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0811-organici-2018-2019

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-30/03/2018-06:00
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Organici 2018-2019: pochi posti in Sicilia!

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Sarà interessante vedere quali azioni il duo Musumeci-Lagalla vorranno mettere in campo
facendo valere anche, e soprattutto, il ruolo della nostra Regione a Statuto speciale
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La bozza degli organici fornita alle OO.SS. Scuola lascia trasparire una situazione di criticità in Sicilia, ma anche su scala nazionale le cose non vanno benissimo, come hanno evidenziato le OO.SS. confederali in un lungo e articolato comunicato che questa testata ha pubblicato ieri (leggi: http://www.ceripnews.it/notizie.htm#0797-organico-docenti ) in cui si ribadisce un NO secco da Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola che affermano che  continua la politica dei “tetti” predefiniti a livello nazionale, mentre sarebbe indispensabile rispondere alle esigenze di funzionamento delle scuole con scelte lungimiranti che sostengano un ampliamento dell'offerta formativa.
In Sicilia, rispetto all’anno scolastico precedente, segna un -175; solo la Puglia presenta una flessione maggiore, pari a -206 e la Campania -172. Non va meglio nei posti di potenziamento nella scuola dell’infanzia, che è una novità per quest’anno. Alla Sicilia vanno 92 posti su 800 a livello nazionale, mentre per gli Istituti professionali si arriva a 113 su 1.161.
Se dovesse restare questo scenario verrebbe stroncata sul nascere la speranza dei docenti sui rientro in Regione. Ma quello che appare più strano è il fatto che ancora una volta a Viale Trastevere nella determinazione dei posti non è stata attivata una prospettiva educativo-funzionale, ma solo la calcolatrice e forse anche malamente se è vero, come è vero, che la nostra Regione, con 742mila studenti,  ha ricevuto meno posti di quelli ottenuti dalle Marche che una popolazione di 213mila studenti.
Di fronte ad un trattamento tanto scandaloso, a prescindere del calo degli iscritti, sarà interessante vedere quali azioni il duo Musumeci-Lagalla vorranno mettere in campo facendo valere anche
, e soprattutto, il ruolo della nostra Regione a Statuto speciale. (n.b.)

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0801-def-in-mano-a-chi

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-29/03/2018-06:00
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Il Def in mano a chi?

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Il 10 aprile non ci sarà il nuovo governo, ma sarà l’occasione per fare prove tecniche
di maggioranza; ovviamente per quello che varrà!
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Il Documento di economia e finanza conterrà solo le previsioni economiche e il quadro aggiornato di finanza pubblica, come già chiarito dal governo subito dopo il voto del 4 marzo, senza nessuna indicazione programmatica, ma le cifre potrebbero essere leggermente migliori di quelle dello scorso autunno, rendendo così un po' più agevole - almeno sulla carta - per il governo che  verrà e quando verrà! - il confronto con l'Unione europea.
La scadenza di legge prevista per l'invio del Def in Parlamento il 10 aprile coinciderà con una fase verosimilmente ancora iniziale delle consultazioni del presidente della Repubblica Mattarella. In assenza di un nuovo governo in carica probabilmente verrà seguita la stessa strada già battuta nel 2013, con la nascita di "commissioni speciali" chiamate a pronunciarsi su questa materia ed eventualmente su altre.
In sede di esame del Def i parlamentari potranno dare le prime indicazioni politiche, e si tratterà in qualche modo delle prime prove tecniche di maggioranza. Ovviamente, per quello che varrà! (n.b.)

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0787-il-conflitto

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-28/03/2018-06:00
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Il conflitto che c’è e non c’è!

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Lo strano caso, e forse unico, del prof che bandisce il concorso per se stesso
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Il prof Giliberto Capano, nato a Monfalcone è parente del prof Giliberto Capano nato a Monfalcone? Secco no da parte del Tar: di Giliberto Capano ce n'è solo uno, quindi non è fra i «parenti» di cui è vietata l'assunzione nello stesso ateneo del “barone” raccomandante.
Di conseguenza, nessun conflitto d'interessi nel caso di specie: pretendere di entrare alla Normale di Pisa dove si è già nel Collegio accademico, è possibile e legittimo, perché la legge vieta solo l'«aiuto a parenti», e non allo stesso interessato! E adesso c’è pure il bollo del Tar!
Strana burocrazia, la nostra, strana quanto paradossale!
La vicenda ha inizio nel 2016, il 9 settembre, per l’esattezza, quando la Scuola Normale Superiore di Pisa apre una «procedura di selezione per la copertura di un posto di professore universitario di prima fascia per il settore Scienza Politica». Il 10 ottobre si candida il prof Giliberto Capano, ordinario all'Università di Bologna, in via di uscita dopo sei anni di «distacco» alla Normale, ma al momento della candidatura, ancora membro del Collegio accademico dove è entrato il 1° febbraio 2015 per restare fino a1 31 ottobre 2016.
E la legge n. 240/2010, più nota come Riforma Gelmini? Nessun problema, dato che essa recita: «Ai procedimenti per la chiamata (…), non possono partecipare coloro che abbiano un grado di parentela o di affinità fino al quarto grado compreso, con un professore appartenente al dipartimento o alla struttura che effettua la chiamata ovvero con il rettore, il direttore generale o un componente del consiglio d'amministrazione dell'ateneo».
Secondo l'università per il prof. Capano c'è un enorme conflitto di interessi, e l’Avvocatura dello Stato, chiamata a dare un parere, si esprime allo stesso modo e, quindi, il segretario generale decreta l’incompatibilità del prof e lo mette fuori alla rosa degli aspiranti.
Il professore estromesso, ovviamente non ci sta e ricorre al Tar che prima concede la sospensiva e poi sentenzia che «il regolamento di ateneo non prevedesse alcun divieto di partecipazione a carico dei componenti degli organi della Scuola, limitandosi a sostanzialmente mutuare in parte la disciplina di legge». E la Riforma Gelmini? No, rispondono i giudici amministrativi, il prof non è parente di nessuno, è parente di se stesso!
Tutto chiaro, insomma, ma non troppo! Se il prof Capano avesse fatto un passo per accontentare i propri parenti sarebbe stato censurato; invece s’è mosso solo per perseguire interessi propri, e nulla più. Più chiaro di così, non si può! (n.b.)

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0777-intesa-ma-non-troppo

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-27/03/2018-06:00
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Intesa, ma non troppo, sulla legge Fornero

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Lega e M5S prospettano solo correttivi e non più l’abolizione,
come sbandierato in campagna elettorale!
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Secondo il rapporto di primavera “Agein Report 2018” della Commissione europea la spesa pensionistica italiana è una bomba ad orologeria che però non si sa quando esploderà!
Guarda caso, nonostante quanto detto in campagna elettorale, che si è conclusa con gli esiti che sappiano, i due partiti/movimenti vincitori Lega e M5S annunciano non più l’abolizione, bensì solo modifiche alla legge Fornero con interventi correttivi che si ipotizzano su due vie per andare in pensione:
a) quota 100 (con 36 anni di contributi versati e 63 anni di età),
b) quota 41 (anni di contributi versati) con mantenimento degli sconti contributivi per le madri.
Tutto d’accordo allora? Affatto! I due gruppi politici divergono su un punto non di poco conto: l’adeguamento dell’età di uscita alle speranze di vita. Per il M5S è da abolire, per la Lega è da mantenere.
Per chi vuole fare collezione di “perle” può cominciare a contare. Questa è solo la prima! (n.b.)

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0763-storielle-nostrane-in--pillole

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-26/03/2018-06:00
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Storielle nostrane in pillole

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Le notizie: Pasticcio test a Medicina / Il cellulare si usa a scuola, ma non si può ricaricare! /
Addio allo scuolabus, parte il car pooling
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Pasticcio test a Medicina
Richiamati gli studenti esclusi / L’assurdo del numero chiuso
Oltre un migliaio di studenti che a settembre scorso erano stati esclusi dal test d’ingresso di Medicina e Chirurgia ed erano stati costretti a rinunciare e iscriversi in altre facoltà, in questi giorni vengono chiamati perché in vari atenei si sono liberati i posti di Medicina e quindi il Miur ha disposto lo scorrimento della graduatoria unica nazionale.
A fine marzo, ovviamente! Roba da non crederci!
Ad anno accademico ampiamente avviato, con materie già sostenute e superate, eccoti una chiamata sorprendente e fuori tempo massimo che dimostra una cosa sola: il metodo del metodo chiuso in Medicina è assurdo!
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Il cellulare si usa a scuola, ma non si può ricaricare
I Ds udinesi confermano l’uso didattico dello smartphone, ma niente costi per la scuola!
Il cellulare serve a scuola ma non si può caricare in aula! Motivo? Spreco di energia elettrica e se collegato al pc possibili danni al software.
A casa, ovviamente, le cose cambiano! Che cosa volere che le freghi il Ds dei costi familiari di energia elettrica domestica ed eventuali danni al software del computer?
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Addio allo scuolabus, parte il car pooling
A Palazzolo, un comune del Bresciano, si punta così al risparmio
A Palazzolo, nel Bresciano, lo scuolabus è stato messo in rimessa e sostituito dal car pooling (uso condiviso di un mezzo per compiere lo stesso tragitto) ovviamente con costi a carico dei genitori. In compenso le casse comunali ci guadagnano alla grande! I genitori, più o meno contenti, sono stati costretti ad organizzarsi per dare passaggio nelle loro vetture a tanti studenti.

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0748-regione-siciliana

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-24/03/2018-06:00
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Regione Siciliana, fondo per le scuole private

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Quando gli interventi adeguati per le scuole statali? /
Quello che l’Assessore sa … e quello che Lagalla non sa!
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Quello che l’Assessore sa …
Nella Finanziaria della Regione Siciliana appena varata, si scopre che verranno finanziate le scuole private della media inferiore con un fondo stimato di un milione di euro. Finora ricevevano fondi regionali solo le scuole private dell’infanzia.


… e ciò che Lagalla non sa!
D’accordo dare contributi alle scuole non statali, ma l’assessore Lagalla è a conoscenza delle stato di indigenza delle scuole pubbliche statali alle quali la Regione eroga risorse per il funzionamento amministrativo e didattico, che le compete in esclusiva? Ha senso aumentare lo stanziamento da 25 a 27,5 mln/euro? L’assessore Lagalla ha mai preso visione dei criteri di assegnazione, da tempo immemorabile mai modificati, pur essendo mutate le esigenze delle istituzioni scolastiche autonome?  (n.b.)  

 

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0737-gli-impegni-leghisti-sulla-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-22/03/2018-06:00
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Gli impegni leghisti sulla scuola in 5 punti

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Sembra tutta robetta facile da poter chiudere in fretta, invece sono problemi enormi!
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Il segretario della Lega (ex Nord), Matteo Salvini, in conferenza a Strasburgo ha parlato anche di scuola ed ha strombazzato le sue ipotesi di modifica: cicli scolastici, docente prevalente ed altro ancora, riprendendo pari pari tutte le ipotesi già portate avanti in campagna elettorale dal suo Responsabile federale all’Istruzione, Mario Pittoni.
Giusto per fare un dettaglio, li elenco in sintesi:
1 - Unificazione di 5 anni di scuola primaria e 3 anni di scuola medi inferiore in ciclo unico ciclo implica l’introduzione del cosiddetto “maestro e professore prevalente” che si occuperà delle materie principali (italiano, storia, geografia, scienze) e seguirà la classe per tutta la durata degli studi; sarà affiancato dagli insegnanti delle materie specifiche (matematica, lingue, discipline sportive, discipline artistiche, musica). Quanto alle gestione delle cattedre nessuna parola né in campagna elettorale, né adesso, solo un laconico: “Ci stiamo lavorando, ma prima di tutto dobbiamo rimettere la macchina organizzativa del ministero che oggi è ingessata”. Semplice no?

2 - Attivare tutti gli strumenti a disposizione per riavvicinare i docenti al loro territorio per assicurare la “continuità didattica” e la “continuità affettiva”; il che significa superare l’attuale sistema di reclutamento. 
3 - Per i futuri insegnanti, la Lega torna all’ipotesi dei concorsi su base regionale (non più nazionale); la Lega vuole anche eliminare  la “chiamata diretta” dei docenti da parte dei dirigenti scolastici ed abrogare la regola che prevede che dopo 36 mesi da precario, senza assunzione definitiva, il docente non possa proseguire nell’insegnamento e per i docenti non abilitati la Lega vuole riattivare i Pas (Percorsi abilitanti speciali), oggi superati dalla Buona Scuola.
4 - Per i diplomati magistrali, che rischiano di non poter più insegnare dopo la sentenza sfavorevole del Consiglio di Stato la Lega ipotizza una modifica legislativa che estenda anche ad essi il principio della “graduazione”, oggi previsto solo per la scuola secondaria. Gli abilitati dell’infanzia e della primaria andranno inseriti in un elenco che diventerebbe una sorta di terza gamba rispetto alle  GaE e alle GM del concorso 2016.
5 - Non manca, il ripristino della bocciatura secondo la logica tutta padana che lo “scarso impegno ed i comportamenti scorretti vanno sanzionati sul nascere, prima che degenerino”.
Sembra robetta di poco conto, ma i problemi sono enormi ed è inutile negarlo, e quindi ora che la campagna elettorale è finita (e male per giunta, almeno dal mio punto di vista! ndr) sarebbe opportuno non sparare più balle e fanta-programmi roboanti e piuttosto che continuare a proporre cose irrealizzabili, perché sulla scuola non cominciano a fare proposte più realizzabili che, comunque, implicano coraggio?

Qualche ideuzza random? Perché no!
- Perché non parlare di valorizzazione del personale della scuola?
- Perché non parlare di edifici scolastici sicuri (e non solo imbellettati!) e soprattutto adeguati alla nuova didattica?
- Perché non parlare di innalzamento dell’obbligo a 18 anni?
- Perché non parlare di allungamento del tempo scuola su scala nazionale?
- Perché non parlare del tempo pieno che al Sud (che è stato generoso in fase elettorale! ndr) riguarda solo un bambino su dieci?
- Perché non parlare di riduzione degli alunni per classe?
- Perché non aprire le scuole anche di pomeriggio, ovviamente pagando docenti e personale, per consentire ai ragazzi di accedere alle biblioteche ed ai laboratori informatici? Ha senso continuare a tenerli chiusi sempre nelle ore extrascolastiche? Le palestre perché non si aprono agli alunni piuttosto che darle in concessione alle associazioni sportive che, guarda caso, fanno pagare gli stessi alunni della scuola per fare pallavolo o basket o judo?
- Perché non parlare dei compiti a casa, che sarebbe meglio si facessero a scuola?
- Perché non parlare di rendere obbligatorio il quinto anno della scuola dell’infanzia?
- Perché non abolire la sperimentazione del liceo breve? Oppure l’argomento e tabù perché fa comodo agli industriali?
- Perché non parlare di revisione radicale dell’attuale modello di Alternanza Scuola-Lavoro?
- Perché non parlare della riforma del sistema scolastico nel suo complesso invece di parlare solo di ciclo unico tralasciando tutta la scuola secondaria di secondo grado?
In ultima analisi i parlamentari vecchi e nuovi che oggi occuperanno gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama si rendono conto che parlare di istruzione, scuola e cultura, significa formare le future leve che saranno al potere nei prossimi venti o trenta anni? (ninni bonacasa)

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0721-vicenda-esami-stato

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-21/03/2018-06:00
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La strana vicenda della presidenza degli esami di Stato

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I niet del Miur per i/le Ds che dirigono Istituti comprensivi e Scuole secondarie di I grado /
Cisl Scuola: “Travisata la norma!”
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Come ho commentato nel corso della trasmissione Spazio Libero in diretta streaming su Federico Cammarata Tv di Cefalù lunedì 19/03/2018 alle ore 19:00, sulla circolare Miur n. 4537 relativa alla formazione delle Commissioni degli esami di Stato e connessa vicenda che nega ai Ds degli IC e delle Scuole secondarie di primo grado di inoltrare la domanda per la presidenza delle stesse Commissioni, lasciando invece questa facoltà ai/alle Ds dei Circoli didattici, registro con piacere che ha preso posizione la Cisl Scuola su Dirigenti News del 19/03/2018 che accusa apertamente il Miur di “aver travisato il significato della norma facendone discendere delle preclusioni completamente estranee alla volontà del legislatore, come d’altra parte si può evincere anche dalla lettura della Relazione illustrativa allo schema del decreto legislativo 62/2017” e si riserva “eventuali azioni da intraprendere, ritenendo non ammissibile che ai/alle Ds sia impedito l’accesso all’Albo regionale in ragione di motivazioni non previste nel decreto legislativo.”
Ma cosa dice la circolare? “Hanno facoltà di presentare la scheda di partecipazione come presidenti tra gli altri i dirigenti scolastici in servizio preposti esclusivamente ad istituti statali di istruzione primaria, provvisti di abilitazione all’insegnamento negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado.”
Nel motivare l’esclusione il Miur richiama espressamente l’art. 8, co. 2, del D.Lgs. n. 62/2017 che assegna la presidenza della Commissione d’esame nella scuola secondaria di primo grado direttamente al/alla Ds della stessa istituzione. In forza di tale disposto, il Miur fa derivare l’impossibilità di chiedere la presidenza della Commissione nel secondo ciclo d’istruzione, essendo il/la Dirigente impegnato/a nella sua scuola!
“L’interpretazione – scrive Dirigenti News Cisl Scuola, già citato -  non è affatto condivisibile. Il Miur infatti non considera che il medesimo articolo del Decreto disciplina il caso di assenza, reggenza ed impedimento, prevedendo la sostituzione con un docente collaboratore. L’impedimento appunto può ben essere costituito dall’assegnazione ad altro incarico di presidenza di Commissione, nella scuola secondaria di secondo grado. Anche nel definire le modalità di costituzione delle commissioni del secondo ciclo il D. Lgs. prevede che presso l'Ufficio scolastico regionale sia istituito l'elenco dei Presidenti di Commissione, cui possono accedere “dirigenti scolastici”, senza alcuna distinzione, purché in possesso di requisiti definiti a livello nazionale. Per requisiti non può certo intendersi l’assegnazione ad un istituto di scuola primaria piuttosto che l’assegnazione ad un istituto di scuola secondaria di primo grado, quanto il possesso di titoli, ad esempio - come peraltro previsto - l’abilitazione.”
Come ho già detto in trasmissione, si tratta di una vicenda tutta strana orchestrata e diretta dai funzionari del Miur che, da qualche anno a questa parte, sembra dicano e facciano quello che vogliono, senza rispetto delle norme di rango primario, ma soprattutto, senza precise direttive da parte di chi governa Viale Trastevere che poi si lamenta per l’eccessivo contenzioso! (ninni bonacasa)

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0708-meglio-la-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-20/03/2018-06:00
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Meglio la scuola privata o quella pubblica?

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Sentenza del Tribunale di Treviso sul percorso scolastico di un figlio di separati
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IL FATTO
La madre vuole che il figlio dopo la scuola primaria frequentata in una scuola privata, continui anche nella scuola media per approfondire lo studio dell’inglese che occupa molto spazio nel curricolo scolastico dell’istituto, invoca il diritto del figlio ad una preparazione di eccellenza che solo la scuola privata frequentata gli può dare, e minaccia altre battaglie legali.
Il padre non è d’accordo, forse anche per motivi economici, ma il dato non emerge ufficialmente nella controversia ed afferma di dire no alla frequenza per altri tre anni nella scuola privata che risulta totalmente sbilanciata nello studio della lingua inglese e propende per un istituto pubblico dove tale apprendimento occupa meno spazio nel curricolo scolastico
Il magistrato così ha sentenziato che l’alunno può frequentare la scuola secondaria di primo grado statale anche perché il suo ottimo rendimento scolastico non lo metterà a disagio, peraltro la madre ha mai palesato difficoltà di apprendimento, e quindi il passaggio alla scuola pubblica è sostenibile. Peraltro, ad avviso del giudice trevigiano “un ulteriore percorso all’interno della scuola con l’indirizzo di evidente prevalenza delle ore di lingua inglese, finirebbe con il condizionare pressoché totalmente la scelta anche per il corso di scuola superiore, in quanto il bambino non sarebbe più in grado di inserirsi con parità di dotazione culturale e preparazione in qualsiasi liceo o scuola superiore italiana”.
IL COMMENTO
Il fatto che un ragazzino venga sballottato tra due genitori litigiosi e poco interessati alle conseguenze psicologiche che possa subire per la controversia, non interessa il quotidiano Libero (Alessandro Gonzato, su Libero del 16/03/2018) che approfitta del caso per impostare tutto il commento sul fatto che il giudice ha giocato al ribasso, mentre lo studio delle lingue è strategico per il futuro del minore, tanto è vero che “in tanti altri Paesi europei e non solo, lo studio delle lingue straniere è considerato un pilastro nel percorso scolastico dei ragazzi”.
IL BAMBINO
Il bambino, che non è stato sentito dal giudice che dice? A quanto pare sta zitto … anche perché nessuno s’è preoccupato di lui! A cominciare dai genitori per finire al giudice che non l’ha neppure sentito!
A noi Cerip, al di là delle opinioni dei due genitori litigiosi, che forse usano lo studio del piccolo per farsi reciproci dispetti e ritorsioni, e della strumentalizzazione pseudo culturale della Testata sopra citata, guarda caso, ci interessa solo il bambino e il suo benessere psicofisico! (di Redazione)

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CERIPNEWS LA NOTA XVIII-19/03/2018-06:00
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Analisi sul Rapporto Istat sull’integrazione a.s. 2016-2017 //
Manca la vera inclusione!

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160 mila gli alunni disabili e 88 mila gli insegnanti di sostegno, in media  il rapporto è 1,82
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Il Rapporto Istat
L’Istat, nel Rapporto “L’integrazione degli alunni con disabilità nelle scuole primarie e secondarie di primo grado – Anno scolastico 2016-2017”, dettaglia che in Italia, nell’anno scolastico 2016-2017, gli alunni con disabilità sono 90 mila nella scuola primaria (3% degli iscritti) e 69 mila nella secondaria di I grado (4%). In totale, 3 mila in più rispetto all’anno precedente. Il 9% delle famiglie alla scuola primaria e il 5% alla secondaria hanno fatto ricorso al Tar per l’aumento del sostegno. Ci sarebbe pure una netta preponderanza dei maschi: più del 64% degli alunni con disabilità in entrambi gli ordini scolastici.
Nella scuola primaria si stima che il 7% degli alunni con disabilità non sia autonomo in una delle seguenti attività: spostarsi, mangiare, andare in bagno. Nella scuola secondaria di primo grado tale quota è il 6%. In entrambi gli ordini scolastici considerati, la disabilità intellettiva, i disturbi dell’apprendimento e dello sviluppo sono stimati come i problemi più frequenti negli alunni con disabilità.
Gli insegnanti per il sostegno, secondo quanto pubblica il Miur, sono più di 88 mila, 6 mila in più rispetto allo scorso anno.
Sembra tuttavia che sussista un rapporto leggermente inferiore a 1 insegnante ogni 2 alunni con disabilità. Nelle regioni del Mezzogiorno ci sarebbe il maggior numero di ore medie di sostegno settimanali assegnate. In base alle stime, il 41,1% degli alunni nella scuola primaria e il 37,2% in quella secondaria di primo grado ha cambiato l’insegnante per il sostegno nel nuovo anno scolastico.
Gli alunni non autonomi nella mobilità, nel mangiare o andare in bagno possano contare su circa 12,5 ore settimanali di assistente ad personam nelle scuole primarie e circa 11,5 ore in quelle secondarie.
Nel Mezzogiorno tale aiuto si riduce drasticamente con un gap di oltre 3 ore rispetto alle scuole del Nord.
Gli alunni con disabilità che non partecipano alle uscite didattiche brevi senza pernottamento organizzate dalla scuola risultano il 5% nella scuola primaria e il 9% nella secondaria di primo grado.
La partecipazione alle gite d’istruzione con pernottamento risulta invece più difficoltosa: nella scuola secondaria di primo grado non partecipa il 22% degli alunni con sostegno; nella scuola primaria la percentuale si attesta al 10%.
Permangono carenze infrastrutturali, pubblica Dire, per quanto riguarda le barriere senso-percettive. Infatti, solo il 23,7% delle scuole primarie del Nord ha all’interno del plesso scolastico mappe a rilievo e/o percorsi tattili; la percentuale scende al 13,1% in quelle del Mezzogiorno. Lo stesso differenziale territoriale permane nella scuola secondaria di primo grado: il 25,8% delle scuole del Nord contro il 13,8% di quelle del Mezzogiorno.
[ FONTE: Pasquale Almirante – La Tecnica della Scuola – www.tecnicadellascuola.it ]

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Manca la vera inclusione!
Appare quanto mai problematico, ancora oggi, parlare di inclusione, nonostante i passaggi legislativi che indico in calce, che dovrebbero far cogliere il significato dei termini e la loro evoluzione culturale e in prospettiva pedagogica da/a:
                         
inserimentointegrazione - inclusione
ed è scontato che il termine inclusione li supera e li ricomprende tutti.
Quando si parlava di “inserimento” dei disabili nella scuola si ipotizzava una mera “operazione additiva”, in base alla quale si aggiungeva un soggetto in più ad un gruppo, con l’aspettativa che il disabile riuscisse in qualche modo ad adattarsi al “funzionamento” del resto del gruppo.
Il successivo concetto di “integrazione” fa riferimento ad una relazione biunivoca tra il soggetto integrato ed il gruppo integrante, con valori di scambio reciproci. L’integrazione presuppone il fatto che l’alunno “diverso” guadagni qualcosa nel contesto dei “normali”, ma a sua volta anche i compagni abbiano qualcosa da ricevere.
In questi ultimi anni il vocabolo “integrazione” è stato gradualmente sostituito, a livello internazionale, nei documenti e nei discorsi ufficiali ed informali, da quello di “inclusione”. Non si tratta di una semplice “variazione sul tema”, ma rimanda a scenari educativi molto diversi, in quanto l’integrazione muove dal presupposto che è necessario “fare spazio” al “diverso” nel contesto scolastico della classe con il coinvolgimento pieno e funzionale di tutti i soggetti:
    
         alunni disabili e non + insegnanti di classe e di sostegno
che è la negazione totale del paradigma “assimilazionista”, fondato sull’adattamento del “diverso” ad un’organizzazione scolastica strutturata essenzialmente in funzione degli alunni “normali”, dove la progettazione per gli alunni “diversi” riveste ancora un ruolo residuale ed solo esclusivo a cura dell’insegnante di sostegno, con occasionali coinvolgimenti di tutti gli alunni tesi soprattutto a portare il diverso a “normalizzarsi”, cioè a “uniformarsi” il più possibile al gruppo classe, che in sostanza è la negazione pratica del principio di inclusione e dello stesso precedente concetto di integrazione.
L’idea vera di inclusione non si basa sulla misurazione della distanza che c’è tra il livello dell’alunno diverso e un presunto standard di adeguatezza, ma sul riconoscimento della rilevanza della piena partecipazione alla vita scolastica di tutti i soggetti. In sostanza l’inclusione è un processo, una cornice entro cui tutte le condizioni possono essere valorizzate, rispettate e fornite di opportunità a scuola.
Ciò implica, come ha affermato Fabio Dovigo già qualche anno addietro, che in classe non si fanno preferenze, gli alunni sono tutti uguali e tutti vanno coinvolti in ragione delle loro potenzialità  (Fabio Dovigo, Fare le differenze, ed. Erickson 2007).
Purtroppo, ancora oggi, e siamo nel 2018, fare differenze a scuola per molti insegnanti è ancora un tabù! Non si coinvolgono nelle attività tutti gli alunni, non si trasforma il curricolo, anzi spesso si rincorre ossessivamente, non si sperimentano strategie organizzative che tengano conto della diversità degli alunni presenti in classe; insomma la scuola da ambiente accogliente diventa ambiente deprimente, con buona pace della prospettiva pedagogica internazionale che propone la visione di piena inclusione che, partendo dal riconoscimento degli alunni disabili nella scuola, si apre all’inclusione per tutti i bisogni educativi speciali e conseguentemente accoglie pienamente tutti gli alunni fornendo risposte adeguate a tutte le difficoltà presenti.
La scuola veramente accogliente deve essere in grado di rispondere adeguatamente a tutte le diversità individuali di tutti gli alunni non soltanto a quelle degli alunni disabili o con BES, deve valorizzare le differenze individuali di ognuno, deve facilita la partecipazione sociale e l’apprendimento, deve essere attenta alle caratteristiche individuali, sia nel caso delle difficoltà che nel caso della variabilità “normale” ed eccezionale. ma soprattutto non deve porre barriere e non deve avere atteggiamenti di rifiuto, soprattutto da parte dell’insegnante di classe che insegue curricolo e performance, anche in presenza di alunni con atteggiamenti aggressivi, provocatori, turbolenti, iperattivi, instabili che rendono complesso il momento educativo in classe e che non si risolve sbolognando l’alunno all’insegnante di sostegno per le ore assegnate e ignorandolo per le restanti ore di curricolo.
Nasce, quindi, l’esigenza da parte del team docenti di affrontare la questione secondo il modello del problem solving ponendosi alcune domande:
a) come trasformare la complessità delle differenze da problema a risorsa capace di indurre elementi di qualità nella scuola?
b) come l’inclusione può essere risorsa nel processo educativo?
c) quale ruolo e quali compiti deve assolvere l’insegnante curricolare?
d) come l’insegnante di sostegno può essere una risorsa aggiuntiva, non come valore strumentale, ma come valore intrinseco con la sua attività in classe, pur attenzionando l’alunno disabile?
e) acquisita la consapevolezza del nuovo ruolo e delle nuove funzioni, come gli insegnanti tutti (curricolo+sostegno) possono determinare un  cambiamento nel fare scuola?
Forse converrebbe rileggere quelle pagine di Don Milani quando affermava, già tanti anni addietro (sic!),  che la scuola non deve perdere nessuno (…) perché tutti gli alunni sono educabili e praticare concretamente il principio dell’inclusione attraverso
- il lavoro in équipe come docenti che co-progettano, programmano insieme, documentano l’attività didattica e valutano con dei dispositivi condivisi, il che significa che l’insegnante curriculare deve affrontare le tematiche relative alla pedagogia speciale e alla didattica inclusiva,
- il ruolo dell’insegnante di sostegno come insegnante complementare nella progettazione pedagogica e la conduzione didattica,
- il ruolo dinamico e progettuale del/della Dirigente Scolastico/a.
Ma soprattutto bisogna credere nell’inclusione!
È chiaro che se si parte dall’evidente diversità di ogni allievo, la didattica tradizionale non può essere più utilizzata, bisogna passare alla didattica personalizzata e flessibile adattata ai bisogni di ciascuno secondo i principi della modularità e della modulazione: quindi, niente lezioni frontali nelle quali si impartiscono nozioni da imparare, ma insegnamento adeguato agli stili cognitivi di ogni alunno; niente esercizi interminabili e studio mnemonico, niente automazione dei concetti, ma lezioni esemplificate secondo una didattica concreta.
Di conseguenza, come afferma il prof. Giuseppe Bertagna: niente verifiche standardizzate, ma osservazione personalizzata che valuta il percorso e il processo e non il risultato. (ninni bonacasa)

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La normativa sull’inclusione
Legge n. 328 dell’08/11/2000:
Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali
L’articolo 14 prevede "per realizzare la piena integrazione delle persone disabili di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nell’ambito della vita familiare e sociale, nonché nei percorsi dell’istruzione scolastica o professionale e del lavoro, i comuni, d’intesa con le aziende unità sanitarie locali, predispongono, su richiesta dell’interessato, un progetto individuale".
Legge n. 170 dell’8/10/2010 sui DSA: Nuove norme in materia di disturbi specifici di apprendimento in ambito scolastico
Linee guida
con Decreto Ministeriale n. 5669 del 12/07/2011;
Intesa Conferenza Stato-Regioni del 25/07/2012.
Direttiva ministeriale del 27/12/2012: “Strumenti di intervento per alunni con Bisogni educativi speciali e organizzazione territoriale”
Istituzione dei GLI (Gruppi di Lavoro per l’Inclusione che nell’art. 15 della legge 104/92 erano Gruppi di Lavoro per l’Integrazione). La finalità è di potenziare la cultura dell’inclusione per realizzare il diritto allo studio di tutti.
Circolare ministeriale n. 8 del 06/03/2013
S
uggerisce azioni a livello di singola istituzione scolastica e costituzione del GLI (Gruppo di Lavoro per l’Inclusione) esteso alle problematiche relative a tutti i BES.
Nota n.1551 del 27/06/2013
Dettagli sul PIANO ANNUALE INCLUSIVITA’ (P.A.I.)
Nota n. 2563 del 22/11/2013
Chiarimenti di applicazione alla Direttiva del 27/12/2012:
- Piano annuale per l’inclusione (PAI, da redigere al termine di ogni anno scolastico, approvare nel Collegio dei Docenti di Giugno ed è parte integrante del POF)
- Gruppi di lavoro per l’inclusione
- Organizzazione territoriale per l’inclusione (Legge n. 35 del 4/4/2012: creazione di una rete di scuole- polo per l’inclusione) e rapporti con CTI (Centri Territoriali per l’Inclusione) e CTS (Centri territoriali di Supporto) e i GLIP (Gruppi di lavoro interistituzionali: art. 15 legge n.104/92)
Legge n. 107 del 13/07/2015 “La Buona Scuola” (entrata in vigore il 16/07/2015) Con delega al governo in merito all’inclusione scolastica degli alunni con disabilità e con bisogni educativi speciali:
- Comma 7 lettera “l”: “Potenziamento dell’inclusione scolastica del diritto allo studio degli alunni con bisogni educativi speciali attraverso percorsi individualizzati e personalizzati”
- Comma 24: “L'insegnamento delle materie scolastiche agli studenti con disabilità è assicurato anche attraverso il riconoscimento delle differenti modalità' di comunicazione, senza nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica”
- Comma 84 “Il dirigente scolastico, nell'ambito dell'organico dell'autonomia assegnato e delle risorse, anche logistiche, disponibili, riduce il numero di alunni e di studenti per classe rispetto a quanto previsto dal regolamento di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 2009, n. 81, allo scopo di migliorare la qualità' didattica anche in rapporto alle esigenze formative degli alunni con disabilità”
- Comma 181, lettera “c”: “Promozione dell'inclusione scolastica degli studenti con disabilità e riconoscimento delle differenti modalità di comunicazione”. L’inclusione diventa una responsabilità diffusa all’interno del corpo docente e non docente.
Legge n. 134 del 18/08/2015 “Disposizioni in materia di diagnosi, cura e abilitazione delle persone con disturbi dello spettro autistico e di assistenza alle famiglie”.
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