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0231-ultima-chiamata

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-31/01/2018-06:00
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Ultima chiamata per il contratto scuola …

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... prima del voto, ovviamente, con malumore di tutti!
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Saltato il cronoprogramma delle ministre Valeria Fedeli e Marianna Madia, secondo le quali il contratto del comparto scuola poteva essere chiuso entro metà gennaio, a fine mese c’è un solo dato certo: scomparsa dall’orizzonte vertenziale la questione della Card che resta esattamente come adesso, salvo sorprese dell’ultimo minuto, se non si bloccano: bonus premiale, che vale 200 milioni di euro, e sanzioni disciplinari aggravate e in mano ai Ds, di firma non se ne parla!
Al di là dei toni duri di qualche sindacato e dei toni concilianti, ma parimenti fermi di altri, il coro del NO è trasversale e tutti sono d’accordo nel chiedere che il fondo del bonus venga distolto dall’attribuzione dei Ds per essere “caricato” sul tabellare assieme ai milioni destinati alla formazione; per quanto riguarda le sanzioni disciplinari, tutte le OO.SS. hanno definito “irricevibile” la proposta dell’Aran secondo cui il Ds potrebbe disporre la sospensione fino a 10 giorni come avviene già per il personale ausiliario, tecnico e amministrativo (ATA).
In sostanza, le aperture contenute nell’integrazione dell’Atto di indirizzo sono risultate insufficienti e quindi la questione contratto è stata rinviata al livello politico, non solo con la Ministra, ma soprattutto con il Premier al quale si sono rivolti i sindacati perché con autorevolezza e il buon senso che lo contraddistingue, possa sbloccare la situazione e indirizzare l’Agenzia ad un negoziato positivo. Se ciò non dovesse accadere nei prossimi giorni, è scontato che la chiusura sarà rinviata a dopo il 4 marzo, con tutta l’incertezza possibile dl dopo voto e forse di una nuova maggioranza di governo.
Questa settimana sarà comunque strategica per capire se e come si chiuderà o meno una trattativa che riguarda oltre un milione di dipendenti pubblici.
Mentre tutto ciò accade tra Via del Corso, Viale Trastevere e dintorni, Sulla stampa quotidiana di un certo orientamento, s’intende, è scoppiata la grana sull’accusa che “gli statali non fanno un tubo”, mentre “i privati si uccidono di lavoro”. È la sparata pubblicata sul quotidiano “Libero” di ieri (30/01/2018) in cui si afferma categoricamente che in Italia i dipendenti pubblici hanno l’orario settimanale più breve mentre i lavoratori autonomi sono tra i più stacanovisti di tutta l’Unione.
La conclusione è consequenziale con la linea politica della Testata: gli statali sono “fannulloni intoccabili … perché portano voti, tutti i partiti sanno cosa succede nella P.a., ma nessuno osa parlarne in campagna elettorale”.
Parlare di qualunquismo di basso profilo è davvero poco! (n.b.)

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0225-fatemi-lavorare-36-ore

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-30/01/2018-06:00
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Fatemi lavorare 36 ore, però a queste condizioni …

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Lettera di un professore pubblicata sul sito OrizzonteScuola.it
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Il professore Fabio Macchia ha pubblicato sul sito OrizzonteScuola.it (https://www.orizzontescuola.it/contratto-fatemi-lavorare-36-ore-queste-condizioni-lettera/ ) una lettera che è una vera e propria provocazione. La pubblichiamo per riflettere sulle sue considerazioni.
“”” Al Ministero dell’Istruzione dicono che i docenti devono lavorare di più. Di più rispetto a cosa e a chi?
L’ignorante crede siano solo 18, 22 o 24 ore di lavoro, ma quante ore sono veramente? Altri statali quante ne fanno? 36? Allora fatemene fare 36 ma:
– Voglio il badge.
– Voglio i 10 minuti di pausa, come tutti i lavoratori.
– Voglio continuare ad aggiornarmi, ma le ore devono far parte delle 36.
– Voglio che nelle 36 ore siano incluse quelle per consigli di classe, collegi docenti, incontri coi genitori, consulting e glh, open day (se fatti di domenica, con l’indennità pagata extra), dipartimenti orizzontali, verticali e diagonali, commissioni varie, ore svolte da coordinatore, gli scrutini, gli esami, l’alternanza scuola-lavoro e le ore svolte da funzione strumentale, da direttore dei laboratori e le ore per svolgere i progetti extracurricolari.
– Voglio fare la gita con gli alunni ma mi pagate la trasferta e le 24 ore al giorno di responsabilità.
– In classe continuerò a fare 18 ore perché di più è umanamente impossibile, mentre il resto delle ore correggerò le verifiche e preparerò le lezioni a scuola, ma voglio il mio ufficio, un pc funzionante e una wi-fi veloce.
– Voglio la mensa o, se non c’è, voglio i buoni pasto, il riscaldamento d’inverno e il raffreddamento d’estate.
– Voglio un bagno pulito con sapone, carta igienica, asciugamani e il bidet, perché se mi scappa, voglio anche pulirmi e lavarmi.
– Voglio la chiamata diretta dei Ds dagli insegnanti e non viceversa, perché è più democratico che 100 scelgano uno e non che uno ne scelga 100.
– Voglio aule accoglienti e non fuori norma, una scuola sicura e soprattutto uno stipendio che tenga conto del mio titolo di studio e della responsabilità dell’incolumità di 25 ragazzi o bambini.
– Non voglio più fare niente a casa che riguardi la scuola, soprattutto la domenica (omissis).
– Se ho più scuole, dovete pagarmi anche il tempo necessario per andare da una scuola all’altra e voglio andarci con l’auto di servizio.
– Infine voglio un datore di lavoro (il Ministro) che abbia un titolo di studio non inferiore al mio, quindi per lo meno laureato (siamo nel settore pubblico e lo pretendo).
“””

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0213-prove-invalsi-a-rischio

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-29/01/2018-06:00
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Col computer, prove Invalsi a rischio

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Se i pc, peraltro vecchi ed insufficienti, si guastano o salta la connessione, ci sarà da ridere!
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Da quest’anno le prove Invalsi di terza media e seconda superiore si faranno al computer: ma le macchine sono poche e le connessioni inadeguate. Per questo si faranno in giorni diversi e saranno diverse per ciascun allievo. Un rebus organizzativo per i dirigenti e il rischio di contestazioni dagli studenti, ma non basta. A monte c’è una domanda molto semplice: quanti computer collegati ad Internet ci sono nelle scuole italiane? L’ultima rilevazione ufficiale fatta dal Miur di pochi mesi fa è che meno della metà delle scuole italiane (il 47%) può contare su una «connessione adeguata», solo il 48% degli edifici è interamente cablato, poco più della metà delle aule (il 56%) risultano cablate e connesse e nemmeno i laboratori lo sono al cento per cento (ma solo al 75%)! In conclusione le prove Invalsi al computer rischiano di affossarsi prima di partire.
È questo il motivo vero per cui «la somministrazione CBT (Computer Based, ndr) implica necessariamente che le prove non potranno più avvenire simultaneamente nello stesso giorno e alla stessa ora per tutti gli allievi delle scuole italiane e di conseguenza e non potranno più essere uguali per tutti ma varieranno da studente a studente», come ha affermato l’Invalsi.
Saranno le scuole stesse in base al rapporto fra il numero di studenti coinvolti e quello dei computer a disposizione a decidere come spalmare le prove, eventualmente anche decidendo di smembrare la classe in piccoli gruppi calendarizzati in orari e giorni diversi.
Insomma un inferno organizzativo che rischia di saltare minuto dopo minuto se dovesse mancare la connessione in un plesso, con conseguente trasferimento nell’aula computer di un altro plesso dello stesso istituto! E siccome le prove sono tre – italiano, matematica e anche inglese (almeno alle medie, con tanto di certificazione finale delle competenze linguistiche acquisite) da svolgersi in tre giorni diversi, come suggerisce lo stesso l’Invalsi, se il giocattolo Pc o la connessione dovesse far cilecca, ci sarà davvero da ridere, anzi da piangere!
I professori, peraltro, non potranno fare lezione per tutto il tempo in cui i vari gruppi si assenteranno per le prove (che durano 75’ nel caso di italiano e matematica e 90’in quello del test di inglese).
Certamente la modalità telematica, a regime ottimale, è molto funzionale, ma il fatto stesso che le prove sono diverse fra gli alunni, fa scattare anche qualche la modalità seria riserva sul valore e la validità delle prove standardizzate, che – è bene ripeterlo – servono ad accertare se le scuole, tenendo conto dei livelli di partenza che variano a secondo del contesto socio-economico di riferimento, riescono a far raggiungere ai ragazzi il livello di competenze adeguato!
A fronte di una situazione tanto papocchiata, non sarebbe male, dopo tutto, che l’Invalsi accantonasse la modalità CBT, tornando al cartaceo, che sarà meno innovativo, ma almeno è certo! (di Redazione)

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0201-spettacolazione-pre-elettorale

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-27/01/2018-06:00
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Spettacolazione pre-elettorale

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Il M5S siculo “scopre” i problemi della scuola!
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La deputata regionale siciliana del M5S, Angela Foti, ha presentato una mozione all’Assemblea Regionale Siciliana per chiedere in Conferenza Stato-Regioni:
- l’avvio del tempo pieno nelle scuole siciliane (sic!) dato che nell’Isola il tempo pieno è attivo solo nell’8% delle scuole primarie contro il 48% delle regioni del Nord e l’80% dei bimbi non usufruisce della mensa scolastica,
- un piano di azioni concrete e strutturate per arginare il fenomeno della dispersione scolastica,
- mettere in sicurezza gli edifici scolastici,
- garantire il servizio di trasporto degli alunni.
La parlamentare pentastellata chiede anche di “effettuare una rimodulazione dell’organico dell’autonomia degli istituti scolastici di ogni grado, affinché le dotazioni del personale risultino funzionali ai bisogni delle scuole dislocate sul territorio siciliano”, per favorire la stabilizzazione dei precari e il rientro di tutti i docenti assunti fuori dalla Sicilia.
Viene solo da chiedersi dove è stata per cinque anni la parlamentare pentastellata assieme a tutto il suo gruppo, e soprattutto che cosa ha fatto in concreto il M5S, a parte sterili interpellanze e prese di posizione? (n.b.)

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0189-scimmie-uomo

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-26/01/2018-06:00
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Dalle scimmie all’uomo?

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Non parliamo di umanesimo, si tratta solo di tecnica applicata!
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La nascita annunciata dall’Accademia cinese delle scienze delle scimmiette clonate Zhonh Zhong e Hua Hua con la tecnica della pecora Dolly di anni addietro (1996), divide il mondo culturale e scientifico.
Alcuni genetisti vedono, con il successo della sperimentazione cinese, nuovi possibili sviluppi per la prevenzione e cura di certe malattie, altri intravedono scenari raccapriccianti e si chiedono se presto si arriverà all’uomo e con esso, la possibile mutazione del patrimonio genetico.
Dura la posizione della Chiesa con il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita e tra i massimi bioeticisti della Chiesa, che vede in questo livello di sperimentazioni, “una minaccia per il futuro dell’umanità! Prima la pecora Dolly (che ha anche partorito, ma è invecchiata precocemente e poi è stata soppressa per non farla soffrire per un tumore! ndr), adesso la scimmia – afferma il prelato – e il tentativo “sembra un avvicinamento all’uomo; una prospettiva che la Chiesa non potrà mai approvare!”
Quanto al diritto-dovere della ricerca dal punto di vista medico, secondo il cardinale Sgreccia, non bisogna fare distinzione – peraltro insostenibile – tra “clonazione riproduttiva” e “clonazione terapeutica”, come si legge nelle istruzioni della Congregazione per la Dottrina della Fede”.
Quanto alla clonazione animale, la Chiesa, precisa ancora il porporato, non ha espresso condanna esplicita ufficiale ed ha lasciato il tema alla valutazione degli scienziati responsabili. Non è solo una questione di Chiesa, è anche un problema di bioetica, sempre che la medicina non sconvolga l’ordine naturale.
Dopo l’epocale clonazione ella pecora Dolly, per decenni si è discusso tra etica e scienza. Adesso, con la clonazione di una scimmia, nostro parente prossimo, ci siamo avvicinati alla manipolazione dell’umano, sempre per ragioni etiche, cioè per ridurre la sofferenza delle cavie da laboratorio negli esperimenti futuri.
Ma l’umanesimo non c’entra affatto! In effetti si tratta di pura tecnica applicata e non di umanesimo; se si vuole si tratta di progresso tecnologico-scientifico che apre scenari inquietanti per certi versi, esaltanti per altri, ma sempre azzardati, pericolosi e ad altissimo rischio! (ninni bonacasa)

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0179-ripartiamo-dal-digitale

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-25/01/2018-06:00
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Ripartiamo dal digitale

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Sdoganare lo smartphone a scuola non è una grande idea
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La Ministra Valeria Fedeli ha sdoganato lo smartphone in classe con il suo decalogo sull’uso del digitale a scopo didattico (leggi: 22-01-18-decalogo.pdf ), ed anche se esso è redatto con buon senso e tende a non demonizzare il “giocattolo”, fermo restando quanto ho avuto modo di scrivere nei mesi scorsi e non ultimo nell’articolo pubblicato il 22 gennaio scorso (leggi: http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#0151-soluzione-smartphone ), si sprecano le opinioni a favore, ma altrettanto quelle contro.
Scontato che didattica ed elettronica vadano a braccetto, ma nessuno osi affermare che non ci sono rischi per usi inopportuni, perché fra dire e fare … c’è di mezzo il mare!
E di “mare di guai” parla il professore Giuseppe Maiolo, docente di Psicologia dell’età della vita dell’università di Trento, il quale affronta questo complesso e delicato tema con due
domande davvero elementari ma chiarificatrici del suo pensiero.
Domanda n. 1: Fareste andare il giro per strada un bambino in bicicletta senza avergli insegnato le prime regole di circolazione stradale?
Risposta
n. 1: Certamente no!
Domanda n. 2: Dareste in mano un ciclomotore ad un ragazzino, permettendogli di andare in giro senza patentino e senza aver ricevuto adeguate informazioni sul comportamento da tenere sulla strada?
Risposta
n. 2: Certamente no!
E allora, si chiede il docente universitario,
perché i genitori e la famiglia danno in mano ai figli il telefonino senza dare informazione alcuna sull’uso corretto, mettendo regole, non controllandone l’utilizzo, non accompagnandoli nella conoscenza della rete? E così i bambini ed i ragazzini si arrangiano da soli e gli adulti spesso non conoscono quello che fanno i minori con il cellulare quando navigano da soli, magari a tarda ora della notte!
Nessuno parla di educazione digitale, osserva ancora il docente universitario trentino, però ora si “decreta” che con lo smartphone si può studiare, fare ricerca e formarsi, dimenticando
però che il tablet, il cui utilizzo è sicuramente meno distraente e, come strumento di comunicazione, può essere davvero utile sia a livello didattico che educativo! E soprattutto perché non si cominciano a sviluppare sistematiche azioni di prevenzione dei tanti rischi ch i minori corrono in Internet, a partire dal cyberbullismo, ma non solo?
Per
concludere, aggiungo io, per quale motivo, nonostante il PNSD della Buona Scuola, l’aggiornamento dei docenti è all’anno zero ed i docenti sanno solo usare maldestramente la Lim, se e quando la usano? Per vincere la sfida educativa dell’era digitale bisogna cominciare dall’inizio e non dalla fine, ma parecchi, a quanto pare, non lo capiscono! Ed allora? Spero solo nei professori e nel loro riconosciuto buon senso! (ninni bonacasa)

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0167-storie-di-giustizia-amministrativa

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-24/01/2018-06:00
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Storie di giustizia amministrativa a due velocità

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Il Tar Marche decide con i suoi tempi, ma … // Itp in 2ª fascia, ok del Tar Milano
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Dovrà  ripetere l’esame di Stato lo studente che lo scorso mese di giugno fu sorpreso a copiare la soluzione della prova di matematica. La prima Sezione del Tar delle Marchese, con una decisione sorprendente, ha respinto il ricorso prodotto dal candidato dopo essere stato escluso dall’esame e pertanto ha annullato anche l’esito della prova che lo studente, dopo aver ottenuto la sospensiva dagli stessi giudici amministrativi, aveva svolto nella sessione suppletiva di settembre superandola con la votazione di 60/100.
A distanza di pochi mesi, però con conseguenze incredibili, gli stessi giudici hanno dato una motivazione del tutto differente, respingendo il ricorso ritenendo giusta l’esclusione dalla Maturità decisa dalla commissione d’esame.
E fin qui tutto sembra in ordine. Il guaio è che in forza dell’esito positivo all’esame di Stato lo studente si era iscritto alla facoltà di Ingegneria ad Ancona ed è quasi pronto a sostenere i primi esami, che adesso non potrà più sostenere perché dovrà ripetere l’esame di Stato, un esame che sembra lontano per la prossima sessione di giugno, seppure da privatista, perché la domanda è scaduta da tempo! Meno che mai può chiedere l’iscrizione, sia pure tardiva al quinto anno dell’istituto che aveva frequentato fino all’anno scorso,o altro istituto della zona.
Di fatto lo studente ha perduto un anno! Si dirà per colpa sua, ed è vero; ma è anche vero che, di norma, concedere la sospensiva equivale a sentenza favorevole, che comunque è arrivata fuori tempo massimo. E il Tar non crediamo possa permettere di decidere con i suoi tempi senza tenere conto degli effetti e delle conseguenze connesse.
Scontato che lo studente farà ricorso al Consiglio di Stato che, a sua volta, deciderà con i suoi tempi! Se nel frattempo lo studente sosterrà con successo una ulteriore esame di Stato, in ipotesi di accoglimento del ricorso dal CdS, sarebbe il primo caso di uno studente maturato due volte, per non parlare degli anni persi!
Un esempio di efficienza, invece, ci viene dal Tar di Milano che con una sentenza depositata il mese scorso (sentenza n. 3420 del 20/12/2017) ha sancito il diritto degli Insegnanti tecnico-pratici (Itp) ad essere inseriti nella 2ª fascia delle graduatorie di circolo/istituto.
Nel caso di specie alcuni docenti con diploma di Itp avevano fatto ricorso per ottenere il riconoscimento da parte del Miur del valore abilitante del diploma di Ragioneria e Perito commerciale e vedere riconosciuto il proprio diritto all’inserimento nella 2ª fascia delle graduatorie di circolo/istituto, ma il Miur aveva eccepito che il titolo non rientrava tra quelli ritenuti idonei all’accesso nelle predette graduatorie.
Il Tar di Milano è stato d’avviso diverso ed ha riconosciuto il diritto dei docenti Itp richiamando la recente sentenza del Tar del Lazio (Sentenza n. 9234/2017) ripercorrendone i principi di diritto affermati. (di Redazione)

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0161-contratto-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-23/01/2018-06:00
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Contratto scuola, sempre più in salita!

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Scontro sulle nuove proposte Aran // Cosa dicono Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e Anp //
La situazione italiana secondo l’Ocse
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ROMA - A parte le bufale mediatiche sui sindacati che sarebbero pronti a firmare il contratto della scuola nonostante tutto, le novità dell'Aran non sono per niente buone ed a queste condizioni nessuno può sperare più in una rapida soluzione del contratto.
Leggendo la proposta Aran si scopre che i docenti potranno lavorare più ore, oltre quelle che già fanno, ovviamente gratis, con la parte salariale invariata e gli aumenti pari a 85 euro lordi mensili non sono in linea con il principio di equiparazione  del contratto con quello del P.i. e meno che mai se il Governo non accoglierà la proposta di inserire in busta paga bonus premiale e carta del docente.
Inoltre nella predisposizione del piano annuale delle attività, i Ds stabilirebbero i nuovi carichi di impegno dei docenti, quali: ore funzionali all'insegnamento (correzioni compiti, preparazione lezioni e attività collegiali), formazione e al tutoraggio a favore degli studenti impegnanti nell'alternanza scuola-lavoro. Ore che la riforma della Buona Scuola aveva introdotte come facoltative, ma che l'Aran vorrebbe trasformare in obbligatorie. Ma l’Aran chiede anche ritocchi sulle sanzioni disciplinari, cioè maggiori poteri al Ds e ritocchi alle modalità di assegnazione dei giorni di permesso annui. E da ultimo, ma certamente non in ordine di importanza, c’è la questione del codice etico che la Ministra vorrebbe inserire nel CCNL, ed è categorica: «Chi viene giudicato colpevole, dopo il procedimento disciplinare, sarà comunque licenziato».
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La situazione italiana secondo l’Ocse
L’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico con sede a Parigi, che ogni anno nel suo rapporto “Education at a glance” mette a confronto i sistemi educativi dei 35 Paesi membri, ha fatto notare di recente come l’Italia sia uno degli Stati in cui non viene quantificato in modo preciso il tempo dedicato alle attività al di fuori della classe, a parte le 80 ore da destinare alla partecipazione alle riunioni collegiali dei docenti e ai consigli di classe. Quanto alle retribuzioni, la situazione risente dei mancati rinnovi contrattuali degli ultimi anni, ma il confronto con certi Paesi è davvero sconfortante! Sul salario di ingresso lo scarto è del 6,5 per cento, ma sale al 17,6 dopo 15 anni di carriera, per poi superare il 18 al punto più alto della progressione professionale. Limitando il confronto retributivo ai soli Paesi che usano l’euro e guardando i valori nominali, un insegnante della primaria in Italia parte con poco più di 23 mila euro lordi per avvicinarsi ai 28 mila dopo 15 anni di attività. Sono livelli non troppo più bassi di quelli della Francia, ma sideralmente lontani da quelli dei colleghi tedeschi, che possono vantare una retribuzione iniziala già vicina ai 45 mila euro. E le cose non vanno molto diversamente nelle scuole superiori, dove un docente italiano inizia con poco meno di 25 mila euro per arrivare in 15 anni poco sopra i 31 mila. In Germania i valori lordi sono pressoché doppi.
[FONTE: Il Messaggero, lunedì – 22 gennaio 2018]


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In merito alle ore extra, a parte la docenza, è sconvolgente la posizione del presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, che ha affermato candidamente che i docenti già questa roba la fanno e che viene sempre retribuita con i fondi del Mof! Cosa ha dichiarato Giannelli? “Chiunque si occupi di scuola  sa che oltre alle ore frontali di insegnamento i docenti svolgono altre attività straordinarie retribuite con salario accessorio (Mof). Gli straordinari quindi già si fanno. Attualmente però certe modalità non sono codificate. In tutti i contratti in cui ci sono spazi di flessibilità è previsto che la parte datoriale possa chiedere attività in più che vengono naturalmente retribuite. Si tratta di regolamentare questi aspetti anche nella scuola”. Incredibile, ma vero! Spero davvero che il collega Giannelli, nel corso della sua carriera di dirigente, abbia la coscienza a posto ed abbia retribuito sempre, tutto e comunque il lavoro extra svolto dai suoi docenti. Ma sono certo che non è così, come per tutti i Ds responsabili, che sanno bene cosa e quanto si chiede ai docenti, senza avere il pudore di abbassare gli occhi nel dire che quel lavoro, quella prestazione, quella collaborazione non sarà pagata!
E le OO.SS. Scuola? La Flc Cgil, con il segretario Francesco Sinopoli, ha già fatto sapere all’Aran che non accetterà che i giorni di permesso vengano toccati, che la formazione si aggiunga alle 40 ore più 40, e comunque dovrà essere nel dominio del Collegio Docenti! Inoltre, tramite il CCNL vuole cancellare le negatività del Decreto Brunetta e della Legge 107/2015, la cosiddetta Buona Scuola: via il bonus e via la chiamata diretta, via gli incarichi arbitrari affidati ala competenza del Dirigente Scolastico in materia didattica – ripristinando la competenza del Collegio – via le sanzioni disciplinari del Ds in merito alla sospensione dal servizio di 10 giorni. Insomma, ogni materia relativa alle relazioni sindacali e al rapporto di lavoro deve essere negoziabile e tornare nella potestà della contrattazione di istituto.
La segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, si augura che la categoria non resti intrappolata nel tritacarne della campagna elettorale con tanti tam tam amplificati dai social su un possibile aumento dell’orario di lavoro degli insegnanti e precisa che “intanto la trattativa per il rinnovo del contratto è in corso, ma al momento la discussione è ferma sulle relazioni sindacali. Poi c’è un’interlocuzione in corso con la ministra Fedeli e il presidente dell’Aran, su dove e come mettere mano rispetto alla parte normativa”.
La Uil Scuola, a sua volta, rispedisce al mittente l’ipotesi che si possano chiedere prestazioni aggiuntive non concordandole. Il segretario generale, Pino Turi, osserva che “nella bozza dell’Aran che sta girando sui social, c’è un articolo in cui vengono precisate tutte le funzioni che fanno capo ai docenti, incluse quelle riferite al cosiddetto organico del potenziamento, ma questo non vuol dire che debbano tradursi in un aumento dell’orario di lavoro, meno che mai imponendolo”. In ogni caso conclude Turi, nel confronto all’Aran siamo alle prime schermaglie, la questione dell’orario non è stata ancora affrontata.
La Cisal, con il segretario confederale Marcello Pacifico, oltre che presidente dell’Anief, afferma che il governo “va avanti con il canovaccio di sempre” e per questo motivo conferma l’intenzione di scioperare due volte: a fine mese ed a febbraio!
In concreto, la trattativa che sembrava volgere ad una quasi soddisfacente conclusione, non si sa bene ad opera di chi, rischia di saltare con la quasi certezza che il segretario del PD, Matteo Renzi, e tutto il suo partito non potranno giocarsi il “jolly contratto scuola” in vista delle prossime elezioni. (cesare costa)

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-22/01/2018-06:00
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Soluzioni all’italiana sullo smartphone

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La Ministra non dice ai genitori che i figli spesso saranno costretti ad utilizzare a scuola la loro scheda per la connessione!
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Via libera, con responsabilità addossata tutte alle scuole ed agli OO.CC. interni, sull’uso del cellulare (pardon, “strumenti digitali”) nella didattica. E siccome gli altri strumenti digitali sono in uso da sempre a scuola, la verità è che si parla solo dello smartphone.
Prima l’ex sottosegretario Davide Faraone e adesso la ministra Valeria Fedeli benedicono l’uso del cellulare, con buona pace di chi – con argomenti non solo pedagogici, ma anche psico-sociali – ne censurava l’uso, a pari della Francia, della Germania, della Svezia, della Gran Bretagna, solo per fare qualche esempio!
La commissione preposta, dopo un lavoro di mesi (sic!), ha redatto 10 regole che nei prossimi giorni saranno inviate alle scuole con circolare, che in autonomia (ci mancherebbe altro!) dovranno darsi a loro volta delle regole interne.
E così mentre la scuola è allo sfascio totale, per una crisi sociale, culturale e pedagogica per le mille cose che non vanno:
- dalla sottostima della funzione docente (i casi recenti lo dimostrano),
- nessun contratto di lavoro,
- la mobilità dei docenti che fa acqua da tutte le parti,
- lo strapotere dei Ds ancor più rinforzato (almeno secondo il Governo!) nella proposta Aran,
- le scuole sgarrupate (poco sicure ed a rischio sismico), ma imbellettate all’esterno e all’interno con una manina di idropittura, - i riscaldamenti che non funzionano,
- i curricoli a pezzi con le cosiddette sperimentazioni dei licei brevi (100 certe e altre 92 in forse),
- gli esami di terza media modificati senza sentire il corpo docente,
- i minacciati cambiamenti degli esami di Stato dal prossimo anno,
- ecc. ecc.,
Governo e Miur pensano all’uso del cellulare che viene enfatizzato come “questione strategica e funzionale alla diffusione digitale corrente”. Strategica per chi? Funzionale per chi? Forse per i tanti gestori telefonici! Dato che le scuole non sempre sono cablate, non tutte hanno il wi-fi diffuso che copre tutta la scuola, tanto è vero che gli insegnanti spesso sono costretti ad usare le loro carte per utilizzare il registro elettronico, chi lo dice ai ragazzi che dovranno utilizzare la loro connessione? Il Piano digitale (PNSD), nonostante gli investimenti cospicui di renziana memoria fa a rilento, anzi non va affatto, ed allora come la mettiamo? 
Quanto poi alla pericolosità degli smartphone per i bambini/ragazzini, che connessi a Internet, usano diffusamente  Watsapp e navigano in tanti siti anche non adeguati, che si portano a letto il cellulare per restare sempre connessi anche nel sonno, accrescendo il loro atteggiamento/comportamento isolazionistico e  compromettendo le capacità di concentrazione, di studio, di sport, di musica, di attività ludiche, lo sanno tutti, ma a quanto pare nessuno sa trovare soluzioni adeguate.  E allora? Ecco, che adesso arriva anche la scuola ad alimentare usi, abusi e patologie, in nome di un presunto principio educativo-formativo che è tutto da dimostrare.
Ma tutto questo non importa molto al momento; l’importante è fare spettacolo, soprattutto in pieno clima elettorale. (ninni bonacasa) 
PER LEGGERE E/O SCARICARE IL DECALOGO:  22-01-18-DECALOGO.pdf

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0145-contratto-statali-scuola

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-20/01/2018-06:00
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Contratto statali ok, ma la scuola resta al palo!

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Sempre più in salita e complessa la vicenda contrattuale per la scuola
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Arriva in Consiglio dei Ministri l’Intesa del 23 dicembre tra Sindacati e Aran per il via libera definitivo al contratto di circa 240mila statali che, presumibilmente, potranno incassare oltre agli 85 euro di aumento, probabilmente già dal mese di febbraio, sempre che la Corte dei Conti dia subito il via libera.
I dipendenti pubblici coinvolti (in prevalenza ministeriali, che non si possono dispiacere!) riceveranno anche gli arretrati del biennio 2016/2017, con : si tratta di cifre variabili, a seconda del compenso lordo individuale, dai 370 euro della fascia più bassa ai 712 della più alta, per una media pari a 492 euro.
Gongolano i sindacati di categoria, ma gongola meno la scuola che resta al palo, fortemente penalizzata nonostante l’accordo con la ministra Madia. E quindi, niente contratto e niente aumenti!
Peraltro l’Aran ha avanzato alle OO.SS. proposte irricevibili quali:
modifiche con aumento dell’orario di lavoro dei docenti, blocco triennale della mobilità, nessuna contrattazione sull’organizzazione del lavoro, maggiore potere al Ds per sanzionare i docenti, arrivando alla sospensione dal servizio fino a 10 giorni, in aperto contrasto con la Legge 297/94 e via di seguito. Di fatto il contratto è bloccato sia per la parte normativa che per la parte economica, nonostante tutti convengano che bisogna sbloccare la situazione dopo nove anni di stallo.
Relativamente ai recenti comportamenti irresponsabili riportati con dovizia di particolari dalla stampa e dalla televisione, fermo restando che essi vanno prontamente e severamente sanzionati, a prescindere da qualsiasi considerazione, come già consentono le norme attualmente esistenti, le OO.SS. Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola Rua “ritengono necessario riaprire un confronto sull’opportunità di sedi alle quali affidare, in un ruolo di esplicita terzietà, una valutazione dei comportamenti dei docenti che assicuri la piena salvaguardia delle prerogative connesse all’esercizio della libertà di insegnamento costituzionalmente garantita”.
“L’occasione per riprendere una riflessione sul tema, scrivono i Sindacati confederali, è data dal confronto negoziale per il rinnovo del contratto, che potrà pertanto non limitarsi alla sola individuazione delle sanzioni da correlare alle condotte antidoverose, ma anche tentare di individuare sedi deputate all’esame dei casi concreti e in grado, per la loro specifica competenza, di mantenere l’azione disciplinare entro un quadro di piena tutela della libertà di insegnamento espressa nella relazione didattica, presidio di rango costituzionale ma prima ancora elemento di garanzia per la corretta formazione e la crescita delle nuove generazioni”.
Alla luce di queste considerazioni appare quanto meno fuori luogo l'auspicio della Ministra Madia di poter chiudere il contratto in tempi brevi.

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0133-un-velo-che-imbarazza

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-19/01/2018-06:00
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Un velo che imbarazza

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Avvocatessa entra in un’aula del tribunale con il capo coperto e il giudice la fa uscire!
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È accaduto in un’aula del tribunale di Bologna quando un giudice del Tar dell’Emilia Romagna ha chiesto all’avvocatessa di togliersi il velo che le coprire solo la testa (lo hijab) durante l’udienza. Ovviamente la giovane professionista s’è rifiutata ed ha preferito uscire dall’aula.
La vicenda ha provocato la protesta del Consiglio nazionale forense e dell’Ordine degli avvocati di Bologna; anche il Consiglio di Stato si sta muovendo ed il presidente Alessandro Pajno ha chiesto una relazione dettagliata sull’accaduto. Peraltro l’avvocatessa praticante spesso si è recata in aula per le udienze e mai era accaduto un “incidente” tanto imbarazzante.
Il presidente del Tar di Bologna ha assicurato l’avvocatessa che potrà tornare in aula indossando il suo hijab, ma l’umiliazione è stata forte perché il giudice – al di là delle norme – ha dimostrato di non avere rispetto alcuno delle altre culture e delle altre tradizioni.
Secondo questo giudice, che ha incassato il plauso dei Salvini di turno e di razzisti vari, più meno mimetizzati, una donna musulmana può o non può accedere alla professione forense? Ed in caso affermato, quali sarebbe le condizioni per l’esercizio professionale? (n.b.)

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-18/01/2018-06:00
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Esemplare sentenza del TAR Catania

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Né il Ds, né l’USR, né l’U.A.T. possono ridurre le ore di sostegno
assegnate dal
G.L.O.H. nel P.E.I.
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Il TAR Catania fa luce sulle ore di sostegno per gli alunni disabili anche non gravi, affermando che il diritto alle ore di sostegno è inalienabile e sono quelle previste dal P.E.I. .
La vicenda nasce dal fatto che ad una alunna disabile di grado medio, nonostante il P.E.I. di una  scuola siciliana avesse previsto 10 ore settimanali, il Ds ne aveva assegnato appena 3 in forza del principio della scarsa disponibilità di risorse in organico.
Ed i casi in Sicilia sono centinaia, che spesso passano sotto silenzio per ignoranza delle norme da parte dei genitori e soprattutto per l’arroganza di alcuni Ds che continuano ad essere convinti di poter fare di tutto e di più a scuola, che gestiscono come fosse casa propria!
Il testo della sentenza afferma la palese violazione dei principi costituzionali e sovranazionali posti a tutela dell’integrazione ed educazione dei soggetti disabili, nonché delle disposizioni strumentali all’attuazione delle norme in materia di diritto all’istruzione dei disabili di cui alla legge n. 104/1994 e al D.Lgs. n. 66/2017, ed inoltre censura di difetto assoluto di motivazione riguardo al sottodimensionamento delle ore di sostegno assegnate.
Il TAR di Catania a sostegno della propria decisione, ha richiamato la sentenza del Consiglio di Stato n. 2944/2017, secondo la quale gli Uffici Scolastici Regionali e Provinciali e quelli dei Dirigenti scolastici non possono discostarsi dal contenuto dei P.E.I. e, in particolare, dalle ‘proposte’ redatte per i singoli alunni dal G.L.O.H.(Gruppo di lavoro operativo per l’handicap, composto non solo da esponenti del mondo della scuola, ma – in considerazione dei principi costituzionali rilevanti in materia di tutela del diritto alla salute – anche da membri aventi competenze medico-psichiatriche), al quale l’art. 10, comma 5, della legge 30 luglio 2010, n. 122 ha attribuito il potere di proporre le ore da attribuire a tutti gli alunni disabili, e non soltanto a quelli che siano stati riconosciuti portatori di una disabilità grave o gravissima.
Pertanto, si legge ancora nella sentenza, il Ds o l’U.S.R. e/o l’U.A.T. non hanno il potere di intervenire su quanto previsto dal P.E.I., proposto dal G.L.O.H., ma invece devono  attenersi scrupolosamente a quanto fissato nello stesso.

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-17/01/2018-06:00
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Il raddoppio dei licei brevi

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Ripescaggio pericoloso ed inopportuno di altre 92 “sperimentazioni”
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La ministra Valeria Fedeli, con pervicace ostinazione, vuole incrementare il numero dei licei brevi aggiungendone altri 92 ai 100 di quest’anno, ed in tal senso ha inoltrato la richiesta al CSPI, forse nella speranza di assicurare la finestra delle iscrizioni correnti, anche se la scelta delle famiglie potrebbe risultare viziata perché ad apertura delle iscrizioni non erano a conoscenza della possibile novità, si fa per dire, ovviamente!
Siccome, in puro stile renziano, la Fedeli vuole fare tutto e subito, anche per non scontentare i richiedenti, eccoti sfornare altre 92 “sperimentazioni” zoppe, estendendole alle scuole che hanno fatto richiesta, ma cui punteggi non sono risultati adeguati (come inadeguati saranno i risultati!), ma a dire della Ministra, i progetti comunque rispondevano “ai criteri ed ai requisiti previsti dall’avviso di ottobre scorso”. E se lo dice lei!
Per la cronaca si ricorda che le richieste pervenute al Miur sono state circa 200 (87 dal Nord, 45 dal centro, 65 dal Sud); di esse 128 sono pervenute dalle scuole pubbliche statali, 69 da scuole paritarie; 147 da indirizzi liceali, 50 da indirizzi tecnici. (n.b.)

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CERIPNEWS LA NOTA  XVIII-16/01/2018-06:00
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Giù le mani dalla scuola

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Rassegna delle bufale elettorali, e siamo solo all’inizio!
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In clima elettorale tutti parlano di scuola, ed al personale della scuola rivolgono particolare attenzione. Per questo motivo abbiamo deciso di iniziare la rassegna periodica delle bufale elettorali che si sparano di questi tempi.
Il Partito Democratico, responsabile della legge 107/2015 che continua a difendere, pur se in sordina, non parla più del “successo clamoroso” delle tante immissioni in ruolo, né di una eventuale “manutenzione alle cose che non sono andate per il verso giusto” e non sa che dire sulla penosa vicenda dei diplomati dell’Istituto Magistrale che hanno conseguito il titolo – peraltro abilitante a tutti gli effetti! – ante 2001/2002 tranne auspicare una soluzione politica. Fanno di meglio
Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, e Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, entrambi del PD, che parlano di innalzamento di due anni l’obbligo scolastico, fino a 18 anni (dimenticando la Fedeli ed i suoi licei brevi!), di rafforzamento delle competenze digitali fin dalla scuola primaria, di allargamento della partecipazione al progetto Erasmus alle superiori degli studenti meritevoli ma con poche possibilità economiche.
Anche Liberi e Uguali, con il leader Pietro Grasso, punta sulla scuola e parla di qualità, di diritto allo studio (dimentica che la sua Regione è l’unica senza la legge sul diritto allo studio ed alla formazione!), parla anche di garanzie occupazionali e di prospettive per il futuro dei giovani. Insomma di tutto e di più.
L’ex cavaliere Berlusconi, leader di Forza Italia, dall’accogliente (e sovrabbondante!) salotto di Barbara D’Urso di domenica pomeriggio, parla di economia e di politica stile Anni Settanta-Ottanta e, con tanto di fogliettini in mano, fa appello al popolo italiano di votare FI, a suo dire unica forza liberale capace di cancellare le brutture che si sono affastellate in questi anni sul Paese, compreso un fisco iniquo che va abolito con l’aliquota unica. Ovviamente si parla solo di “fisco elettorale” e non di “fisco reale”. Il leader forzista di scuola non ne parla apertamente, però, in sua vece, ne parla l’on.le Centemero che pensa al futuro: sogna i posti di lavoro dell’area scientifica delle STEM e del digitale; il rafforzamento del sistema duale formazione-lavoro, l’integrazione tra scuola e università e rafforzare gli ITS (Istituti Tecnici Superiori).
Sul fisco interviene anche il leader della Lega Nord, Matteo Salvini che però butta sul tappeto aliquote diverse. Tanto bufale più o bufale meno, che importa? Salvini e Berlusconi parlano anche di immigrazione, ovviamente a modo loro: il primo, vuole caccia tutti gli immigrati via e subito, il secondo, parla di contenimento del numero per limitare (= controllare, ma non lo dice!) l’afflusso degli extracomunitari che in Italia, non trovando lavoro, sanno solo rubare … anche nei frigoriferi delle case che derubano!

Il Movimento 5 Stelle punta sull’istruzione pubblica per riscuotere consensi ed il suo leader Di Maio (che di scuola, a quanto pare, s’intende pochino!), assicura che in un solo colpo, semmai dovesse andare al governo, farà fuori la legge sulla Buona Scuola, azzerando così “l’eccesso di potere dei dirigenti scolastici”, aumenterà gli stipendi agli insegnanti adeguandoli agli standard europei (ma non dice dove troverà i soldi, tranne ad affermare che si elimineranno gli sprechi e verrà incentivato il gettito fiscale!); quanto alla vicenda del diplomati del Magistrale oltre a dichiararsi “addolorato” l’esponente grillino invoca un intervento politico, come tutti gli altri, dopo tutto! Quello che è peggio è che qualcuno (speriamo in pochi!) gli credono, compreso quelli che a prima vista sembrano intelligenti! (ninni bonacasa)

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0101-alternanza-ad-alto-rischio

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-15/01/2018-06:00
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Alternanza ad alto rischio

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Il Miur censure le aziende disposte ad ospitare studentesse e studenti solo di “bella presenza”
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Dopo i casi segnalati dalla stampa in ordine alle descrizioni fatte da alcune strutture ospitanti sul Registro dell’Alternanza, quello che raccoglie le aziende e le realtà disposte ad ospitare studentesse e studenti solo se di “bella presenza”, il Miur è intervenuto prontamente definendo la “terminologia inaccettabile” ed intimando che vengano cambiati gli annunci.
Si tratta,
precisa il Miur in un comunicato stampa, di pochissimi casi, sui quali il Ministero, attraverso la task force attivata dalla Ministra Valeria Fedeli è intervenuto chiedendo una verifica agli Uffici Scolastici Regionali di riferimento.
Delle quattro strutture coinvolte (tre alberghi e una pasticceria) in tre casi si trattava di offerte di Alternanza, mentre in un caso si trattava di apprendistato. Quest’ultimo sarà segnalato anche al Ministero del Lavoro.
Il Miur, oltre a ritenere improprio l’utilizzo della terminologia menzionata, ribadisce che “quelli dell’Alternanza sono percorsi con finalità educative, aperti a tutte le studentesse e a tutti gli studenti, pensati per orientare, per educare al saper fare. Percorsi ai quali tutte le realtà partecipanti, le scuole, come le strutture ospitanti, devono approcciarsi nella piena consapevolezza che si tratta di un pezzo del percorso di formazione delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi, che va curato esattamente come si curano tutti gli aspetti della formazione quando si è a scuola, con attenzione anche al linguaggio”.
Il Ministero tiene a rassicurare le famiglie e le studentesse e gli studenti che la dicitura “bella presenza” non sarà tollerata e deve essere eliminata dalle descrizioni di tutti i percorsi presenti sul Registro nazionale dedicato all’incontro fra la domanda delle scuole e l’offerta delle strutture ospitanti.

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0095-contratto-istruzione-ricerca

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-13/01/2018-06:00
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Contratto Istruzione e Ricerca, confronto difficile

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La trattativa riprenderà lunedì 15 gennaio, ore 15:00 // La posizione di Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola e USB Scuola // Sfuma l’auspicio della Ministra di chiudere in tempi brevi

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ROMA - Riprenderà lunedì 15 gennaio p.v., alle ore 15:00, il confronto all’ARAN sui temi attinenti il settore scuola nell’ambito della trattativa per il rinnovo contrattuale del comparto Istruzione e Ricerca. Mentre sulla parte normativa sembra esserci un orientamento di massima a chiudere la trattativa in breve, ad eccezione dell’USB Scuola che attacca la proposta Governo-ARAN, sulla parte economica l’Agenzia si riserva di formulare la sua proposta dopo aver preso visione delle annunciate integrazioni all’Atto di Indirizzo, riguardanti gli stanziamenti aggiuntivi contenuti nella Legge di Bilancio per il 2018 ma anche la possibilità di riportare all’ambito negoziale parte delle risorse destinate al personale per effetto della legge 107/2015.
Insomma, l’ARAN opera “in nome e per conto …” e finché non riceverà input adeguati, resta arroccata su posizioni molto rigide, mentre ampliare il confronto potrebbe essere una utile strategia negoziale che il presidente dell’Agenzia, a quanto pare, non intende perseguire!

Al termine della riunione i segretari generali di Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil Scuola hanno diramato una nota unitaria nella quale si precisa che l’incontro “(…) è rimasto sostanzialmente circoscritto a pur importanti questioni di metodo, avendo a riferimento la proposta del Presidente dell’Agenzia, Sergio Gasparrini, di incentrare il confronto sulla parte normativa non su un testo complessivo redatto ex novo, ma sulle sole clausole contrattuali integrate o modificate rispetto al CCNL vigente. Sulla parte economica, invece, l’ARAN si è dichiarata non ancora in grado di formulare una sua proposta, dovendo ancora prendere visione delle annunciate integrazioni all’Atto di Indirizzo, riguardanti gli stanziamenti aggiuntivi contenuti nella legge di bilancio per il 2018 ma anche la possibilità di riportare all’ambito negoziale parte delle risorse destinate al personale per effetto della legge 107/2015”.
I segretari generali confederali definiscono anche la posizione dell’ARAN molto rigida e definiscono “ inaccettabile la chiusura rispetto alla richiesta di ricondurre pienamente alla disciplina contrattuale le materie attinenti la gestione del rapporto di lavoro fatte oggetto negli anni scorsi di interventi legislativi; un atteggiamento che mal si concilia con gli impegni esplicitamente assunti e sottoscritti dalle parti nell’accordo quadro di Palazzo Vidoni.
Come accennato sopra, invece l’USB Scuola ha bollato la bozza consegnata alle OO.SS. censurandola nel metodo e nel merito. A detta dell’USB Scuola l’ARAN pretendeva una risposta immediata sul testo, mentre dalla lettura dello stesso emergono almeno 2 articoli irricevibili: il primo, riguarda le sanzioni disciplinari e l’altro è relativo al codice di condotta.
Si tratta, secondo il sindacato autonomo, di “articoli di stampo antidemocratico che trasformano la scuola da istituto formativo in un’istituzione le cui pratiche diventano centrate su ‘sorvegliare e punire’. Sempre più poteri vengono dati ai dirigenti scolastici e il decreto Brunetta entra a gamba tesa nella scuola, dando ai presidi la possibilità di sanzionare i lavoratori con una multa di importo pari anche a 4 ore di lavoro e sospensioni fino ad un massimo di 10 giorni lavorativi. Assurda anche la parte degli obblighi del dipendente che potrebbe rischiare sanzioni nel momento in cui dovesse scambiare battute su Facebook o Whatsapp con i propri alunni o dovesse avere rapporti con genitori e alunni non “coerenti con le finalità educative”.

A tutto ciò va aggiunta la “perla” sulla funzione di tutor interno per l’Alternanza Scuola Lavoro che dovrebbe diventare un adempimento dovuto non retribuito, al pari della preparazione delle lezioni, della correzione delle verifiche e dei rapporti con le famiglie!
In buona sostanza sembrano sfumare gli auspici della Ministra Fedeli di chiudere in tempi brevissimi il contratto (parlava di questa settimana, che è finita!) e non è detto che si arrivi ad una rapida conclusione con soddisfazione reciproca delle parti. (cesare costa)

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0087-dispersione-scolastica

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-12/01/2018-06:00
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Dispersione scolastica in calo, ma l’obiettivo di Europa 2020
è ancora lontano!

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Maglia nera alle Regioni: Campania, Sardegna e Sicilia //
Cosa prevede il Documento redatto dalla Cabina di regia  
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Cala la dispersione scolastica (13,8% secondo il dato del 2016) ma l’obiettivo Europa 2020 del livello del 10% è ancora lontano, anche e soprattutto per i forti gli squilibri territoriali sopra la media nazionale nelle Regioni: Campania, Sardegna e Sicilia.
Su questi dati s’è fondato il lavoro della Cabina di regia sulla dispersione scolastica e la povertà educativa istituita dalla Ministra Valeria Fedeli e guidata da Marco Rossi Doria, ex Sottosegretario all’Istruzione.
Il Documento prevede:
- una governance unitaria affidata al Governo, con l’accordo di Regioni e Comuni, sotto il controllo del Parlamento per coordinare azioni e interventi, fare una ricognizione degli strumenti già in campo, concretizzare nuove proposte;
- un piano di azioni nazionale delle misure anti-dispersione;
- l’individuazione di aree di educazione prioritaria su cui concentrare gli interventi (a partire dal rafforzamento del passaggio fra scuola primaria e secondaria);
- l’allocazione di risorse sulla base dei risultati di apprendimento e dei tassi di dispersione;
- l’estensione dei servizi per la prima infanzia;
- il rafforzamento delle reti territoriali per la valorizzazione delle buone pratiche;
- l’attivazione di interventi per fare in modo che città e quartieri entrino sempre più in relazione con le comunità educanti;
- il rafforzamento della base di dati.

A livello scolastico:
- vanno studiate modalità specifiche di composizione delle classi;
- va rafforzata e favorita la didattica laboratoriale con una gestione più flessibile e aperta delle classi stesse;
- va ricostruito il patto fra scuola e famiglie.
Il contrasto alla dispersione e alla povertà educativa, in concreto, va promosso anche attraverso:
- un’edilizia scolastica di qualità;
- l’estensione del tempo pieno;
- la promozione di attività che vadano oltre l’orario scolastico;
- il sostegno all’innovazione digitale e ai laboratori, la formazione dei docenti.
PER LEGGERE E/O SCARICARE IL PDF:  12-01-18-Rapporto sul contrasto del fallimento formativo.pdf

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0075-favola-occupati

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-11/01/2018-06:00
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La favola dei 23 milioni di occupati, con il boom di contratti a termine!

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Sempre critico il dato sulla disoccupazione under 25: l’Italia resta tra le peggiori d’Europa,
dopo Grecia e Spagna
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Gli occupati in Italia sono più di 23 milioni, solo che oltre all’annuncio trionfale il Premier e il leader del Pd dovrebbe dire anche a chiare lettere che, nella stragrande maggioranza dei casi, si tratta di contratti a termine! Anzi, si registra “un ennesimo boom di contratti a termine”, come afferma Susanna Camusso, leader della Cgil, che così stoppa i facili entusiasmi di tanti; la Cisl usa toni morbidi, parla di “dati positivi” ma chiede maggiori investimenti pubblici; la Uil rimarca “l’aumento dell’occupazione temporanea”.
Dopo tutto anche l’Istat, che ha certificato la crescita da settembre a novembre 2017 dei dipendenti pari a 3,6%, afferma che 101mila persone in più hanno avuto un lavoro precario.
Record anche per quanto riguarda il tasso di occupazione femminile che ha toccato il 49%, però rimane la disparità di genere nella busta paga. Sempre critico il dato sulla disoccupazione under 25: l’Italia resta tra le peggiori d’Europa, dopo Grecia e Spagna!
Altra questione sul tappeto è la condizione occupazionale dei “lavoratori digitali”, circa 450mila addetti, in favore dei quali la Fondazione Di Vittorio (Cgil) ha lanciato una ricerca specifica.

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0059-la-fine-dlla-legge-107

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-10/01/2018-06:00
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La “fine” della legge 107

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Integrazione all’Atto d’indirizzo per l’Aran: dentro merito e formazione
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Secondo il quotidiano ItaliaOggi di ieri (09/01/2018) il “merito” finirà nel contratto (200 mln/euro di bonus + 300 mln/euro per la formazione), come pure la formazione,  attraverso un’integrazione dell’Atto di indirizzo che la Ministra Fedeli si appresta ad inviare all’Aran. La strada sempre aperta, scrive Alessandra Ricciardi sulla Testata sopra citata, resterà da vedere se e come giovedì verrà concretizzata la proposta. Se l’operazione andrà in porto, con la soddisfazione reciproca delle parti, si potrebbe anche arrivare ad una chiusura rapida ed indolore (forse addirittura in settimana) del nuovo contratto per il personale della scuola.
Si tratta di una scelta molto pesante per le forze del Pd che proprio su merito e formazione hanno scommesso (e rischiato!) non poco nella difesa stregua della legge 107/2015. In ogni caso è un atto politicamente di rilievo prima delle prossime elezioni, ma che segna la fine della legge su “La Buona Scuola”. (n.b.)

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0053-bluff-liceo-breve

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-09/01/2018-06:00
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Il bluff del liceo breve

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Cosa emerge dal confronto dalla base dati Eurydice
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Dopo la dura presa di posizione di questa testata sul liceo breve e su tutte le conseguenze negative che esso implica, amputando di un anno il liceo quinquennale e non avendo la forza politica di mettere in discussione l’intero ciclo di istruzione/formazione, scende in campo anche la testata OrizzonteScuola con un redazionale abbastanza interessante sull’argomento (OrizzonteScuola.it - https://www.orizzontescuola.it/superiori-4-anni-europa-nessun-accorciamento-percorsi-scolastici/) partendo dalla base dati di Eurydice, la rete europea di informazione sull’istruzione, che proprio nel novembre scorso ha pubblicato una versione aggiornata del periodico rapporto sulla struttura dei sistemi scolastici europei.
A prima vista sembrerebbe che il percorso di 5 anni è poco praticata in Europa: solo Bulgaria e Slovenia, oltre all’Italia, lo attuano, ma se si entra nella durata e nell’organizzazione dei curricolo del 1° e del 2° ciclo, allora le cose cambiano radicalmente aspetto: nei Paesi europei nei quali il secondo ciclo è più breve rispetto all’Italia non viene eliminato tout court un anno di studi, come brutalmente ha proposto e porta avanti con pervicace ostinazione questo Governo, ma lo recuperano altrove distribuendolo diversamente tra i due cicli!
L’Italia infatti – scrive la Testata già citata - ha un primo ciclo dalla durata molto breve in confronto al resto del continente: 8 anni, mentre la scelta predominante in Europa è di 9 anni in 14 Paesi europei e 6 Paesi hanno in ciclo addirittura di 10/11 anni. Ma di ciò non si parla affatto nel Bel Paese, ed in questo caso ilo confronto con la costante europea non viene fatto. Strano, non vi pare?
Allora, appare del tutto evidente che il dibattito sull’accorciamento del secondo ciclo in Italia appare viziato all’origine dalla mancanza di uno sguardo sistemico: la riduzione di 1 anno nel percorso secondario senza la revisione del 1° ciclo, con aumento della sua durata, si configura solo come un semplice taglio di personale allo scopo di ottenere un risparmio di spesa pubblica nell’istruzione.
Non si tratta di pensare male (anche se ci si azzecca sempre!): l’ultimo rapporto OCSE (settembre 2017) sui sistemi scolastici ha evidenziato che nel 2014, la spesa per le istituzioni dell’istruzione si è attestata al 4% del Pil, in Italia, invece, il rapporto è molto inferiore alla media OCSE del 5,2% e inferiore del 7% rispetto al 2010!
Se si volesse veramente allineare il sistema scolastico italiano a quello europeo, come si afferma in giro con molta disinvoltura (ndr), conclude OrizzonteScuola.it, bisognerebbe iniziare a ragionare contestualmente di aumento della durata del primo ciclo, evidenziando come sia proprio in questa fase del percorso di studi  - e non in altre - che si acquisiscono compiutamente e in profondità le competenze di base spendibili nel ciclo successivo.

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0037-sparate-assessoriali-in-sicilia

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0037-CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-08/01/2018-06:00
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Sparate assessoriali in Sicilia

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Lagalla non parla di ciò che non va nel suo assessorato, ma straparla sui licei brevi!
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L’ex Rettore dell’ateneo palermitano, Roberto Lagalla, ora Assessore regionale all’Istruzione per la Sicilia, si compiace sul liceo breve (4 anni) e si augura che il progetto possa estendersi nel prossimo futuro con l’obiettivo di garantire “un percorso snello ed efficace, tale da consentire ai giovani un più tempestivo approdo all’istruzione universitaria ed al mondo del lavoro”.
Se Lagalla fosse ancora Rettore in carica, forse non direbbe quello che ha detto, improvvisando dichiarazioni politiche fuori misura! Da docente universitario (specialista radiologo) e da ex Rettore, Lagalla dovrebbe convenire con me che il liceo breve – realizzato amputando un anno al percorso quinquennale! – e che dovrebbe anticipare il percorso universitario, sarà un flop, come già affermano i suoi ex colleghi di ateneo che già considerano “capre” gli studenti maturati con il percorso quinquennale, figurarsi cosa diranno con l’arrivo di quelli col titolo quadriennale! Quanto poi agli sbocchi occupazionali, che non ci sono in Sicilia perché il lavoro non c’è, di che parla Lagalla?
Parla, come tanti, di cose che non sa e pertanto è d’uopo che offra alla sua attenzione ed a quella del suo staff, alcune considerazioni di carattere pedagogico e metodologico-didattico, senza presunzione s'intende, ma solo in forza dei titoli culturali e professionali posseduti!
Il curricolo del liceo breve, concepito da chi non aveva la forza politica e la capacità di mettere in discussione l’intero sistema scolastico ed incapace anche di riprendere le proposte Berlinguer (solo per fare un esempio!), è un percorso accidentato, irto di compromessi pedagogici, che ingolfa i curricoli tentando di infilare contenuti di 5 anni in 4 anni, senza rispetto alcuno delle capacità e forse anche dei limiti dei nostri ragazzi, senza rispetto alcuno dei tempi di metabolizzazione dei contenuti, senza avere attenzione alla modularità ed alla modulazione delle aree disciplinari, ma solo limitandosi a sforbiciare qua e là argomenti per singole materie, magari generando pessime sintesi e mappe concettuali più o meno abborracciate e senza rispetto dei fondamentali (= epistemologia delle discipline). E ne vedremo delle belle agli esami di Stato, quanto poi al percorso universitario, lasciamo perdere, per quanto detto sopra!
In conclusione, invece di sparare bufale a-culturali e scarsamente valide sotto il profilo pedagogico-metodologico-didattico, Lagalla farebbe bene ad occuparsi delle scuole siciliane sgarrupate sul piano dell’edilizia scolastica e della sicurezza antisismica, dei servizi mal funzionanti o inesistenti (mensa, palestre, spazi aggreganti, biblioteche, ecc.), delle risorse assegnate alle scuole sempre al ribasso, delle sparute borse di studio e soprattutto della legge sul diritto allo studio ed alla formazione che non c’è (unica Regione in Italia!) e dei tanti ddl che giacciono (non potrei scegliere altro verbo!) da anni nei polverosi cassetti dell’ARS.
Questo interessa veramente alla scuola ed al popolo siciliano, ed è bene che Lagalla ne tenga conto e faccia di più dei suoi predecessori che, approdati in giunta, hanno fatto il peggio possibile per la scuola siciliana: dalla formazione professionale al dimensionamento della rete scolastica; dalle risorse erogate on-off e mai in linea che le esigenze operative delle scuole, ai progetti di elevazione dell’offerta formativa non finanziati, alle borse di studio negate agli universitari, e via di seguito! (ninni bonacasa)

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node-0023-a-proposito

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-05/01/2018-06:00-08:00-0023-0032
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A proposito della sentenza del Consiglio di Stato

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Cosa dice, e cosa non sa, la Ministra; le OO.SS. in attesa del parere dell’Avvocatura dello Stato
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Ripresa calda delle lezioni giorno 8 gennaio con lo sciopero dei maestri contro la sentenza del Consiglio di Stato. Lo hanno indetto i Cobas Scuola ed altri, che ritengono intollerabile il licenziamento di docenti già di ruolo e l’esclusione dalle GaE dei precari che scivolerebbero in seconda e terza fascia!
Si tratta di migliaia e migliaia di docenti che hanno avuto solo la colpa di essere stati in mano a governi precedenti ed attuale incapaci di decidere, incapaci di gestire le mille variabili del sistema scuola, come abbiamo scritto ieri su queste colonne (leggi: Ceripnews - http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#node-0019-sentenze-tardive-diritti-negati ).
Insomma, una storia tutta italiana che legittima docenti di serie A e di serie B e forse anche di serie C, tutti – nessuno escluso! – vittime sacrificali di errori clamorosi, di mancate decisioni, o peggio, di decisioni ad personam e via di seguito, che si sono concretizzate in questi anni per colpa dell’inerzia politico-gestionale dell’Amministrazione. Perché solo gli ignavi potevano fare scorrere
tanto tempo (mesi ed anni!) senza trovare soluzioni possibili e certe per tutti.
Adesso tutti parlano di una vicenda complessa che coinvolge categorie diverse, mentre i precari laureati rivendicano posti e nomine.
Ha un bel dire la Ministra Valeria Fedeli che “i ricorsi uccidono la scuola” e sembra orientata ad aspettare gli input dell’Avvocatura dello Stato, a tal uopo interpellata per acquisire una “interpretazione corretta della sentenza”, e quindi prendere una qualsiasi decisione “autonoma”
. Secondo la Ministra prima di alzare le barricate, “bisogna capire se essa è retroattiva o no e come bisognerà ottemperare ai diritti dei già assunti in ruolo in forza di una sentenza del TAR e di quelli che hanno già superato il periodo di prova, come anche dei contro interessati laureati”. Sempre secondo la Ministra bisogna evitare che si vada avanti di contenzioso in contenzioso e che siano ulteriori ricorsi. Infine una battuta fuori luogo: “a furia di usare ricorsi anziché l’applicazione della legge si creano situazioni di difficoltà per la scuola, per la continuità didattica, quindi per gli studenti, per le famiglie e anche per le singole persone”.
Saremmo davvero lieti di sapere di quale legge parla la Ministra, e soprattutto saremmo lieti di sapere se la Ministra sappia o meno che i diplomati del Magistrale ante 2001/2002 hanno acquisito legittimamente titolo culturale ed abilitazione, e in forza di tale condizione (beneficio, se proprio si vuole, e nulla contro i diplomati-laureati!), hanno pieno titolo e legittimità all’inserimento in GaE conquistato anche a colpi di ricorsi, però sempre per colpa di governi – lo ribadiamo con forza! – che per anni hanno fatto come lo struzzo, ignorando la questione che nel corso del tempo s’è contorta sempre più.
L'incontro interlocutorio di ieri Miur-Sindacati ha portato le parti a decidere di attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato, fermo restando l'onere di "monitorare costantemente l'evolversi della situazione". I segretari generali delle OO.SS. Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola Rua, Snals Confsl e Gilda Unams hanno anche esitato un comunicato congiunto che riportiamo appresso.
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Diplomati magistrali, dopo l'incontro MIUR - Sindacati
Una soluzione politica che ricomponga i diritti di tutti
Si è aperto oggi, 4 gennaio, in seguito alla richiesta dei sindacati, il confronto con il Ministero della Pubblica Istruzione in merito alle conseguenze della decisione dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che nega il diritto ai diplomati magistrali prima del 2001-2002 ad essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento.
Unitariamente FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola RUA, SNALS Confsal e GILDA Unams hanno posto sul tavolo le loro richieste, considerando come priorità:
- salvaguardare l’anno in corso, tutelando la continuità didattica e la serenità del lavoro dei tanti docenti che in forza delle sentenze cautelari stanno operando con serietà nelle scuole
- riaprire le graduatorie d’istituto per permettere l’inserimento dei docenti che, collocati in GAE e quindi in prima fascia d’istituto, erano stati esclusi dalla seconda fascia
- salvaguardare i punteggi acquisiti mediante il servizio svolto in questi anni in forza delle sentenze cautelari
- a regime prevedere una norma ad hoc al fine di ricomporre i diritti dei docenti a vario titolo interessati al contenzioso in questione
Il Ministero, ritenendo necessario acquisire un preventivo parere dell’Avvocatura dello Stato sulle modalità con cui gestire una vicenda con aspetti di rilevante complessità giuridica, si è detto pronto a riconvocare i sindacati non appena conclusa tale fase di approfondimento. Ha inoltre convenuto sulla necessità di una riflessione generale sui meccanismi di reclutamento da utilizzare per la scuola dell’infanzia e primaria, anche alla luce delle soluzioni già adottate dal Governo per i precari della secondaria di primo e secondo grado.
Occorre pensare ad una soluzione politica del problema” sostengono i segretari generali Francesco Sinopoli, Maddalena Gissi, Giuseppe Turi, Elvira Serafini e Rino Di Meglio. “Ci troviamo di fronte ad un quadro complesso ma bisogna tutelare gli interessi di tutti. Non si può pensare di cancellare un’intera categoria di lavoratori e lavoratrici che in molti casi operano già da anni nella scuola. L’Amministrazione dovrà trovare una soluzione che riconosca i diritti di tutti e non lasci a casa nessuno”.
Roma, 4 gennaio 2018
FLC CGIL Francesco Sinopoli
CISL SCUOLA Maddalena Gissi
UIL SCUOLA RUA Giuseppe Turi
SNALS CONFSAL Elvira Serafini
GILDA UNAMS Rino Di Meglio

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node-0019-sentenze-tardive-diritti-negati

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-04/01/2018-06:00-0019
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La scuola fra sentenze tardive e diritti negati

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La sentenza del CdS ha determinato una situazione di totale disordine che mette a rischio
non solo il legittimo inserimento in graduatoria, ma anche i posti di ruolo già conquistati
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Oggi, alle 15:00 presso il Miur – Salone dei Ministri, avrà luogo un incontro con la presenza del sottosegretario Vito De Filippo, per esaminare la situazione determinatasi a seguito della sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato nell'adunanza plenaria n. 11/2017.
Viene accolta la richiesta prontamente avanzate dalle OO.SS. Scuola di affrontare immediatamente la questione in sede politica, essendo difficilmente prevedibili i tempi e gli esiti di un'eventuale riproposizione del contenzioso ad altro livello.
La convocazione formale per l’incontro, firmata dal Vice Capo di Gabinetto, Rocco Pinneri, di cui abbiamo dato notizia nella seconda edizione di ieri (leggi: Ceripnews - http://www.ceripnews.it/la_nota.htm#node-0012-lotta-maestri-diplomati ) smentisce platealmente tutte le voci farlocche girate in questi giorni che annunciavano il fallimento dell’incontro, con rinvio sine die.
Certo è che ha fatto notizia la sentenza del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso con cui si stabilisce che chi è in possesso di un diploma per l’insegnamento nella scuola primaria ante 2001/2002 non può essere inserito nelle GaE e, di conseguenza, non dovrebbe mantenere il posto di ruolo conquistato da anni!
Si tratta di una sentenza che, al di là delle motivazioni, peraltro alcune abbastanza fragili, pur se pienamente formali, quanto inadeguate nei contenuti essenziali (sic!), smonta gli insegnanti diplomati ante 2002, in quanto legittimamente abilitati, che da 15 anni si sono iscritti nelle GaE, hanno avuto accesso alle supplenze annuali ed anche ai posti di ruolo accantonati per loro.
Adesso, sotto il profilo giuridico ed amministrativo, la sentenza ha determinato una situazione di totale disordine che mette a rischio, come già detto, non solo il legittimo inserimento in graduatoria, ma anche i posti di ruolo già conquistati, mentre già le associazioni professionali e gli stessi sindacati invocano una sponda europea.
Quindi, che ben venga il tavolo politico di oggi pomeriggio, a condizione che tutti restino con i piedi per terra, tenendo conto 2 considerazioni essenziali:
1) questa sentenza ed i molteplici problemi connessi, sono la prova provata – ove ce ne fosse bisogno! – che il governo della scuola non può essere affidato all’esito di un ricorso, dei controricorsi e via di seguito, in assenza di norme precise;
2) parlare di decentramento e sburocratizzazione della scuola e poi ri-centralizzare le regole di reclutamento, dopo una deriva di 15 anni, è grave ed è colpevole da parte dei governi che si sono alternati a Palazzo Chigi e che hanno lasciato andare la barca secondo corrente … anzi secondo ricorso, rinunciando a decidere, a dirimere, a dare regole certe a tutti e per tutti. (n.b.)  

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-03/01/2018-06:00-08:00-0012-0018
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La lotta dei maestri diplomati
Domani, al Miur, si affronteranno le questioni connesse alla sentenza del CdS

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Gli insegnanti del Magistrale che si sono diplomati entro l’anno 2001/2002 e che avevano conseguito un titolo pienamente abilitante, non ci stanno e non accettano la decisione adottata dal Consiglio di Stato in sessione plenaria che, di fatto, li mette fuori dal sistema dopo anni di servizio attivo.
A fronte di un silenzio colpevole da parte della stampa di settore (affermazione gratuita, per la verità! ndr) gli insegnanti di scuola primaria si sono costituiti in comitato per fare pressione sulla Ministra e sulle OO.SS. della Scuola che domani, 4 gennaio, affronteranno la complessa e delicata questione al Miur e valutare l’impatto sull’applicazione della sentenza che sembra coinvolgere non meno di 50 mila docenti.
La Ministra, con toni rassicuranti, ha affermato che la sentenza del Consiglio di Stato, che ha estromesso i diplomati magistrali dalle GaE, mettendo anche in discussione, sia pure indirettamente, anche coloro che sono già assunti in ruolo, ha affermato che essa “non ha effetti immediati sulle situazioni giuridiche soggettive di docenti diplomati” ed ipotizza che “ci saranno giudizi di merito su ogni singolo caso che dovranno comunque uniformarsi alla pronuncia del CdS”.
La Ministra Valeria Fedeli ha anche affermato che è stata interessata prontamente l’Avvocatura dello Stato per capire come la sentenza possa agire sul pregresso e come potrà agire su tutti gli effetti dei singoli.
Come già annunciato nei giorni scorsi, domani 4 gennaio, alle ore 15:00 presso il Miur – Salone dei Ministri avrà luogo un incontro con la presenza del sottosegretario Vito De Filippo, per esaminare la situazione determinatasi a seguito della sentenza pronunciata dal Consiglio di Stato nell'adunanza plenaria n. 11/2017.
Viene accolta la richiesta prontamente avanzate dalle OO.SS. Scuola di affrontare immediatamente la questione in sede politica, essendo difficilmente prevedibili i tempi e gli esiti di un'eventuale riproposizione del contenzioso ad altro livello.
La convocazione formale per l’incontro, firmata dal Vice Capo di Gabinetto, Rocco Pinneri, smentisce platealmente tutte le voci farlocche girate in questi giorni che annunciavano il fallimento dell’incontro, con rinvio sine die.
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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-02/01/2018-06:00-0001
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L’anno di Ceripnews

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Bilancio di una intensa attività svolta nel 2017
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L’anno 2017 si è concluso con un ulteriore successo della nostra modesta testata che, con il numero di sabato scorso ha licenziato 526 edizioni, con la pubblicazione di 3.997 articoli, fra editoriali, notizie e la ricercata rubrica in evidenza.
Con l’inizio del 2018 raggiungiamo il 18° anno di pubblicazione di Ceripnews (Agenzia di informazioni scolastiche e commenti, regolarmente registrata al Tribunale di Palermo) e restiamo convinti che il nostro servizio sia utile al personale della scuola tutto, anche a coloro che fanno finta di ignorarlo, salvo poi a chiamare per telefono o inviare una mail per richiedere la copia di qualche articolo che è “sfuggito”, ma di cui hanno sentito parlare.
Anche quest’anno cercheremo di resistere alla tentazione pressante di aprire le nostre pagine alla pubblicità. Ce la farà il nostro piccolo CEntro di Ricerca e Innovazione Pedagogica (CE.R.I.P.) a reggere al sempre crescente aumento dei costi editoriali ed a quelli della spedizione di oltre 3 mila news al giorno?
Speriamo di sì, ma intanto ancora tanti sinceri auguri ai nostri lettori da tutto lo staff del CE.R.I.P.  impegnato in questo lavoro quotidiano. La Redazione

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CERIPNEWS-LA-NOTA-XVIII-02/01/2018-06:00-0002
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Il liceo controverso

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Parlare di scuola, o fare scuola, è una cosa; analizzare e commentare il sistema scuola,
però, è ben altro!
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La pubblicazione del decreto con il quale sono state autorizzate 100 pseudo sperimentazioni di liceo quadriennale in Italia, di cui solo 4 in Sicilia – tempestivamente pubblicato dalla nostra testata (leggi: http://www.ceripnews.it/notizie.htm#node-3990-diploma-quadriennale ), ha scatenato anche la stampa locale con articoli più o meno pertinenti.
Mentre  il “Giornale di Sicilia” del 30 dicembre scorso fa un dettaglio sulle 4 “sperimentazioni” siciliane: 2 a Caltanissetta (L.C. “Ruggero Settimo” e L.S. “Sebastiano Mottura”), 1 a Palermo (L.C. “Gonzaga”) e 1 ad Augusta (L.S “Arangio Ruiz”), con appoggio di intervista al Direttore dell’USR Sicilia, Maria Luisa Altomonte, il quotidiano “la Repubblica”, sempre del 30 dicembre 2017, una pagina “Dossier”, pur se riempita con una maxi fotografia, titolando “Alla Sicilia non piace il liceo breve” e giù una sfilza di considerazioni, con intervista al presidente regionale dell’Anp (guarda caso!), di chi parla o fa scuola, pur non conoscendo il sistema scuola.
Così, se è del tutto scontato che la responsabile dell’USR Sicilia, a livello istituzionale non può che dire ciò che ha detto, azzardando anche l’auspicio di più facili sbocchi del giovani nel mondo del lavoro (che però non c’è!), proprio grazie all’amputazione di un anno di liceo, con le conseguenze organizzative, pedagogiche metodologiche e didattiche di cui nessuno osa parlare (sic!), perché non basta “tarare diversamente i curricula degli insegnanti” (Altomonte), appare del tutto sconcertante che il preside esponente dell’Anp siciliana azzardi l’affermazione che “la sperimentazione (…) non è stata ben compresa” e lega la scarsa adesione solo alla “preoccupazione degli organici”, che avrebbe condizionato le scuole nostrane.
In conclusione, secondo chi scrive sulla Testata già citata, i Ds ed i rispettivi Collegi dei docenti sarebbero stati pavidi e poco “sperimentatori” solo per tutele corporative. In ogni caso non è disonorevole avere preoccupazione dei posti di lavoro in bilico!
Troppo poco davvero, comunque, a fronte delle macro questioni che questa presunta “sperimentazione” genererà e degenererà nel tempo e su cui, durante l’anno 2017, ho scritto ampiamente, anche in contraddittorio con alcuni colleghi, compreso l’amico Pippo Adernò da Catania, il quale, pur essendosi speso in favore dell’implementazione del liceo quadriennale nell’Isola e nel capoluogo etneo, con contributi su più testate regionali, compreso questa, ora ha scoperto che nessuno ha aderito alla proposta, ovvero se c’è stato qualcuno che ha azzardato il progetto, esso non è stato ritenuto “adeguatamente innovativo”, per dirla con linguaggio burocratese trasteverino.
Quanto alla responsabile dell’USR Sicilia, sono certo che fuori dal suo ruolo istituzionale, non direbbe rose e fiori su un percorso accidentato, irto di compromessi pedagogici, che ingolfa i curricoli tentando di infilare contenuti di 5 anni in 4 anni, senza rispetto alcuno delle capacità e forse anche dei limiti dei nostri ragazzi, senza rispetto alcuno dei tempi di metabolizzazione dei contenuti, senza avere attenzione alla modularità ed alla modulazione delle aree disciplinari, ma solo limitandosi a sforbiciare qua e là argomenti per singole materie, magari generando pessime sintesi e mappe concettuali più o meno abborracciate e senza rispetto dei fondamentali (= epistemologia delle discipline).
Il tutto, con buona pace degli ispettori/controllori designati che dovrebbero monitorare, secondo indicazioni ministeriali general-generiche, l’andamento e la “tenuta” del percorso pseudo sperimentale. E sarà un bel vedere la sintesi nazionale confrontata con i singoli report sui variegati progetti delle scuole siciliane e nazionali, tutti diversi e tutti imprevedibili e mutevoli nel loro evolversi naturale!
Chi come me viene dall’aver vissuto e monitorato per conto dell’Amministrazione centrale e periferica, vere sperimentazioni nazionali annuali e pluriennali, ex art. 2 e 3 del DPR n.419/74, ha il diritto di storcere il muso e restare quanto meno perplesso nel constatare, ancora una volta, come già detto sopra, che una cosa è fare scuola o parlare di scuola (dopo tutto lo fanno tutti, compreso gli incompetenti!), ben altra cosa è analizzare la scuola come sistema.
In ogni caso, come sempre, queste pagine sono aperte al contraddittorio. (ninni bonacasa)

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