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01665-licei-musicali

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-31/05/2018-06:00
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Licei musicali, pressing per il ripristino della seconda ora di strumento

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Il Tar Campania dà ragione agli studenti ricorrenti di Salerno e Nocera Inferiore
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I giudici del Tar della Campania, I Sezione di Salerno, con sentenza n. 781 del 21-05-2018, hanno accolto un ricorso presentato dagli studenti di due licei musicali di Salerno e Nocera Inferiore per il ripristino della seconda ora settimanale dello primo strumento musicale cancellata dall’USR in attuazione delle disposizioni del Miur.
Il provvedimento – osserva Antimo Di Geronimo sulle pagine della testata ItaliaOggi del 29 maggio scorso – non avrà conseguenze in termini di ripristino delle ore di lezione cancellate, ma costituisce un precedente per ulteriori azioni legali qualora l’USR non dovesse ripristinare le ore cancellate dal prossimo anno scolastico.
Sulla questione c’era già stata la sentenza della III Sezione/Bis del Tar Lazio n. 2915 del 14-03-2018 con la quale il collegio ha annullato la nota Miur con cui aveva disposto la riduzione da due a una le ore settimanali di insegnamento dello strumento musicale principale, ritenendo che tale nota sia stata adottata in violazione della normativa di settore che ne prevede due.
Per completezza di informazione, precisiamo che nei licei musicali gli alunni studiano contemporaneamente due strumenti. Al primo strumento la legge assegna due ore settimanali nel primo biennio, un’ora settimanale nel secondo biennio e due ore settimanali nell’ultimo anno di corso; al secondo strumento la normativa assegna un’ora settimanale solo per i primi quattro ani di corso, mentre nell’ultimo anno tale insegnamento cessa del tutto. Il Miur, invece ha sostituito la seconda ora di primo strumento con un’ora di ascolto musicale che non è proprio la stessa cosa! Quello che è più paradossale, riteniamo, sia il fato che il Miur abbia motivato tale taglio con la carenza  di organico! Insomma, invece di reclutare docenti per lo strumento e/o negoziare anche ora aggiuntive – per esempio – è stato più facile tagliare le ore. (n.b.)

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01635-saccomanni-premier-incaricato

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-29/05/2018-06:00
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Saccomanni premier incaricato / Il flop giallo-verde sulla scuola

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Mister «spending review» dovrà fare presto e bene per rassicurare i mercati e la Ue /
La sceneggiata Lega-M5S sulla scuola: d
a Giuliano a Bussetti
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Il Premier incaricato dal Presidente Mattarella, Carlo Cottarelli, bisognerà che faccia presto e bene soprattutto perché nei suoi interventi aveva bollato il famoso “Contratto” stimando un costo tra 80 e 125 miliardi di euro a fronte di coperture che non superavano i 550 milioni, ma bisognerà anche che rassicuri i mercati e la Ue.
Nato 64 anni fa a Cremona, Carlo Cottarelli, sposato e con due figli, è rimasto sconosciuto ai più fino a quando il governo di Enrico Letta, su iniziativa dell'allora ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, individuò nell'alto dirigente del Fondo Monetario Internazionale (FMI) l'uomo giusto per l'incarico di commissario straordinario per la «spending review», cioè il taglio della spesa pubblica, che era una delle priorità dell'esecutivo.
Assumendo l’incarico al Quirinale dovrà garantire la permanenza dell'Italia nell'euro, le intese con l’Europa, la riduzione del deficit, l’incremento della produttività e dell’occupazione, la modifica della legge elettorale e su questi punti dovrà formare la squadra di governo che potrebbe anche non essere “balneare” o quasi.
Per restare alla scuola e la comparsata bicolore Lega-M5S conclusasi domenica sera, dalla certezza che al Miur sarebbe andato  il Ds Salvatore Giuliano alla sorpresa del designato Marco Bussetti, oggi Dirigente di un ATP presso l’USR Lombardia, probabile, anzi certo, ministro dell’Istruzione targato M5S-Lega … a nessuno, dopo il forfait del ex premier Giuseppe Conte, che ha dovuto gettare la spugna in quanto portatore inerme della pervicace arroganza ed ostinazione bicolore sul nome del ministro tecnico designato al Mef che si voleva imporre a tutti i costi al Colle, nonostante il Presidente Mattarella avesse fatto sapere da tempo che avrebbe accettato solo la designazione di un politico designato da uno dei due partiti, in sostanza Giorgetti al posto di Savona. Eppure la compagine giallo-verde ha detto ancora no! Se così stanno le cose quale è il senso recondito c’è dietro l’atteggiamento intransigente del duo Salvini-Di Maio? 
Del resto le sue autorevoli parole di domenica sera non lasciano dubbio alcuno!
Restano solo le buffonate dette contro Presidente da Lega-M5S-FdI sull’impeachment, le minacce di manifestazioni (= violenze!) di piazza e altro ancora, che sono scuola di mala politica e di mal costume deontologico, sempre in nome del popolo italiano e soprattutto in nome della nostra Costituzione, ovviamente usata quando fa comodo!
Per restare sempre alla sceneggiata bicolore sulla scuola, il primo designato, Salvatore Giuliano, laureato in economia, Ds brindisino in servizio, era stato sostituito, quasi a fine corsa, da Marco Bussetti,  laureato in scienze motorie, già Ds, oggi
Responsabile dell’Ambito X (Milano) dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia.
Del Ds Salvatore Giuliano, leggendo vari siti web, avevamo appreso che in passato ha fatto parte dello staff della ministra Stefania Giannini come esperto per l’ideazione di proposte innovative per la formazione dei Ds e al sostegno della loro attività rispetto all’attuazione della legge 107, che passa per essere un preside 2.0 perché nella sua scuola da anni non si usano più i libri di testo,  sostituiti da materiale didattico redatto dai docenti e che dal prossimo anno scolastico ci sarà lo slittamento dell’inizio delle lezioni di due ore: si entrerà alle 10:00 e non più alle 08:00 come tradizione; inoltre è fautore del liceo breve! E questo, per dirla tutta, ci preoccupava davvero!
Adesso che tutti se ne sono andati a casa assieme al “Contratto per il governo del cambiamento”, aspettiamo la nascita di un governo tecnico, pur se di minoranza, che ci porterà quasi certamente al voto autunnale.
Ci resta solo l’amarezza di non aver potuto sottoporre all’attenzione del governo bicolore e del ministro preposto, alcune questioni di una certa rilevanza che riguardano tutto il personale della scuola: dai precari, ai diplomati magistrali, ai concorsi annunciati e in progress, al rinnovo dei contratti per il personale della scuola e dei dirigenti scolastici, dall’A-S-L, al contenzioso sempre crescente, e via di seguito.
Aspetteremo ancora per rappresentare ad un nuovo ministro a tempo, questa serie di problemi appena elencati e chissà quanti altri se ne aggiungeranno, con la consapevolezza storica che, purtroppo, con il termine delle lezioni/attività didattica e il rush finale degli esami, sulla scuola si stende un velo che copre tutto: bisogni e criticità, per riprendere il tutto solo a settembre!
(n.b.)

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01605-fermiamo-deriva

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-28/05/2018-06:00
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Fermiamo la deriva della scuola basata sulle skill e i test Invalsi

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Una ex Dirigente scolastica dice la sua sul settimanale Left
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L’ex Dirigente scolastica Renata Puleo, dalle pagine del settimanale Left sferra un affondo importante sulla odierna deriva della scuola basata sulle skill e i test Invalsi. Per la qualità dei contenuti e per l’assonanza con le tesi portate avanti da Ceripnews, pubblichiamo l’articolo della collega Renata Puleo, ringraziando la Testata già citata per la gentile concessione.
«Sul finire del 2017 – scrive Renata Puleo - è stato pubblicato a cura di un gruppo di docenti di cui faccio parte un appello per segnalare in sette temi l'emergenza in cui versa la scuola pubblica, da anni sottoposta ad attacchi di ogni tipo, devastata in modo sistematico dalla legge 107/2015, "La Buona Scuola". Il testo è stato sottoscritto da circa 12mila persone, ed è ancora disponibile in rete.
Nelle numerose occasioni pubbliche in cui è stato presentato, si sono sempre tenuti in stretta relazione tre temi-cardine: le competenze, la valutazione, le pratiche di alternanza scuola lavoro.
Tre aspetti a cui corrispondono un "Discorso" e svariati dispositivi. Il "Discorso" è quello che veicola abiti mentali atti ad accogliere in modo acritico il modello di un soggetto che lavora per consumare, consuma anche quando non lavora, si forma per corrispondere a questo stile, consumando è sempre in debito. I cui sentimenti sono come scrive l'economista Christian Marazzi senso di colpa e paura. La colpa paradossale di chi consuma troppo, paura di chi presume di non poter più consumare, in un perenne stato di precarietà, di insicurezza. La scuola oggi è chiamata a costruire questo tipo di soggetto. "Stock di competenze" da mettere a valore. Le competenze, sempre declinate al plurale, in numero di 8 fondamentali (europee!) si conseguono con una didattica povera, che non insegna conoscenze mediante una messa al lavoro delle discipline e del loro storico portato epistemologico, ma abilità, skill, ad impianto contingente, immediatamente verificabile, misurabile, a senescenza programmata, come succede a un elettrodomestico. Ed ecco venire in luce il ruolo dell’Invalsi. L’Istituto (per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione, ndr) si autodefinisce di ricerca ma lo abbiamo visto in questi giorni continua a proporre, da oltre dieci anni, test censuari inaffidabili, a giudizio di illustri docimologi nemmeno allineati alle indicazioni nazionali, e questionari di rinforzo della percezione di essere "quello stock".
Le competenze misurate, come ha affermato con orgoglio Paolo Mazzoli, direttore dell'Invalsi, sono da ora "certificate". La valutazione a cura dei docenti, il titolo di studio rilasciato dalla scuola, si possono tranquillamente considerare pratica e modello superati. Non bastando, si costruiscono attraverso le forme più diverse di convenzione con aziende, imprese, associazioni, ecc, percorsi di alternanza fra ore di scuola e ore di lavoro ad essa esterno. Si alterna, in regime di parità per contenuti, didattica, valutazione, l'attività svolta dagli insegnanti nelle classi con quella a cura dei tutor aziendali. Mercato e studio per la vita, pari sono. La forza-lavoro è dynamis, potenza per la mano, per la testa. Tutti ne dispongono, da tutti può venire estratta per fini estranei a chi ne dispone.
Attraverso una scuola basata sulla dinamica competenze-valutazione-lavorismo si sta attuando una vasta opera di alienazione e di assoggettamento. Una società ineguale e ferocemente competitiva, scenario ineluttabile per le nuove generazioni, presuppone la capacità di adattamento, altrimenti chiamato "cittadinanza attiva". A coloro che credono si possano avere competenze senza discipline e senza saperi, che i test siano modalità di validazione degli apprendimenti, che l'impresa di sé rappresenti un orizzonte di vita, il tutto in un'ottica progressista, riformatrice, "liberale", è sfuggito di mano il quadro d'insieme. Servirebbe un ampio confronto nel Paese. Per questo abbiamo chiesto, e torniamo a chiedere al governo che verrà, una messa in moratoria dei decreti della Buona Scuola sui temi su indicati».

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-26/05/2018-06:00
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Messaggio forte di Confindustria al nuovo governo

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Più autonomia alle scuole e rafforzamento degli Its
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Claudio Tucci sul quotidiano Il Sole 24 Ore del 24 maggio u.s., sottolinea come il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, abbia lancia un appello al nuovo decisore politico: «Il merito è il vero ascensore sociale: la crescita economica è possibile solo aumentando la qualità e le competenze delle persone» dal palco dell’Assemblea 2018 di Roma.
Per il leader degli industriali – scrive Claudio Tucci sulla Testata già citata - è necessario mettere nel mirino, da subito, i nodi “storici” dell’educazione italiana e «sarà utile concedere alle scuole maggiore autonomia nella definizione dei percorsi di istruzione e alle università maggiore autonomia dal lato delle risorse»; inoltre « è necessario investire meglio e di più negli Istituti tecnici superiori (Its) e puntare sull’alternanza scuola lavoro».

Il messaggio chiaro e tondo è quello di impegnarsi ad avvicinare i profili in uscita a quelli richiesti dalle imprese per colmare, prima di tutto, il gap che esiste tra la domanda di quasi 300mila tecnici specializzati e l’offerta mancante.
La svolta consiste nella preparazione dei nostri giovani al futuro. Bisognerà ora capire se e quanto sapranno e vorranno fare i nuovi responsabili politici giallo-verdi e non blu come afferma Salvini. Giusto per memoria gli ricordiamo che negli passati la Lega Nord impose in una scuola il Sole delle Alpi, dal tetto alle pareti, i cestini per rifiuti e perfino lungo i viali d’accesso! (n.b.)

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01455-in-italia-si-lavora-poco

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-25/05/2018-06:00
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In Italia si lavora poco!

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Una risposta indiretta alla tentazione del nascente governo bicolore giallo-verde
di modificare la legge Fornero sul pensionamento
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I dati Eurostat confermato che da 10 anni l’Italia si trova nell’ultima posizione della classifica sulla durata della vita lavorativa, molto al di sotto della media europea e questo dato potrebbe ulteriormente abbassarsi qualora venga attuata una riforma delle pensioni che introducendo meccanismi come la Quota 41 e la Quota 100 permettendo ai lavoratori di andare in quiescenza in anticipo rispetto a quanto accade oggi.
L’affondo contro la proposta del nuovo governo bicolore giallo-verde di modificare i parametri della legge Fornero oggi vigenti, arriva da Money.it (leggi:
www.money.it/Quanti-anni-si-lavora-in-Italia?utm_source=Money.it&utm_campaign=538b7fac86-RSS_EMAIL_CAMPAIGN&utm_medium=email&utm_term=0_4302bacf08-538b7fac86-302853101 ) che precisa che nel dettaglio in media i cittadini italiani lavorano per 31,3 anni (35,9 gli uomini, 26,3 le donne) rispetto ad una media europea di 35,6 anni.
Confrontando il nostro Paese con quelli europei si rileva che l’Italia è tra quei Paesi in cui la durata lavorativa è più bassa; 31,3 anni, mentre un lavoratore tedesco è impiegato in media per poco più di 38 anni, in Gran Bretagna in media si lavora per ben 38,8 anni, ma il record continentale spetta senza dubbio all’Islanda dove la vita lavorativa dura in media 47,4 anni (49,5 per gli uomini e 45,2 per le donne). Dietro all’Islanda troviamo la Svizzera (42,4 anni) e la Svezia (41,3 anni).

Il grafico, pubblicato dalla Testata già citata e che riportiamo in allegato, fa rilevare quali sono i Paesi dove l’età lavorativa è più alta, sia per quanto riguarda gli uomini che le donne.
C’è però da dire che nonostante in Italia si lavora per meno anni, l’orario d’impiego nel nostro Paese è tra i più alti d’Europa!
Secondo i dati OCSE riferiti al 2016, in Italia una settimana lavorativa è composta da 33 ore, mentre in Paesi come la Germania si scende a circa 26 ore a settimana, in Olanda si lavora per 27,5 ore, in Gran Bretagna per 32 ore a settimana
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PER LEGGERE E/O SCARICARE IL GRAFICO:  2018-05-25-griglia.pdf

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-24/05/2018-06:00
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Sostegno in Sicilia, le OO.SS. Regionali Scuola si rivolgono all’ARS

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Nota unitaria Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola Sicilia: chiedono audizione in V Commissione
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Le organizzazioni sindacali Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola della Sicilia hanno chiesto all’on. Luca Sammartino, presidente della V Commissione Cultura, Formazione e Lavoro dell’ARS una audizione per sottoporre la questione della definizione degli organici della scuola e più precisamente dell’organico di sostegno nell’Isola.
Di seguito la nota.

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Al Presidente della V Commissione Cultura,
Formazione e Lavoro On. Luca Sammartino

Gentile Presidente,
le scriventi organizzazioni sindacali, Flc Cgil Sicilia, Cisl Scuola Sicilia e Uil Scuola Sicilia, chiedono di essere audite dalla Commissione da lei presieduta per sottoporle la questione della definizione degli organici della scuola e più precisamente dell’organico di sostegno in Sicilia.
Il Miur, infatti, ha deciso di non aumentare i posti in organico di diritto nonostante il numero degli alunni diversamente abili sia aumentato di 724 unità. Una scelta che danneggia fortemente gli studenti e i docenti siciliani. 
Per questo chiediamo l’intervento dell’Assemblea e del governo regionale presso le istituzioni nazionali. A tal proposito chiediamo anche la presenza dell’assessore regionale competente Roberto Lagalla, che in più occasioni ci ha dimostrato il suo interesse alla vicenda.
Palermo, 22 maggio 2018
Flc Cgil Sicilia: Graziamaria Pistorino
Cisl Scuola Sicilia: Francesca Bellia
Uil Scuola Sicilia: Claudio Parasporo

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-23/05/2018-06:00
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Permessi retribuiti, sono 9 giorni ma alcuni Ds ne danno solo 3!

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La precisazione della testata “La Tecnica della Scuola” dopo la denuncia di una docente
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Lucio Ficara, sulla testata online “La Tecnica della Scuola” ( www.tecncadellascuola.it ) rispondendo ad una docente che s’è visto negati i 6 giorni di permessi retribuiti per gravissimi motivi familiari anche certificabili, precisa che tali permessi in tutto sono 9 giorni e non 3 come spesso danno i Dirigenti scolastici (sic!) e ricorda che ai sensi dell’art.15 comma 2 del CCNL Scuola «il dipendente (…) ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a 3 giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, vengono fruiti i 6 giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma».
Bisogna fare attenzione – continua ancora Lucio Ficara - che l’ultimo periodo del comma 2 dell’art.15 del CCNL scuola 2006/2009, chiarisce senza ombra di dubbio che è possibile fruire i sei giorni di ferie, anziché come semplici ferie, come permessi retribuiti. Quindi, in ragione di quanto suddetto, i giorni di permesso retribuito, la cui fruizione sfugge alla possibile discrezionalità del Dirigente scolastico, sono fino ad un massimo di nove.
«Questo significa – precisa ancora Lucio Ficara - che se un docente di ruolo ha già fruito dei tre giorni di permesso retribuito, potrebbe decidere di rinunciare a 6 giorni di ferie, fruendoli invece con le stesse modalità dell’art. 15 comma 2, senza quindi dovere sottostare alla discrezionale concessione da parte del dirigente scolastico, che sarebbe invece subordinata, ai sensi dell’art.13 comma 9, alla possibilità di avere personale in servizio disponibile, senza oneri aggiuntivi di spesa, a sostituire il docente che fruisce delle ferie. In buona sostanza il Ds non può vietare la fruizione dei 9 giorni di permesso retribuito ai sensi dell’art.15 comma 2, mentre può non concedere i 6 giorni di ferie richieste ai sensi dell’art.13 comma 9».
Peraltro nella nota prot. n. 17637 del 18/12/2014 dell’ARAN è scritto, con assoluta chiarezza, che se i 6 giorni di ferie a disposizione durante le attività didattiche saranno fruiti come “permessi personali o familiari” il docente con contratto a tempo indeterminato avrà in totale 9 giorni (3+6) sottratti alla discrezionalità del dirigente, naturalmente se documentati anche con autocertificazione.
La nota ARAN specifica che dal disposto delle due norme (art. 15 comma 2 secondo periodo e art. 13 comma 9) si evince che se i 6 giorni di ferie sono dal personale docente richiesti come “motivi personali e familiari”, quindi producendo la documentazione necessaria anche mediante autocertificazione (così come avviene per i primi 3 giorni), tali giorni non solo devono essere attribuiti, quindi sono sottratti alla discrezionalità del dirigente, ma il personale richiedente il permesso non ha l’obbligo di accettarsi che per la sua sostituzione “non vengano a determinarsi oneri aggiuntivi anche per l’eventuale corresponsione di compensi per ore eccedenti”.
È utile spiegare – conclude Lucio Ficara - che la legge di bilancio 2013 ovvero la legge 228/2012 art. 1 comma 54 si riferisce solamente alle ferie fruibili con l’art.13 del CCNL e in nessun modo abroga l’art.15 comma 2 e il suo ultimo periodo, come già evidentemente spiega l’ARAN quasi due anni dopo la legge 228/2012. Per cui è acclarato che i giorni di permesso retribuito possono essere fruiti fino ad un massimo di nove giorni e non solo tre come credono alcuni Ds.

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-22/05/2018-06:00
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Cattedra d’eccellenza alla Bocconi

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Perché servono oggi, e serviranno sempre domani più, gli androidi /
Super robot in azione a Parma / La Cina è vicina
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TimesNasce all’Università Bocconi di Milano un corso di laurea in “Data Science” e forse in un futuro prossimo arriveremo alle macchine che imparano da sole. Le applicazioni potrebbero essere infinite, dato che le macchine potrebbero estrarre informazioni da grandi quantità di dati, per esempio nel campo della medicina, su prevenzione dei tumori.
Si pensi, solo per fare un esempio, all’analisi di milioni di mammografie attraverso una macchina che faccia con accuratezza superiore a quella umana e in tempi brevissimi! Non si tratta di machine learning concorrente all’uomo, ma un aiuto per risolvere problemi sempre più complessi sostituendo lo scienziato nei lavori noiosi e ripetitivi.
 

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Super robot in azione a Parma
Da domani 22 maggio a giovedì 24 maggio a Parma ci sarà la dimostrazione di tanti super robot che permetteranno ai visitatori di verificare gli incredibili progressi della robotica e dell’intelligenza artificiale. L’occasione è l’VIII Edizione della Fiera Sps Ipc Drives Italia, che riunisce fornitori e produttori del mondo dell’automazione e del digitale per l’industria, organizzata da Messe Frankfurt Italia.


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Scontato l’impatto sul lavoro in altre applicazioni, ma il problema è capire come ridistribuire il rapporto lavoro tra uomo e macchina. In Usa, per la verità, si grida al pericolo che entro 2050 l’uomo sarà sostituito con i robot e siccome in Usa il 12% degli uomini in età di lavoro è senza occupazione risulta critica la previsione che stima entro il 2050 circa 1/3 del totale degli occupati sarà sostituito da androidi.
La prima cosa da fare, anche se non la soluzione di tutti i mali,  è gestire il disagio e riequilibrare lo scompenso lavoro-tempo libero-salario. Nel senso che bisognerà ridurre le ore di lavoro per occupare tutti, in cambio ci sarà più tempo libero per se stessi, per la famiglia e gli hobbies, ma anche minor salario; inoltre la riqualificazione professionale diventerà permanente e segnerà la fine del posto fisso.
Di conseguenza, fin da adesso, e non nel futuro, bisognerà preparare gli studenti ai lavori del Ventunesimo secolo. Il coding, ad esempio, dovrà diventare una capacità scontata come leggere e scrivere.
[Fonte: La Stampa, articoli vari del 17-05-2028; pagg. 27-33]
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La Cina è vicina!
Caccia ai cervelloni nostrani: offerte di cattedre e fondi copiosi
Mentre il Bel Paese continua a non investire sulla ricerca, la Cina recluta i nostri scienziati, offrendo benefit e cattedre universitarie a colpi di 2.500 dollari al mese e spese di viaggio pagate!
L’Accademia delle Scienze di Pechino, perseguendo una politica transnazionale, ha offerto ai fisici italiani ad indirizzo elettronico di lavorare nelle loro università.

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-21/05/2018-06:00
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Il sistema scuola non aiuta la professionalizzazione

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Occorre avviare un canale che parta dagli Its senza compiere gli errori del passato
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Secondo i dati Istat, in Italia il 73% degli studenti con almeno un genitore laureato frequenta un liceo contro il 43% degli studenti senza genitori laureati. Insomma, l’origine sociale non è una condanna, ma le statistiche dicono che l’ottenimento della laurea è spesso legata al fatto che a loro volta i genitori sono laureati.
Interessante qualche dato PIAAC (Programme for the International Assessment of Adulti Competencies) sulla situazione italiana relativa a:
Giovani di 20-24 anni
Figli di genitori laureati 295%
Figli di genitori non laureati: 249%
Laureati 30-44 anni
Figli di genitori laureati: 65%
Figli di genitori non laureati: 14%
Abbandoni universitari 30-34 anni
Figli di genitori laureati: 16%
Figli di genitori non laureati 36%.
Il basso numero di laureati in Italia è anche dovuto al fatto che in Italia sostanzialmente esiste solo una laurea accademica, mentre gli altri Paesi ne esiste anche una professionalizzante che attrae nella sfera dell’università molti figli di genitori non laureati, ma l’Italia non ha mai investito in questo canale.
La riforma 3+2 degli anni Duemila è stata un fallimento nel suo tentativo di creare corsi professionalizzanti perché ha preteso che fossero i professori accademici a insegnare la professionalità, e s’è visto come è andata a finire!
Queste legislatura, se e quando inizierà, dovrà mettere mano ad una riforma che introduce in Italia quello che altri Paesi hanno da venti anni: un canale professionalizzante che parta dagli Istituti tecnici superiori (Its) che oggi professionalizzano seriamente 8mila studenti e non ripeta gli errori del passato col 3+2.

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-19/05/2018-06:00
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Test Invalsi della primaria nella bufera

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Frare (Agesc): Miur e Invalsi impongono un pensiero unico!
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Le prove Invalsi per la scuola primaria hanno suscitato un vespaio di polemiche, sia tra addetti ai lavori che tra esponenti del mondo mediatico. Un attacco frontale arriva da Giancarlo Frare, presidente nazionale dei Genitori scuole cattoliche (Agesc), che dichiara: «Finalmente molti altri, oltre noi, si accorgono della deviazione che Miur e Invalsi stanno imponendo alla scuola, con l'imposizione di un pensiero unico che guarda più ad un sano realismo capitalista che ad una formazione integrale della persona!».
Una preoccupazione legittima alla luce di domande del tipo: «Nella vita riuscirò a fare ciò che desidero? Riuscirò a comperare le cose che voglio?» che cozzano con le ostentate certezze di maniera dell’Invalsi secondo cui tutto va bene!
I test anche quest’anno hanno presentato banali errori nei test, puntualmente segnalati dalla rete, ma anche domande inopportune, come quella indicata sopra, per i bambini della fascia 6-10 anni, e poi altre che riguardavano il conseguimento del titolo di studio desiderato, i soldi per vivere e acquistare quello che si vuole: insomma poter fare ciò che si desidera!
Portare nella scuola italiana un modello consumista e opportunista fin dalle elementari, dominato dall'avere anziché dall'essere, senza spazi per immaginare qualcosa di diverso nella vita che non sia fare soldi, appare una via senza sbocco educativo e formativo, osserva amaramente Giancarlo Frare.

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01381-bufale-sulla-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-18/05/2018-06:00
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Le bufale sulla scuola nel contratto Lega-M5S

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I punti di criticità: Formazione e reclutamento, quando? come? / Docente unico su sostegno / Scuola inclusiva  / Pensioni, stop alla Legge Fornero / Lo scenario nazionale e internazionale
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In nome di una vera Buona Scuola il "contratto" del duo Salvini-Di Maio (Lega-M5S) le spara grosse sulla scuola. Commentiamo qualche titolo, sulla base dei testi in circolazione sulla stampa e aggiornati fino ad ieri sera.  
Formazione e reclutamento, quando? come? - Leggendo le note sulla formazione nasce il sospetto che i tecnici e i leader delle due compagini che ambiscono a governare in Paese non conoscono neppure l’a-b-c sulla formazione dei docenti. Smontare il giocattolo della Fedeli sul reclutamento e sulla formazione non sarà facile, e non basta affermare che la cosiddetta Buona Scuola è “una riforma insufficiente e inadeguata” su precariato, classi pollaio, edilizia scolastica, mobilità (edulcorato il passaggio sulla regionalizzazione dei docenti), graduatorie e titoli di insegnamento, compreso un’attenzione dai diplomati magistrali che non sono solo “maestre”!  Nel testo si parla anche del “fallimento” della chiamata diretta del Ds, da superare perché “tanto inutile quanto dannoso”, ma non si accenna alla card dl docente e al merito!
Docente unico su sostegno - Un altro passaggio che evidenzia l’ignoranza tematica è quanto affermato sul docente unico sul sostegno per il I ciclo. Idea nobilissima, in teoria, quella di “assicurare lo stesso insegnante per l’intero ciclo scolastico” ma che deve fare i conti con i profili professionali diversi! Ma questo i tecnici e i politici, a quanto pare, non lo sanno!
Scuola inclusiva - Affermare poi che la scuola deve essere inclusiva, e deve “limitare” e non contrastare la dispersione scolastica “che in alcune Regioni raggiunge percentuali non più accettabili” è l’ennesima affermazione di principio senza uno straccio di proposta concreta relativa alle classi aperte, alle attività laboratoriali, ai rientri pomeridiani per svolgere attività alternative/integrative, ecc.
Alternanza-Scuola-Lavoro - Sull’Alternanza-Scuola-Lavoro (A-S-L) il documento si limita a rilevare che “spesso gli studenti sono impegnati in attività che nulla hanno a che fare con l’apprendimento; uno strumento così delicato che non prevede alcun controllo né sulla qualità delle attività svolte, né sull’attitudine che queste hanno con il ciclo di studi dello studente”. Nessuna parola sull’Osservatorio nazionale, sui promessi tutor, sui curricoli e sui protocolli, ma soprattutto nessuna parola sul fatto che l’A-S-L frutto della c.d. Buona Scuola e decreto collegato, deve essere riscritta di sana pianta e soprattutto va incardinata nel curricolo scolastico e non considerata un’appendice spuria dello stesso.
Finiamo questa breve analisi, alla luce delle odierne risultanze, con le pensioni che interessano tantissimo il personale della scuola.
Pensioni, stop alla Legge Fornero - D’accordo subito Lega-M5S, ma i soldi non ci sono: previsti appena 5 miliardi di euro contro i 15 miliardi l’anno, complessivamente 70 miliardi di euro per agevolare l’uscita dal mercato del lavoro delle categorie ad oggi escluse, tra cui figura anche la scuola. Secondo l’ultima versione del testo del contratto giallo-verde verrebbe data la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100, con l’obiettivo di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti. Nel caso degli insegnanti laureati, si prevede anche la possibilità di far figurare come contributi utili anche gli anni degli studi accademici.  Insomma sarebbe possibile il pensionamento a 60 anni per gli uomini ed a 57-58 anni per le donne. Inoltre si prevede il riordino del welfare con la separazione tra previdenza e assistenza.
Conclusione - Volendo allargare l’analisi a tutto il contratto, non è secondario rilevare che l’articolato – rigorosamente privo di copertura finanziaria! – spaventa i mercati: da qualche giorno va giù in caduta libera la Borsa e lo spread è schizzato a quota 160 per poi scalare fino a 153, come registrato nella serata di ieri! E poco importa che la compagine giallo-verde addebiti tale “fenomeno alla diffusione di una bozza già superata”; la verità è che la prospettiva di un governo inaffidabile e che fa solo promesse demagogiche senza tenere in conto la situazione economica del Paese preoccupa non solo gli osservatori interni, ma anche e soprattutto quelli europei che chiedono garanzie sugli impegni assunti.
Qualcuno, per spiegare in volgare l'odierna situazione politica, ha osservato che i due leader giallo-verdi che dovrebbero rappresentare il Paese, si stanno comportando come chi prima contrae un prestito per acquistare un'automobile e dopo fa sapere che non intende onorare le scadenze del prestito ... ma si tiene comunque la macchina! Insomma parole su parole e pochi fatti concreti, e si fa finta che l’Italia non abbia sottoscritto i trattati e gli impegni con la Ue e si minaccia di mettere in discussione dall’oggi al domani gli stessi, non tenendo conto che può non bastare neppure una legislatura per una attenta e ponderata revisione, e sempre che la stessa venga affidata a gente seria e competente!
Di questo dovrebbero tenerne conto i due leader che a fine settimana fra consultazioni online e gazebi faranno la sceneggiata della consultazione popolare per poi chiedere un incontro con il Presidente Mattarella, sempre che si sblocchi la vicenda del premier, che il nominativo sia davvero equidistante dalle due parti e che il Capo dello Stato ne riconosca titoli, meriti e crediti. Inoltre il futuro premier deve essere davvero bravo a giocare le sue carte assieme al duo Salvini-Di Maio nella scelta dei ministri che dovrebbero gestire la vita del Paese, contratto permettendo, e sempre che tali nomi siano graditi al Presidente della Repubblica per assicurare operatività a livello interno e soprattutto credibilità a livello internazionale per uno dei Paesi fondatori dell’Unione. (ninni bonacasa) 

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01371-salute-a-rischio

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CERIPNEWS  LA NOTA XVIII-17/05/2018-06:00
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La salute è a rischio!

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Allarme della Conferenza delle Regioni
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La sanità italiana non è più adeguata a quella di un Paese civile e non è in grado di garantire la difesa minima della salute. Questo l’allarme lanciato dalla Conferenza Stato-Regioni nel corso della audizione di fronte alle Commissioni speciali di Camera e Senato per l’esame del Documento di Economia e Finanza!
La Conferenza ha messo sul tavolo la situazione attuale dei Livelli essenziali di assistenza (Lea), ossia le prestazioni minime garantite gratuitamente o tramite ticket dal Sistema sanitario nazionale (Ssn): dal 2018 al 2019 l spesa sanitaria scenderà dal 6,6% al 6,4% del Pil, mentre il livello minimo per garantire la tutela della salute secondo l’Ocse è 6,5%.
L’Italia è il fanalino di coda nei Paesi del G7, ma siamo secondi come richiesta dei cittadini; insomma, lo Stato investe meno e i cittadini pagano molto di più rispetto agli altri Paesi del G7.
Le considerazioni della Conferenza Stato-Regioni sono pienamente condivise dai sindacati Cgil. Cisl e Uil che denunciano come in alcuni ambiti territoriali il sistema sia effettivamente a rischio tenuta e chiedono – associandosi alla tesi portata avanti dalla Conferenza – che venga garantito il livello minimo di tutela della salute aggiornando il Patto Salute 2014-2016.

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01357-universita-regole

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-16/05/2018-06:00
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L’università e le nuove regole

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Il documento inviato a 22 enti di ricerca e 106 atenei
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Con un documento inviato a 22 enti di ricerca e 106 atenei, la ministra uscente Valeria Fedeli, ha “dettato” le nuove regole su trasparenza, doppio lavoro e altro ancora, con il contributo importante dell’anticorruzione guidata da Raffaele Cantone.
Il documento, diviso in tre parti, presenta dieci punti strategici: concorsi (aperti anche agli esterni), commissioni esami (sorteggio dei componenti), Anvur (selezione sulle riviste scientifiche che danno punteggio, specie quelle di fascia A e i Gev, Gruppi di esperti della valutazione), valutatori (devono dichiarare l’assenza di incompatibilità), collegio di disciplina (va costituto con membri eletti e in maggioranza esterni all’ateneo), azione disciplinare (sarà il ministro dell’istruzione ad avviarla verso i rettori), incompatibilità (sarà più stringente: divieto di cumulare ruoli e incarichi), parentele (nessun incarico e/o assegno per chi ha parentela o affinità fino al quarto grado con un professore strutturato, rettore, direttore generale o membro del cda d’ateneo), libera professione (vietata ai prof a t.i. se svolta con continuità; per quella occasionale servirà l’autorizzazione dell’ateneo), aspettativa d’ufficio (obbligatoria per assumere incarichi esterni pubblici e/o privati con fine di lucro).
Per la verità alcune regole c’erano già, peraltro poco influenti, perché i dictat statali hanno ben poca efficacia con l’autonomia statutaria dei singoli atenei. Lo stesso accadrà adesso, con buona pace della ministra uscente Valeria Fedeli. (n.b.)

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