nel provvedimento messo a punto dal governo, privilegeranno, in via prioritaria, figure professionali con elevate competenze in materia di digitalizzazione, di razionalizzazione e semplificazione dei processi amministrativi, di qualità dei servizi pubblici, di gestione dei fondi strutturali e della capacità di investimento, di contrattualistica pubblica e di controllo di gestione e attività ispettiva. Il governo, tra l'altro, garantisce velocità di azione. Le assunzioni, infatti, saranno realizzate «mediante scorrimento delle graduatorie, ovvero tramite apposite procedure concorsuali indette in deroga alla normativa vigente in materia di mobilità del personale e senza la necessità della preventiva autorizzazione, da svolgersi secondo procedure semplificate e più celeri».
Il ministro Bongiorno ha anche annunciato la costituzione del "Nucleo concretezza", una task force di esperti incaricati di «svolgere l'attività di tutor per le amministrazioni per aiutarle, dando vari suggerimenti». «Si cerca di aiutarle - ha avvertito Bongiorno - ma nell'ipotesi restino inerti ci saranno azioni correttive e di responsabilità dirigenziale in caso di non ottemperanza con la pubblicazione delle amministrazioni che restano inadempienti». Il nucleo, che nascerà in collaborazione con l'Ispettorato della funzione pubblica, svolgerà sopralluoghi e visite presso le singole amministrazioni, proponendo eventuali misure correttive con l'indicazione dei tempi di realizzazione. E la mancata attuazione delle misure correttive determinerà, appunto responsabilità a carico dei dirigenti e l'iscrizione in un'apposita "blacklist".
Nei progetti del governo Conte il Ddl concretezza non punta ad assumere il ruolo di riforma epocale ma, ha chiarito Bongiorno, «vuole permettere alla P.a. di cominciare a correre». In questo senso, un obiettivo strategico dichiarato è il decollo della riforma digitale. «Da anni se ne parla ma resta sempre sulla carta e la ragione è ascrivibile al fatto ad esempio che si crea la carta d'identità digitale ma poi - ha denunciato il ministro - ci vogliono mesi e mesi per prendere un appuntamento con l'amministrazione. Ci sono anche amministrazioni che spesso disapplicano alcune norme, come l'autocertificazione». «L'idea - ha aggiunto - è quella di lavorare su queste procedure concrete per abbreviare i tempi e rendere più efficienti le amministrazioni ed effettiva la trasformazione digitale».
Il disegno di legge si prepara ad aumentare i fondi destinati al trattamento economico accessorio del personale in proporzione al numero delle nuove assunzioni. I fari, sul fronte P.a., si spostano nelle prossime settimane sulla questione contratti. A fine luglio, incontrando i sindacati, il ministro Bongiorno aveva garantito il proprio impegno sul fronte dei rinnovi che, ovviamente, non potranno prescindere dallo stanziamento di risorse in legge di Bilancio. La Bongiorno sarebbe orientata a rinnovare gli accordi del pubblico impiego per il triennio che parte già dal prossimo anno.
Quanto alla dirigenza, sempre a metà estate, il ministro aveva confermato l'adozione di interventi con l’introduzione della  responsabilizzazione, del merito e della premialità
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