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02289-bussetti-affonda-buona-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-31/07/2018-06:00
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Bussetti affonda la Buona Scuola

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Finalmente il Ministro dice qualcosa!
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Il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, parlando del mondo della scuola e dei docenti, ha affrontato il tema del reclutamento affermando che sul reclutamento bisognerà fare riforme radicali e non essere dipendenti dall’algoritmo!
“Credo che uno dei danni della legge 107 – ha detto Bussetti - sia stato decidere di fare migliaia di assunzioni attraverso un algoritmo che ha condizionato la vita di tanti insegnanti, costretti a trasferirsi a migliaia di chilometri da casa. Non si sono tenute in alcuna considerazione le ripercussioni sodali e familiari”. Siccome il Ministro parla di “uno dei tanti” errori della legge 107/2015, è ragionevole pensare che ne abbia individuato altri, a cominciare dall’alternanza scuola-lavoro, come ha osservato di recente il CSPI e di cui diamo resoconto nella pagina Notizie. Sarebbe anche il caso che il Ministro ci dicessi altro, e, soprattutto, come intende rimediare.
Infine il Ministro, in puro stile leghista, ha anche annunciato che i futuri concorsi saranno banditi solo dove ci saranno posti liberi per le assunzioni, vincolando poi per un periodo la permanenza di chi viene assunto.

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02279-merito-scuola-bongiorno

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-30/07/2018-06:00
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Il merito, la scuola e la Bongiorno

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Premi dove si lavora bene, ma con quali soldi non si sa!
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Forse la ministra Giulia Bongiorno, quando parla di merito e premialità, si riferisce alla sue parcelle di avvocato o di qualche suo collega, senza sapere che nella P.A. e nella Scuola non ci sono cifre da capogiro purtroppo (!), eppure per il governo giallo-verde si discute su merito e  premialità come se fossero preziosità da cui non si può derogare.
Giusto per informazione alla Ministra, le ricordiamo che per la Scuola che si tratta di poche centinaia di euro (100-200) all’anno!
Ora, che il merito professionale nel pubblico impiego e nella scuola sia il pallino del governo giallo-verde era scontato, come del resto lo era per il governo Renzi-Gentiloni, ma la Ministra per la P.A nel corso del primo incontro tenuto con i sindacati, a Palazzo Vidoni, l’ha sparata davvero grossa: la politica che si porterà avanti - ha detto - sarà quella dei premi laddove si lavora bene, anche perché un dipendente pubblico più felice e più sereno ti cambia la vita. Un principio vale sia per tutti: impiegati, quadri e dirigenti.
Quindi, nessuna riforma epocale nella P.A. ma solo modifiche a colpi di decreti e provvedimenti legislativi ad hoc.
Ovviamente nessuna parola sul rinnovo del contratto, problema che invece hanno posto con insistenza Cgil, Cisl e Uil dato che con il 1° gennaio 2019 scatterà il nuovo triennio e quindi prima di parlare di premialità e merito, bisognerà trovare nuove risorse per il salario base!
Inoltre le OO.SS. hanno chiesto il varo di un piano straordinario per l’occupazione nella P.A. che vada oltre lo sblocco del turn over, visto che non basterebbe a colmare il vuoto lasciato dai pensionamenti (Cgil), una commissione paritetica per le nuove professionalità”. Una task force che dovrebbe ridisegnare la geografia del pubblico impiego (Uil), ripensare ad un modello di lavoratore pubblico come risorsa per uno Stato efficiente (Cisl), rispetto per tutti i lavoratori (Confsal) e interventi su precariato, stipendi, organici e mobilità (Anief Cisal).

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02249-dossier-istat

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-28/07/2018-06:00
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Dossier Istat, crescono gli alunni con disturbi intellettivi

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Sono 170mila gli alunni con disturbi di salute mentale
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Aumentano gli alunni con disabilità nelle scuole italiane, soprattutto quelli con disturbi di salute mentale che raggiungono quota 170mila. Lo rileva l’Istat nel report “Salute mentale 2015-2017”.
Nell’anno scolastico 2016-2017, afferma l’istituto di statistica, «gli alunni con disabilità sono circa il 3% degli alunni delle scuole di ogni ordine e grado e quelli con disabilità intellettiva sono pari a 2 alunni con disabilità su 3».
I dati delle rilevazioni sulle scuole del Miur, afferma l’Istat nel report «mostrano un lento ma costante incremento degli alunni con disabilità all’interno delle scuole italiane» e, in particolare, «gli alunni con disabilità intellettiva, pari a 2 alunni con disabilità su 3, rappresentano la quota più importante».
Nell’anno scolastico 2016-2017, su 100 alunni con sostegno, la tipologia è la seguente: l’8,8% ha disabilità sensoriali, l’11,6% ha disabilità motorie e il 19,4% ha disturbi del linguaggio.
La quota dominante è rappresentata dalle disabilità intellettive: il 23,9% ha un disturbo evolutivo globale dello sviluppo psicologico, il 45,4% ha una disabilità intellettiva,
il 17,3% soffre di disturbi del comportamento e dell’attenzione, il 16,5% di disturbi affettivi relazionali.
I minori con disturbi mentali nell’età evolutiva ospiti dei presidi residenziali sarebbero 11 su 100mila minori residenti: si tratta, afferma l’Istat, di 1.064 i bambini e ragazzi con disturbi mentali ricoverati in strutture, in prevalenza maschi.
Tuttavia, rileva sempre l’istituto di statistica, «l’offerta di posti letto in strutture residenziali che accolgono prevalentemente minori con disturbi mentali, è caratterizzata da notevoli differenze territoriali: i livelli massimi sono registrati nelle regioni del Nord-Est, 25 posti letto per 100mila minori residenti, si riducono considerevolmente nel Mezzogiorno, con un tasso che non supera la soglia dell’11 per 100mila».

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02249-cosi-parlo-bussetti-ministro-miur

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-27/07/2018-06:00
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Così parlò Bussetti, ministro del Miur

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Focus su alternanza con lavoro, valutazione, concorso Ds e legge 107/15 alla sbarra,
ma non tanto!

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Il ministro del Miur, Bussetti, nel corso di una audizione al Senato, ha dichiarato che è sua intenzione rivedere il progetto di Alternanza Scuola Lavoro (ASL), delineandone gli elementi essenziali e imprescindibili nell’ottica di un orientamento al mondo del lavoro e universitario, disciplinandone però gli aspetti salienti: monte ore, tipologie di progetti, raccordo con le aziende, dato che è assolutamente importante che la scuola sia più vicina agli studenti.
Sarà cura del Miur seguire i processi di innovazione anche in virtù del fatto che i nostri studenti delle scuole primarie in ingresso a settembre saranno in uscita dal sistema formativo all’incirca nel 2030, quindi, bisognerà stare attenti ai nuovi linguaggi e bisognerà dare spazio alle innovazioni in ogni settore.

Parlando della legge 107/2015 che ha reso obbligatoria l’A-S-L, il Ministro ha osservato che si è trattato di «un’imposizione massiva e intesa ma senza strumenti», generando così «confusione e disparità di gestione tra le scuole e le diverse realtà in cui i diversi progetti di alternanza si sono sviluppati. Con il risultato di subire il percorso di alternanza anziché coglierne le potenzialità orientative».

È anche opportuno procedere alla revisione del sistema di valutazione dei docenti e dei dirigenti scolastici. È importante che ci siano criteri chiari, trasparenti e condivisi sulla valutazione del merito dei docenti evitando qualsiasi forma di discrezionalità valutativa». Per i Ds il Ministro si è limitato ad affermare che è sua intenzione rivedere il sistema di valutazione che, slegato da ogni forma di incentivo, risulta privo di un prerequisito essenziale ai fini della valorizzazione del lavoro dirigenziale.
Il Ministro ha anche affermato che è necessario intervenire sul processo di valorizzazione dei docenti e dei dirigenti scolastici introducendo criteri oggettivi, condivisi e realmente misurabili, dato che la legge 107/2015 prevede sì la valutazione dei docenti e dei dirigenti, ma senza criteri oggettivi e senza la necessaria formazione strutturale, obbligatoria, qualitativamente elevata, sia dei docenti che dei dirigenti scolastici.
Il Ministro ha anche fornito indicazioni sull’iter del concorso per Dirigenti scolastici in vista della prova scritta che sembrerebbe possibile prevedere per metà ottobre e/o primi di novembre. Ma la data certa si avrà con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e avviso nel sito del Miur.
Come è noto la prova si svolge al computer ed ha una durata di 150 minuti; essa si articola in cinque quesiti a risposta aperta e due quesiti in lingua straniera a risposta chiusa.
Il punteggio massimo conseguibile è di 100 punti, derivanti dalla somma dei punteggi ottenuti in ciascuno dei sette quesiti. A ciascuno dei cinque quesiti a riposta aperta è attribuito un punteggio massimo di 16 punti. A ciascuno dei quesiti in lingua straniera è attribuito un punteggio massimo di 10 punti (2 per ciascuna risposta chiusa corretta).
Per superare la prova ed ottenere l’ammissione alla prova successiva è necessario conseguire il punteggio minimo di 70.
Superata la prova scritta, lo step successivo è il corso di formazione (due mesi) e il tirocinio (quattro mesi); a seguire la prova scritta di carattere teorico-pratico e il colloquio finale.
Come si vede si tratta di un lungo percorso che mette in forte dubbio il conferimento dell’incarico già dal 1° settembre 2019. Il Ministro, tuttavia, si riserva di valutare l’ipotesi di una semplificazione delle procedure, in ragione dei tempi di esecuzione di ogni fase ed anche in base al numero di candidati selezionati in ciascuna regione.
Inoltre, nel corso di una intervista rilasciata a Quotidiano.net, il responsabile del Miur, Marco Bussetti,
parlando della Buona Scuola,  ha affermato che “la legge 107 ha creato danni irreparabili sotto certi aspetti, ma la scuola non ha bisogno di ulteriori scossoni, ce lo dice il clima di confusione e sfiducia che ho trovato al mio arrivo in viale Trastevere e che si è vissuto in questi anni nelle scuole”.
Riforma in arrivo? Affatto, “bisogna mettere al centro gli studenti e le loro esigenze, valorizzando le differenze e le attitudini di ciascuno. Una scuola che si relazioni in modo costante con il territorio e che ricostruisca un’alleanza formativa con le famiglie, restituendo ai docenti il ruolo fondamentale, da troppo tempo disconosciuto, di mediatori ed educatori”.


 

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02239-concorso-ds-candidati-perplessi

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-26/07/2018-06:00
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Concorso Ds e candidati molto perplessi!

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La prova scritta prevista per metà ottobre, con avviso in G.U. e sul sito internet del Miur
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A che serve studiare per mesi interi, qualcuno per anni, se poi si perde il concorso perché la preselezione ammazza candidati si fonda su domande come: Che cosa s'intende per edutainment? All'epoca dei processi di empowerment cosa è la delega di potere e autorità? Che cosa è lo studio di caso secondo R. Stake? Per non parlare poi degli errori e delle domande simili contenuti nella batteria dei quiz e dei quesiti su economisti e sociologi come Cocozza, Bali, Telford, Buckingham?
Se lo chiedono i candidati non ammessi che però dalla prossima settimana, assieme ai colleghi più fortunati (8.736), potranno visionare il loro elaborato
A parte la preparazione tutta centrata sugli argomenti d’esame, i docenti che hanno tentato il concorso hanno avuto 21 giorni di tempo per imparare le risposte a 4.700 quiz da cui sarebbero stati estratti i 100 della prova.
Alla prova hanno partecipato 24.082 candidati effettivi sui 34.580 iscritti: 17.279 donne e 6.803 uomini. Gli ammessi allo scritto sono 8.736: gli 8.700 previsti da bando, più 36 candidati che risultano a pari merito con un  punteggio di 71,7.
Quanto alla prova scritta prevista per metà ottobre, con avviso da pubblicarsi sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, 4^ Serie Speciale, Concorsi ed Esami, e sul sito internet del Ministero, il Direttore generale del Miur ricorda che essa è unica su tutto il territorio nazionale e si svolgerà in un’unica data in una o più regioni scelte dal Ministero.
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Per visionare il decreto e gli elenchi: http://www.miur.gov.it/web/guest/-/scuola-pubblicato-il-decreto-con-gli-ammessi-alla-prova-scritta-del-concorso-per-dirigenti-scolastici

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02229-concorso-ds-assiurare-preside-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-25/07/2018-06:00
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Concorso Ds: assicurare subito un preside in ogni scuola!

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Perché non funziona la pre-selezione - Le proposte della DiSAL al Miur: nuovo concorso
e apertura ai vicari
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Perché non funziona
la pre-selezione

Con la pubblicazione in settimana, a cura del Miur, dell’elenco degli ammessi alla prova scritta del concorso per Dirigenti scolastici, si spegneranno i riflettori sul reclutamento e verrà chiuso lo spazio mediatico conquistato in questi giorni, a meno che non salti fuori un incidente di percorso, o qualche protesta clamorosa.
Ha ragione il ministro Bussetti a dare il benvenuto a una prova attesa da oltre sei anni, ma non basta. Grazie al concorso, dovrebbero essere in ruolo, forse entro il 1° settembre 2019,
2.425 candidati, di cui 9 destinati alle scuole di lingua slovena o bilingue presenti in Friuli Venezia Giulia, ma non si colmeranno i vuoti delle presidenze che saranno coperti con le famigerate reggenze.
Quanto alla prova preselettiva – unica schifezza su scala internazionale per scremare i candidati -  è scontato che le cento domande in cento minuti, non hanno misurato né conoscenze, né competenze, ma hanno certificato solo un'unica qualità: la memoria di ferro e forse limitato le contestazioni.
Comunque, stante il numero dei candidati presenti, il tetto minimo d’accesso è stimato con un range che va da 70 a 72 punti su 100. L'imminente graduatoria Miur scioglierà anche questo dubbio.
È sperabile che il Ministro, e il suo entourage, diano un chiaro segnale che, la prossima volta cambiando questa forma di pseudo selezione, che abbiamo definito da sempre “ammazza candidati”, ignorando curriculum ed esperienze formative pregresse.

 

Le proposte della DiSAL al Miur: nuovo concorso e apertura ai vicari
Secondo la DiSAL il concorso per Ds che ha avuto l’avvio il 23 luglio con la prova preselettiva, non assicura la copertura dei posti vacanti e disponibili per il prossimo triennio, 2019-2021, e il superamento del fenomeno delle reggenze.
Secondo il presidente nazionale di DiSAL Ezio Delfino –  questo concorso non offre soluzione immediata alla grave carenza di Ds in servizio, quindi, per evitare le reggenze fin dal prossimo anno scolastico l’attuale governo “se vuole darsi cura della scuola, deve dare al più presto stabilità di direzione a tutte le scuole individuando contestualmente una misura provvisoria che, superando l’istituto della reggenza, consenta fin dal 1° settembre 2018 la guida degli istituti scolastici privi di dirigente titolare”.
DiSAL propone:
- che entro la fine di quest’anno venga indetto un nuovo concorso per la dirigenza scolastica per far fronte alle centinaia di posti che si renderanno nuovamente vacanti dall’ 1° settembre 2019;
- che il Miur predisponga immediatamente un provvedimento straordinario di assegnazione di un incarico di presidenza per tutte le scuole senza dirigente, fermamente limitato a quest’ anno scolastico e senza alcun vantaggio rispetto a futuri concorsi, anche valorizzando la disponibilità e competenza dei docenti che hanno svolto la funzione vicaria proprio nelle scuole prive di titolare.

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02210-imbecillita-concoruali-alla-sbarra

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-24/07/2018-06:00
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Imbecillità concorsuali alla sbarra

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Black-out a Palermo alla rete, cabine elettriche delle scuole in tilt e gruppi di continuità delle scuole inesistenti o non funzionanti - Le prove concorsuali – La pesante situazione delle scuole
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Sono state davvero tante ieri le imbecillità e gli incidenti di percorso segnalati con telefonate, mail e messaggini sulle imbecillità che i candidati sbattuti qua e là per l’Isola hanno dovuto subire, per non parlare della situazione di Palermo.
E non è detto che lo stesso non sia avvenuto in altre parti d’Italia per disfunzioni organizzate e soprattutto tecniche. L’elenco che segue basta ed avanza per capire la portata del disagio:
1) Postazioni non attrezzate adeguatamente con pc privi di gruppo di continuità e Internet in tilt per black out in quanto anche il router era privo di gruppo di continuità. A Palermo, solo per fare un caso, un guasto alla rete di alta tensione verificatosi intorno alle ore 08:40 stava compromettendo la prova d’esame in molti istituti. Per fortuna l’Enel prontamente intervenuta, ha alimentato le utenze “sensibili” di varie zone della città, compreso le scuole dove si svolgevano le prove d’esame, tramite linee di media tensione, ed anche nelle scuole interessate agli esami che giusto ieri mattina hanno riscontrato malfunzionamenti nei quadri elettrici di distribuzione.
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BLACK-OUT A PALERMO, GUASTO ALLA RETE DI ALTA TENSIONE
Ieri mattina, intorno alle 08:40, a Palermo, a causa di un guasto intervenuto nella rete nazionale di
alta tensione (non di proprietà Enel), è venuta a mancare l'alimentazione della cabina primaria di Tommaso Natale. Conseguentemente, un'ampia zona a nord di Palermo è rimasta priva di energia elettrica. In attesa del ripristino della funzionalità della rete di alta tensione, l’Enel è prontamente intervenuta per rialimentare le utenze "sensibili" della zona, e fare fronte ad altre richieste di intervento urgente, tramite linee di media tensione.

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2) Caldo feroce nelle aule laboratorio prive di impianto di climatizzazione e con ventilatori recuperati all’ultimo minuto,
giusto per salvare la faccia,
3) Tastiere mal funzionanti, mouse mezzi rotti e sedie traballanti e poco confortevoli,
4) Monitor di ridotte dimensioni e poco luminosi,
5) Accertamento lunghissimo dei candidati, soprattutto per quelli ammessi con riserva e per i quali, peraltro, non erano state predisposte postazioni supplementari.
Viene da chiedersi esattamente che cosa ha accertato il gestore, se e quanto ha ritenuto valido quanto affermato dalle scuole in fase di rilevazione delle risorse tecnologico-informatiche e soprattutto se ha previsto anche tutto ciò!
Si dirà che sono casi limite, si dirà che tutto è andato per il meglio possibile, si dirà anche che in ogni caso la prova doveva essere sostenuta comunque nella giornata di ieri, fissata da tempo, perché lo slittamento richiesto a metà settembre avrebbe compromesso il mancato completamento di tutte le procedure concorsuali nei termini previsti, cioè entro il 1° settembre 2019; ma se non si modificano i tempi di formazione e tirocinio si corre il serio rischio di perdere un altro anno, si dirà tutto quello che si vuole, ma certo è che adesso gli aspiranti Dirigenti scolastici devono fare i conti con prima prova d’esame vera!
In ogni caso, non tutti gli stimati 34.580 i docenti che si erano iscritti per sostenere la preselezione per un concorso con 2.425 posti in palio, di cui 9 destinati alle scuole di lingua slovena o bilingue presenti in Friuli Venezia Giulia, si sono presentati nelle 1.984 aule predisposte più o meno bene; in effetti hanno sostenuto la prova 24.082 candidati secondo i primi dati ufficiali; sempre oggi tramite Cineca, si sapranno i risultati ufficiali per ciascun candidato. Per conoscere la graduatoria degli 8.700 ammessi alla prova scritta, come assicura il Miur, bisognerà attendere venerdì 27 o sabato 28 luglio p.v.
Dopo la prova di ieri, che abbiamo sempre definito “ammazza candidati” buona solo per scremare il numero dei partecipanti, perché non ha accertato né conoscenze, né competenze, ma solo capacità mnesiche, a prescindere dalla qualità delle domande molto opinabile, per non dire indegne, prenderà avvio il concorso vero e proprio, articolato in tre fasi: una concorsuale con uno scritto e una prova orale, una formativa di due mesi e una di tirocinio presso le scuole. Al termine della procedura i candidati dovranno affrontare ancora una valutazione scritta e un colloquio orale.
Intanto auguri a tutti i candidati.

Sulla base delle risultanze della prova preselettiva sono ammessi a sostenere la prova scritta 8.700 candidati più tutti i candidati che hanno conseguito un punteggio pari a quello del candidato collocato nell’ultima posizione utile.
L’elenco dei candidati ammessi a sostenere la prova scritta sarà pubblicato sul sito internet del Ministero quanto prima, quasi certamente già nei prossimi giorni.
Il mancato superamento della prova comporta l’esclusione dal prosieguo della procedura concorsuale.
Intanto una scuola su quattro è senza preside e almeno per un altro anno quelli in servizio dovranno continuare a fare i conti con la iattura delle reggenze, sommando stress a stress, barcamenandosi tra due o più istituti spesso distanti parecchi chilometri fra loro, con i soliti e mai risolti problemi di sempre: primo fra tutti la sicurezza degli edifici scolastici che compete al proprietario dell’immobile; le questioni non risolte con gli enti locali, le segreterie in affanno perché mancano Dsga, Assistenti amministrativi e tecnici e Collaboratori scolastici.

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02199-bussetti-e-invalsi

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-23/07/2018-06:00
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Bussetti e l’Invalsi

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Tra le provettine il Ministro vorrebbe inserire la geografia!
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Il neo ministro leghista Marco Bussetti, non soddisfatto delle stupidità delle provettine Invalsi (come le ho sempre chiamate io!) e le relative crocette, pensate per misurare le conoscenze degli studenti in italiano, matematica e inglese, rilancia proponendo l'aggiunta di una prova dedicata alla geografia!
Dal Ministro non è ancora arrivata alcuna precisazione sulla modalità del test e se quest'ultimo riguarderà solo le scuole primarie e secondarie di primo grado, o se sarà esteso anche alle superiori e soprattutto se ne fatto già parola con i responsabili Invalsi, che avranno il cuore traboccante di gioia (sic!); si è solo limitato a dire che così si darebbe importanza alla materia, ma su che cosa verranno interrogati i ragazzi c’è buio pesto, anche il Ministro, da ex insegnante di Educazione fisica e poi da Provveditore, forse sconosce i curricoli delle scuole di ogni ordine e grado, geografia compresa. E dopo la sparata sullo studente-atleta (leggi Ceripnews del 16 luglio scorso -  http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#02119-laureati-scienze-motorie-nella-primaria ) non c’è neppure da stupirsi!
Avendo il massimo rispetto per la materia e per i docenti che la insegnano, va detto che alla scuola primaria è robetta da far ridere anche nei migliori sussidiari, nelle scuole secondarie di I grado si fa appena un'ora alla settimana di geografia, alle superiori tale materia è un fantasma, si fa solo negli istituti a indirizzo commerciale e turistico, mentre nei licei esiste uno spazio dedicato alla geo-storia che però, nella maggior parte dei casi, non ha niente a che vedere con la geografia e peraltro non è insegnata da professori abilitati in quella classe di concorso! E a queste condizioni è del tutto improbabile che i ragazzi possano sostenere un quiz Invalsi – sballato o meno che sia - basato su una materia che non studiano a sufficienza!
Nulla anche contro le prove standardizzate se fossero credibili, ma per competenza professionale posso affermare che quelle nostrane non lo sono, e quindi resta solo una cosa certa: le provettine Invalsi sopravviveranno ad ogni attacco e continueranno ad accertare un bel nulla, come sempre dopo tutto, vantando credibilità e certezza di dati che poi i media e gli opinionisti di turno manipolano a loro piacimento, ignorando una solare realtà: nel mondo, compreso la patria dei test strutturati Usa e Gran Bretagna, i quizzettini modello Invalsi e simili sono da anni messi sotto accusa perché non misurano né conoscenze, né competenze!
Tutto questo non è stato oggetto di alcuna attenzione da parte dei ministri precedenti, né di quest’ultimo, che, per quanto affermato, meno che mai vorrà cambiare orientamento allo stesso Invalsi ed allo staff tecnico-scientifico che si corregge anno dopo anno, ma non demorde, né molla il giocattolo che gli è stato affidato nel tempo con una generosità ministeriale davvero strana e su cui qualche ministro giallo-verde dalle indagini facili forse dovrebbe porre attenzione, quanto meno in ragione di costi e benefici.
A meno che l’ordine leghista, oggi imperante, non si estenda pure alle provettine Invalsi, magari solo per marcare le differenze Nord-Centro-Sud e Isole comprese! (ninni bonacasa)

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02189-lunedi-concorso-presidi

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CERIPNEWS  LA NOTA  XVIII-21/07/2018-06:00
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Lunedì il concorso per i presidi

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Preselezione per 36mila candidati per 2.500 posti – La commissione del concorso
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Lunedì si terrà in tutte le sedi indicate dal Miur la prova preselettiva per il concorso per i futuri Dirigenti scolastici. Il test, a cui parteciperanno circa 36mila docenti, prevede 100 quesiti a risposta multipla con 4 opzioni, di cui solo una corretta. In buon sostanza si tratta di una prova ammazza candidati dato che non accerta né conoscenze, né competenze; semmai può legittimare solo le capacità mnesiche dei concorrenti. Poco, per la verità e molto se l’obiettivo è quello di rispettare il tetto prefissato nel bando per l’accesso alla prima vera prova scritta!
In attesa che il ministro Bussetti decida cosa fare per un percorso contratto dei tempi del concorso onde assicurare la titolarità dei vincitori al 1° settembre 2019, dopo i tanti rinvii e le lungaggini nei tempi dell’ex titolare di Viale Trastevere, gli idonei dei concorsi precedenti, a partire da quello del 2011, aspettano una decisione vera su un possibile percorso breve che li possa legittimare come Ds.
In Italia sono migliaia gli istituti senza un Ds titolare e il problema viene risolto con il meccanismo delle reggenze, così che ogni preside si trova in genere a dover guidare contemporaneamente due o tre scuole, a volte anche di più arrotondando un salario medio lordo mensile pari a 800 euro a fronte di un titolare che costa circa 6mila euro lordi al mese. In ultima analisi, in questi anni chi ci ha guadagnato è solo il Mef e certamente non i Ds che si sono accollati a reggere due scuole!
Per cogliere la portata di questa affermazione, come abbiamo scritto nell’edizione del 18 luglio scorso – leggi la pagina Notizie -  basta riflettere su quanto appresso: nel corrente anno scolastico 1.700 Ds con 6mila euro di mensile lordo sarebbero costati almeno 10.200.000, altrettante reggenze con una media mensile lordo di 800 euro sono costate 1.360.000, meno sì, più no, con un risparmio netto annuo di € 8.840.000; nel prossimo anno scolastico, 2mila reggenze costeranno 1.600.000 euro meno sì, più no, mentre 2mila stipendi di 6mila lordo/mese costerebbero 12.000.000 euro mentre altrettante reggenze costeranno appena 1.600.000 con un risparmio del Mef pari a € 10.400.000.
Intanto il Miur ha reso nota la
commissione per il concorso di ammissione al corso di formazione:
Presidente: dott. Daniele Bertuzzi, Consigliere della Corte dei Conti
Componente: dott.ssa Marisa Oglio, dirigente scolastica
Componente: dott. Mario Carmelo Maviglia, dirigente tecnico in quiescenza dall’1/1/2018
Componente aggregato esperto di lingua inglese: dott.ssa Silvana Albani, docente di ruolo abilitata all’insegnamento per la classe di concorso Lingue e culture straniere negli istituti di istruzione di II grado (Inglese)

Componente aggregato esperto di lingua francese
: dott.ssa Patrizia De Monte, docente di ruolo abilitata all’insegnamento per la classe di concorso Lingue e culture straniere negli istituti di istruzione di II grado (Francese)
Componente aggregato esperto di lingua spagnola: dott.ssa Antonia Paldera, docente di ruolo abilitata all’insegnamento per la classe di concorso Lingue e culture straniere negli istituti di istruzione di II grado (Spagnolo)

Componente aggregato esperto di lingua tedesca
: dott.ssa Assunta Mattei,
docente di ruolo abilitata all’insegnamento per la classe di concorso Lingue e culture straniere negli istituti di istruzione secondaria di II grado (Tedesco).

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02159-i-posti-che-non-bastano-per-la-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-20/07/2018-06:00
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I posti che non bastano per la scuola

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Richieste inadeguate del ministro Bussetti al Mef – Affondo delle OO.SS. Scuola
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Le richiesta al Mef del ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, di cui abbiamo dato ampie anticipazioni nell’edizione del giorno 18 luglio scorso (http://www.ceripnews.it/notizie.htm#02142-assunzioni-personale-scuola ) non convincono i sindacati della scuola che già prima di sapere cosa dirà il Mef, denunciano l’esiguità delle risorse che il governo giallo-verde ha destinato alla scuola.

Le immissioni in ruolo di 57mila docenti e 10mila Ata, affermano i sindacati quasi coralmente, non bastano per dare efficienza, serenità, stabilità e continuità didattica nelle scuole e la Flc Cgil, in prima persona, rincara la dose ricordando al Ministro che “oggi ci sono le condizioni per trasformare in organico di diritto i 15mila posti che di anno in anno vengono concessi in organico, cosiddetto, di fatto. E ben 43 mila posti di sostegno, oggi dati in deroga, possono diventare a tempo indeterminato. Sarebbero ben altri numeri”.
Sul fronte degli amministrativi lo stesso discorso: “bisogna rivedere i parametri dell’organico immaginando anche un AT anche nelle scuole del primo ciclo, istituti aperti e lotta alla dispersione”. Dentro questa operazione, afferma il sindacato romano di via Leopoldo Serra, “devono rientrare i posti dei diplomati magistrali e dei laureati in Scienze della formazione che hanno maturato il diritto all’immissione in ruolo, così come devono essere incluse le stabilizzazioni del personale educativo dei convitti e degli educandati”.

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02149-fondi-europei

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-19/07/2018-06:00
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Fondi europei, una torta miliardaria che l'Italia non sa come finire!

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Riuscirà il nostro Paese, in 30 mesi, ad utilizzare la torta miliardaria dei fondi europei completando i programmi europei entro il 2020?
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Riuscirà il nostro Paese, in 30 mesi, ad utilizzare la torta miliardaria dei fondi europei completando i programmi europei entro il 2020? Nessuno lo sa, ma il diffuso scetticismo non è foriero di buone notizie.
Come è noto, scrive Aldo Forbice sul quotidiano La Verità del 17 luglio scorso, la cifra stanziata, per il periodo 2014-2020, è di 44 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 20 miliardi di cofinanziamento nazionale (di questi circa il 30 per cento sono a carico delle Regioni). A questa cifra lo Stato italiano, per integrare gli investimenti dei Fondi (Sie), affianca oltre 50 miliardi del Fondo per lo sviluppo e la coesione (Fsc).
A questa torta che attrae moltissimo, non ha finora corrisposto un adeguato impegno del governo e delle Regioni. Basti pensare che l'Italia è all'ultimo posto nella graduatoria dei 28 Paesi, mentre al primo posto si trova la piccola Finlandia e al secondo la negletta Grecia, che ha dato a tutta Europa l'esempio di come si possa riprendere la strada dello sviluppo, sobbarcandosi sacrifici forse mai visti dal dopoguerra ad oggi.
Ai primi posti, tra i virtuosi, troviamo il Portogallo (5°), la Polonia (9°), la Germania (15°), la Francia (16°), il Regno Unito (23°), la Spagna (25°) e l'Olanda, al penultimo posto, prima dell'Italia. La cifra in palio è gigantesca ed è molto attrattiva per le Regioni, chiamate, in gran parte, a gestire i Fondi europei. Ma purtroppo – scrive Aldo Forbice sulla Testata già citata -  sono poche quelle che riescono a rispettare gli impegni di spesa. Infatti, dopo una esperienza ultraventennale (con le diverse programmazioni) le Regioni non sono ancora riuscite a creare una efficiente rete di quadri, esperti, consulenti specializzati. Ovviamente, come vedremo, vi sono enti regionali virtuosi e quelli che stanno agli ultimi posti della graduatoria (quasi tutti del Sud).
Vediamo a che punto siamo, sempre leggendo l’articolo già citato.
Su 73 miliardi e 600 milioni di euro, come si è detto, siamo gli ultimi in Europa, con poco più dell'8 per cento di spesa certificata (l'anno scorso eravamo all'1 per cento). Per restare a casa nostra, le Regioni più sviluppate sono, ovviamente, quelle che riescono a utilizzare meglio i Fondi. Le ricordiamo: Piemonte, Valle d'Aosta, Liguria, Lombardia, Provincia autonoma di Bolzano, Provincia autonoma di Trento, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Lazio. Ecco quelle meno sviluppate (3-5%); Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia. In transizione si trovano l'Abruzzo, il Molise e la Sardegna.

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02139-sicilia-nuovo-ddl-diritto-studio

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-18/07/2018-06:00
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Sicilia, nuovo ddl sul Diritto allo studio 

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Ok della Giunta al ddl - Ora il testo andrà in Aula
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Anche la Sicilia avrà una legge sul diritto allo studio? Ci prova il governo Musumeci che ha approvato il ddl proposto dall’assessore all’Istruzione e alla Formazione professionale Roberto Lagalla.  
“Dopo mesi di lavoro con l’Ufficio Scolastico Regionale, i rappresentanti delle parti sociali, del corpo docente e delle consulte studentesche, dice l’ex Rettore Lagalla, siamo arrivati alla proposta di legge definitiva, attesa da oltre trent'anni. Adesso, spero che l’iter legislativo possa procedere celermente all'Ars, in modo tale che la Sicilia possa essere al passo con la quasi totalità delle altre Regioni italiane”.
Il disegno di legge, auspicato anche dall’Assemblea regionale e dalla competente Commissione legislativa – come riporta Live Sicilia
http://m.livesicilia.it/2018/07/16/diritto-allo-studio-in-sicilia-la-giunta-approva-il-disegno-di-legge_980253/, tende a colmare uno  vuoto che dura dal 1985 quando con decreto del Presidente della Repubblica la Regione Siciliana veniva delegata in materia d’istruzione.
Da quella data ad oggi non s’è fatto nulla di buono e la Regione Sicilia, unica in Italia, è rimasta senza una legge organica sul diritto allo studio, nonostante vari tentativi mai approdati in Aula, alcuni neppure in Commissione e parecchi sono rimasti nei cassetti dei deputati proponenti.

 

Dopo 30 anni e tanti tentativi finiti prima dell’approdo in Aula, all’ARS potrebbe essere la volta buona per varare la legge sul Diritto allo studio in Sicilia.
Come è noto, nel 1985 con decreto del Presidente della Repubblica, la Regione Siciliana veniva delegata in materia di istruzione, ma da allora ad oggi la Sicilia ha battuto il record dell’inefficienza e dello scarso interesse in materia di istruzione, nonostante le leggi sull’autonomia scolastica avrebbero potuto e dovuto dar una spinta in tal senso.
Adesso ci prova l’ex Rettore dell’Università di Palermo e Assessore all’istruzione e alla formazione professionale Roberto Lagalla, che  aveva fatto della materia il suo cavallo di battaglia in campagna elettorale.
Lotta alla dispersione scolastica, sostegno ai poveri anche straneri, agli ospedalizzati, ai diversamente abili, agli ospedalizzati, consulte, anagrafe scolastica per ora sono solo parole, vedremo come andrà a finire in Aula e soprattutto al di là delle anticipazioni mediatiche, valuteremo se e quanto questo nuovo ddl sia vicino e lontano dalla scuola e dell’università (n.b.)

La proposta odierna mira a disciplinare e a garantire l’accesso agli studi a tutti i giovani siciliani, fin dalla scuola dell’infanzia, occupandosi per la prima volta dei discenti più piccoli, da 0 a 6 anni, per arrivare alla formazione degli adulti, finalizzata all’inserimento occupazionale.
Questa legge si propone di disciplinare, in una logica di continuità, il percorso formativo di ogni singolo studente, attivando strumenti che facilitino il raccordo con l’istruzione superiore e con l’accesso al mondo del lavoro. Secondo Lagalla è più che mai necessario salvaguardare i diritti degli studenti, per garantire loro un percorso formativo qualitativamente adeguato ed universalmente accessibile, contrastando così i dati preoccupanti e penalizzanti sulla dispersione scolastica e sul livello delle competenze dei nostri ragazzi.
Partire dai giovani significa anche supportare utilmente la crescita imprenditoriale ed economica del territorio, ponendo il tema dell’istruzione alla base del possibile superamento delle attuali disuguaglianze, derivanti da differenti condizioni di partenza di natura economica o sociale”.

Il testo si compone di trentasei articoli, che disciplinano le azioni a sostegno dei vari percorsi di studio, fino al livello universitario, attraverso l’impiego di risorse regionali ed extraregionali.
Il disegno di legge prevede l’istituzione della “Consulta regionale per il diritto allo studio”, come luogo di concertazione e collaborazione fra i diversi attori del sistema. Inoltre, sono previsti interventi per il contrasto della dispersione scolastica, ancora drammaticamente presente in Sicilia, come la costituzione dell’Anagrafe scolastica regionale degli studenti, per il monitoraggio del fenomeno, nonché azioni a sostegno del prolungamento del tempo scolastico e in materia di funzionalità e sicurezza degli edifici scolastici.
Il testo, nell’intento di tutelare i soggetti più deboli, grazie ad una cooperazione interistituzionale, prevede diversi interventi a sostegno delle categorie più deboli, riservando particolare cura agli studenti disabili o con difficoltà nell’apprendimento, nonché a coloro che si trovino ad affrontare il percorso scolastico in regime di ricovero ospedaliero. Per persone diversamente abili o con disturbi specifici d'apprendimento, in particolare, sono previsti accordi e protocolli d'intesa con soggetti del terzo settore e con associazioni di familiari, finalizzati a una programmazione dei servizi scolastici. Si tende anche alla più ampia inclusione nel sistema educativo anche mediante servizi di trasporto scolastico e di assistenza specialistica, pure in sede domiciliare.
Sono poi disciplinate azioni di sostegno per studenti immigrati residenti sul territorio e azioni di valorizzazione delle scuole e dei processi d’insegnamento presso le isole minori, le aree montane o le aree metropolitane soggette a degrado sociale, nelle quali si intende intervenire attraverso il potenziamento delle attività pomeridiane ed extracurriculari.
Fra le azioni a sostegno del sistema universitario, è prevista l’erogazione di borse di studio, di contributi a favore di studenti meritevoli in condizioni di disagio e iniziative finalizzate a favorire il rientro di studiosi siciliani.
Sempre al fine di innalzare il livello delle competenze degli studenti siciliani, sono previsti interventi per il potenziamento linguistico e progetti di scambio culturale e internazionale, finalizzati allo svolgimento di periodi formativi presso enti, istituzioni o imprese di altri Stati membri dell’Unione europea. È inoltre disciplinata l’adozione di misure per rafforzare l’identità siciliana, attraverso iniziative formative volte all’acquisizione di una rinnovata consapevolezza della cultura regionale e delle potenzialità dello strumento autonomistico.

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02129-il-giorno-della verita

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-17/07/2018-06:00
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Il giorno della verità

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I sindacati sono stati convocati oggi per discutere sulle immissioni in ruolo
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Dopo la fase lunga e complessa della mobilità il Miur passa alle immissioni in ruolo stabilendo i contingenti per classe di concorso, posto di sostegno e provincia.
Il contingente fissato, dopo l’autorizzazione del Ministero dell’Economia e Finanze e della Funzione Pubblica (e qui ci sarà da divertirsi!), sarà trasmesso agli Uffici Scolastici unitamente al decreto ministeriale relativo alle immissioni in ruolo del personale docente.
Le immissioni in ruolo continueranno ad essere svolte al 50% dalle GaE e al 50% da concorso 2016.
Per le assunzioni dei docenti di infanzia e primaria inseriti nelle graduatorie del concorso 2016 da quest’anno c’è la novità che le graduatorie possono essere scorse anche oltre il 10% degli idonei inizialmente previsto dal bando di concorso.
Un altra delle novità introdotta dalla Legge di Bilancio 2018 è la proroga di un anno  (successivo al triennio) della validità delle graduatorie del concorso 2016.

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02119-laureati-scienze-motorie-nella-primaria

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-16/07/2018-06:00
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Laureati in Scienze motorie anche nella scuola primaria

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L’ex docente di Educazione fisica ed ora Ministro, vuole il “campioncino”,
pardon lo “studente atleta”!
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Il ministro Bussetti nel corso della presentazione in VII Commissione di Camera e Senato congiunte per relazionare sulle linee programmatiche del MIUR ha annunciato l’introduzione della materia di Scienze motorie fin dalla scuola primaria e la conseguente introduzione dei laureati in questa materia.
Si ha però il sospetto che Bussetti, da ex insegnante di Educazione fisica, voglia conferire maggiore importanza allo sport soprattutto nelle prime fasi dell’evoluzione del bambino con il difetto però di non voler potenziare il gioco-sport, ma favorire o peggio alimentare, la caccia al campioncino in nome di una presunta sana e corretta educazione motoria!
Non a caso (Freud si potrebbe fare i bagni leggendo le parole del Ministro!) nel corso della audizione Bussetti ha parlato di studenti-atleti cioè di ragazzi che mentre studiano praticano attività sportiva a livello agonistico.
C’è solo da augurarsi, ma lo dubito, che il Ministro punti solo alla scuola secondaria, lasciando alla scuola primaria il compito di far giocare liberamente i bambini attraverso le tecniche e le strategie di gioco-sport che forse sconosce, visto che dopo la sua esperienza di docente di EF si è dedicato ad altro ignorando (forse!) tutta la letteratura psico-pedagogica sulla materia e gli esiti di alcune lodevoli sperimentazioni varate dal CONI e dallo stesso MIUR negli anni passati! (n.b.)

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